Così Putin propaganda lo spirito panrusso

L’orgoglio. Dei russi e dei serbi. La tv accesa all’ora del telegiornale trasmette le immagini della Serbia bombardata dalla Nato, proprio 23 anni fa. “Belgrado se lo ricorda. Anche Mosca ricorda”. Davanti all’ambasciata di Belgrado il “Fronte nazionale russo” depone mazzi di fiori. Sullo schermo scorre un’intervista all’ex segretaria di stato americana, Madeleine Albright, appena scomparsa, indicata come la principale colpevole dei bombardamenti sul paese di Milosevic.

Scritte sull’ambasciata Usa a Mosca
Serbia Russia
Il cartello dice: Serbia Russia Ricordiamo Compiangiamo

Ma il fatto più importante avviene dopo. C’è l’effetto sorpresa. Nel buio della sera, questa volta sulla facciata del palazzo dell’ambasciata Usa, sul Sadovoe Kol’cò, viene proiettata una grande scritta: “78 giorni. Mai dimenticheremo, mai perdoneremo. Non lo permetteremo più”. Un monito esplicito. Una provocazione forte. Siamo sempre al punto: la difesa dei “Nostri”. E Vladimir Putin coglie l’occasione della consegna dei premi del Cremlino per gli esponenti del mondo della cultura e dell’arte, per ribadire la forza dello spirito panrusso: “La verità si farà strada grazie alla simpatia tra le persone e ai valori culturali”. Cita la vicenda della università Bicocca di Milano sul caso Dostoevskij. Va giù pesante. Dice che in Occidente sono “vietati” gli autori russi: “L’ultima volta che c’è stata una campagna violenta contro gli autori indesiderati è stata 90 anni fa ad opera dei nazisti”. Putin amplifica gli episodi e li inquadra in un crescente clima russofobo che si è sviluppato in Occidente. Assicura: “Da noi una cosa del genere non potrebbe mai accadere, grazie alla nostra cultura. Da noi non c’è posto per l’intolleranza etnica, Per secoli, etnie diverse hanno vissuto, lavorato, cresciuto figli”.

Putin insiste molto sulla cultura. Gli preme sottolineare, con un messaggio rivolto ad Ovest, che si tratta della “nostra grande cultura”. Che “vogliono cancellare”. E prende addirittura le difese di JK Rowling, autrice di Harry Potter, a suo dire discriminata al pari di tanti autori russi, letterati e musicisti. Gli dicono che è come Hitler e lui replica con la stessa moneta. Del resto, sin dal primo momento la missione è quella della “denazificazione” e l’eliminazione dei battaglioni con le svastiche che inneggiano a Bandera.

Conferenza stampa al ministero della Difesa

Putin fa la guerra e sogna in grande. Pensa anche alla formazione della classe dirigente. Lavora per dar vita ad una “comunità dei migliori manager del mondo”. La Russia come “Paese delle Opportunità” che mette a concorso, in una prova internazionale preparata con precise scadenze ed esami rigorosissimi, 70 posizioni da “leader” per giovani provenienti da altre nazioni. Il Cremlino guarda all’estero, persino in queste settimane difficili. Offre accoglienza ai “cervelli”, li gratifica, li sovvenziona con un milione di rubli ciascuno. Allo sforzo militare s’accompagnano progetti intellettuali, si reclutano risorse d’eccellenza. Sarà anche una coincidenza ma questo evento, programmato da mesi, acquista un significato particolare dal punto di vista di una dirigenza russa che prova a dimostrare di non essere isolata nel mondo.

I vincitori della sezione internazionale sono sette ma tutti i finalisti ricevono i certificati che danno diritto a chiedere la cittadinanza. Ci sono Daria, Elena e Vladimir dalla Bielorussia ma anche il polacco Przemyslav e l’estone Gleb, insieme a Vitaly e Oleg del Khazakistan. “Siete degli eroi”, si sbilancia Aleksey Komissarov, direttore generale dell’organizzazione “Ano-Russia-il Paese delle Opportunità”. E aggiunge: “Credo che ognuno di voi condividerà le proprie emozioni e farà sì che il maggior numero di persone possibile ami la Russia e voglia vivere nel nostro paese”. Il ministro degli esteri, Serghei Lavrov si rivolge ai giovani stranieri: “Vi do il benvenuto ma sono qui per capire le vostre preoccupazioni in questo momento difficile. Noi restiamo aperti alla cooperazione con qualunque Paese, compresi quelli dell’Occidente”.

Alcuni soldati al merito

Ci sono giovani e giovani. Quelli al fronte, per esempio. È impressionante la galleria fotografica che pubblica la “Komsomolskaja Pravda”. Sono i militari, soldati e sottoufficiali mandati nell’”operazione speciale”. Con le truppe “Zeta”. Sotto le foto in divisa di ciascuno, un video con i meriti acquisiti nelle azioni eroiche compiute in battaglia. Il giornale scrive: “Ogni giorno ci sono informazioni su nuove imprese dei nostri militari in Ucraina. Abbiamo raccolto tutte queste storie per raccontarle. Questi sono esempi reali di valore e coraggio che non lasceranno nessuno indifferente. Le storie di coloro che non si arrendono e non si perdono d’animo. Di coloro che sono pronti a dare la vita per sconfiggere il nazismo e portare la pace nel mondo”.

Il negoziatore russo Vladimir Medinsky

I soldati caduti. Quanti sono? Il ministero della Difesa fornisce una cifra delle vittime: 1351 morti e 3825 feriti. Si tratta di stime che confliggono con quelle fornite da fonti militari ucraine ed occidentali che si spingono a quantificare sino a 14 mila i soldati russi che hanno sinora perduto la vita. In un conflitto che non vede una via d’uscita. Il negoziato langue. In un’intervista al tg il capo delegazione russo, l’aiutante presidenziale Vladimir Medinskiy ribadisce la posizione: “Demilitarizzazione, denazificazione, definizione e riconoscimento della Crimea e del Donbass”. Altrimenti niente accordo. Sebbene il ministero della Difesa abbia fatto filtrare, alla fine di un lungo comunicato sull’andamento della guerra, che l’obiettivo della Russia sia principalmente il Donbass per “liberarlo dalle forze nazionaliste e naziste”. E per dimostrare quanta sia valida questa tesi hanno organizzato una “visita” di un gruppo di giornalisti esteri nelle due regioni “indipendentiste”. Le telecamere mostrano giornalisti e troupes con le divise e i caschi segnati con la scritta “Press” che si muovono su strade dissestate, edifici semidistrutti, file per la distribuzione dei viveri. Uno scenario di guerra, disperante. Una condizione terribile per gli abitanti dovuta, dice il commentatore, all’azione dei militari ucraini e nazionalisti. L’operazione di propaganda a questo deve servire.

Il problema del mantenimento del consenso esiste. Il Cremlino lo sa bene. Putin riceve ogni giorno nel suo studio questo o quel governatore di Regione: li mette nel piccolo tavolino davanti alla sua scrivania e ne ascolta i rapporti. Il tg rilancia pezzi registrati di conversazione. Il governo del premier Mikhail Mishustin ha annunciato ben 30 disegni di legge alla Duma “come parte di un piano d’azione anticrisi. Peraltro il parlamento ha già adottato venti leggi federali”. Si corre ai ripari di fronte alle sanzioni. Ma si ostenta tranquillità. Anzi, si sottolinea che Biden ha ammesso che “le sanzioni non funzionano”. Si dice, attraverso le agenzie, che “farine e zucchero” bastano. Non c’è bisogno di correre per accaparrarsene. Anche per i farmaci non bisogna lasciarsi andare al panico, il governo assicura un corretto rifornimento.

Se si sente il bisogno di invitare alla calma, un problema esisterà. Il ministro delle finanze, Anton Siluanov, si premura di “consigliare” ai suoi connazionali di tenere i soldi in banca per “proteggere i risparmi” e, comunque, lo Stato ha creato un meccanismo di garanzia per 1 miliardo e 400 milioni di rubli. Evidentemente la corsa al contante non è terminata vista l’incertezza. Che investe migliaia di aziende. Suscita clamore la decisione della compagnia low cost di Aeroflot, la “Pobeda Airlines”, di lasciare fermi a terra 16 dei 41 Boeing della flotta in esercizio negli scali moscoviti di Vnukovo e Sheremietevo. C’è un problema di pezzi di ricambio e, con questo stratagemma, la manutenzione potrà essere garantita per i mezzi che restano operativi. Ma c’è lo spettro della perdita di lavoro per un discreto numero di personale. Come in tante aziende del Paese. Ma c’è, pur sempre, la tv che aiuta a distrarre dai pensieri più duri. Va in onda “Golos Diety”, la Voce dei Giovani. Anzi dei giovanissimi. Un X factor in piena regola. Serve anche questo per comunicare la normalità.