Così il centrodestra
ha distrutto la sanità pubblica in Lombardia

Poco più di anno fa, nell’aprile del 2020, durante il primo lockdown anti-Covid, la professoressa Maria Elisa Sartor aveva spiegato, qui su Strisciarossa, per quali motivi di fondo la Giunta regionale della Lombardia, guidata dal leghista Attilio Fontana, fosse stata colta così drammaticamente impreparata dall’emergenza. Era accaduto nonostante il grandissimo impegno profuso da coloro che lavoravano e lavorano in prima linea nella sanità, pubblica e privata.

Emergeva infatti che era mancata un’organizzazione sanitaria pubblica diffusa sul territorio, insieme alle competenze necessarie per gestirla. Tutto ciò sarebbe dovuto, e dovrebbe, essere un pilastro fondamentale. Invece c’era e c’è un enorme sbilanciamento verso la sanità privata, finanziato per giunta con le tasse pagate dai cittadini. Tanto che ormai nella maggior parte delle province lombarde gli ospedali pubblici sono meno numerosi di quelli privati.

Un’analisi critica dal 1995 al Covid-19

Finalmente Sartor – professoressa a contratto nel Dipartimento di Scienze cliniche e di comunità dell’Università degli Studi di Milano e docente di Programmazione, organizzazione e controllo nelle aziende sanitarie – ha pubblicato un libro che illustra in modo assai approfondito quello che aveva anticipato. Reperibile su Amazon, si intitola La privatizzazione della sanità lombarda dal 1995 al Covid-19. Un’analisi critica (30 euro, 18 euro in formato Kindle).

In quasi 600 pagine il volume, scritto con metodo e rigore scientifici, fornisce tutti i documenti e i dati (reperiti nonostante difficoltà e resistenze istituzionali) utili per quel che riguarda le trasformazioni avvenute nella sanità lombarda fra il 1995 – anno di insediamento di Roberto Formigoni come Presidente della Giunta regionale – e la pandemia di Covid-19. È uno strumento indispensabile per politici, amministratori pubblici, ricercatori, medici, economisti, studenti di Medicina, giornalisti; ed è molto utile per i cittadini che vogliono capire che cosa sia successo, quasi a loro insaputa.

Al centro del volume c’è dunque il processo di privatizzazione del Sistema sanitario regionale (SRR) della Lombardia. Conoscere questo processo serve per riuscire a valutare i progetti di revisione del SSR oggi in campo e persino quelli per l’attuazione della “missione sanità” del Recovery Plan. Serve anche per cogliere con consapevolezza ciò che va necessariamente trasformato (o impedito), se si vogliono davvero rilanciare il Servizio sanitario nazionale (SSN) e gli stessi principi della nostra Costituzione sul fronte del diritto alla salute.

Una realtà invisibile a cittadini e giornali

Il libro risponde a vari interrogativi. Per esempio: quale strategia dei governi regionali in carica ha orientato questa trasformazione? Quali sono stati gli interventi fatti per ottenere l’ampio sbilanciamento della sanità regionale in favore della sanità privata, con i suoi ospedali e la sua offerta territoriale? Qual è la vera essenza del modello lombardo di sussidiarietà orizzontale in sanità, quella che contempla la suddivisione dei compiti fra pubblica amministrazione e imprese private? La professoressa Sartor consente di verificare il modo in cui la situazione viene “narrata” a livello politico-istituzionale rispetto a ciò che è successo e succede davvero, con un grande, perdurante sbilanciamento verso gli interessi privati, tuttora perseguito.

Leggendo il volume si scopre una realtà nascosta ai cittadini; “invisibile” anche per molti organi di informazione, molto sensibili ai proclami regionali sull’“eccellenza della sanità lombarda” e poco inclini, talvolta per interessi dei propri editori o azionisti, all’approfondimento. Che cosa emerge? Per esempio, si comprende che lo sbilanciamento sempre maggiore del SSR lombardo verso il settore privato deriva dai processi di regolazione istituzionale – che lo favoriscono – e non va attribuito a scelte fatte coinvolgendo preventivamente i cittadini e rendendoli partecipi della trasformazione. Si nota inoltre che il processo di privatizzazione è stato realizzato depotenziando – in parallelo e in modo deliberato – l’ambito pubblico del servizio sanitario.

La sanità regionale tra Formigoni e Maroni

Qual è stato il presupposto per la privatizzazione? Innanzitutto la scelta dell’ex presidente della Giunta lombarda Roberto Formigoni (condannato nel 2019 in via definitiva per mazzette sanitarie), con la la legge regionale 31/1997: questa ha separato la funzione di erogazione dei servizi dalle altre funzioni (programmazione, acquisto e controllo). La separazione è stata rafforzata dalla riforma del suo successore, il leghista Roberto Maroni, con la LR 23/2015, che ha fatto della sanità in Lombardia un caso a sé in Italia.

Inoltre il libro rende palese il fatto che nell’ultimo quarto di secolo i governi lombardi – tutti di centrodestra – hanno costruito con i soldi pubblici anche i mercati privati “alternativi’ al SSR. Come? Il processo di regolazione in Lombardia del SSR si è avvalso innanzitutto di una prassi di accreditamento diversa da quella prevista a livello nazionale; una prassi non legata alla programmazione. La funzione di controllo non è mai stata affrontata in modo efficace, sostiene la studiosa. Sono state addirittura ridotte le sanzioni nei confronti dei comportamenti non adeguati da parte degli erogatori privati.

Un libro per sfatare il mito della sanità lombarda

Vi è stata inoltre la progressiva distruzione dell’infrastruttura pubblica, della prevenzione e dei servizi sanitari territoriali. Infatti,ospedale rimini con la separazione delle funzioni, ogni tipo di servizio erogato dal SSR è fuoriuscito da un ambito di offerta esclusivamente pubblico. Non solo: allo scopo di permettere che i servizi territoriali pubblici e la prevenzione potessero diventare via via aree di espansione per i privati, quelle funzioni sono state attribuite prima agli ospedali e poi alle Aziende Socio Sanitarie Territoriali – Asst (enti erogatori), invece che alle ASL/ATS (enti regolatori). Ciò ha significato non governare la sanità territoriale attraverso il distretto, come prevedono invece gli storici criteri di Diritto pubblico.

Insomma, in campo sanitario la Regione Lombardia si è resa molto dipendente dai privati: per mezzo di una prassi di continua negoziazione con loro che presenta “tratti di vera arrendevolezza”, come sostiene la professoressa. Chi – tra i cittadini e tra gli addetti ai lavori – vuole mostrarsi meno arrendevole può cominciare a leggere questo libro: contiene tutti i documenti e gli elementi necessari per sfatare il mito dell’efficacia di un modello di sanità in cui la privatizzazione di ospedali e servizi viene “venduta” come una conquista. Mentre quello che accaduto durante la pandemia ha dimostrato quanto il sistema sia fragile e non funzionale agli interessi dei cittadini.