Ascoltare gli studenti, hanno buone idee sulla scuola

Dopo una settimana tra barricate e Palazzo, tra assemblee pubbliche e audizioni in Parlamento, gli studenti incontreranno il ministro Patrizio Bianchi. E non sarà un appuntamento formale. Convocati oggi, dopo cinque mesi dall’ultimo incontro, alle 15 a Viale Trastevere, i ragazzi arrivano con un pacchetto di richieste preciso e sostanzioso. I punti fondamentali: accesso al diritto allo studio, superamento dell’alternanza scuola-lavoro, esame di maturità (qui il link alle proposte) che tenga conto degli effetti micidiali della pandemia e delle sue conseguenze sul benessere psicologico dei più giovani . Quindi, niente seconda prova e diverso peso della valutazione da fare. Giovedì sarà la volta della Flc Cgil, che si concentrerà sulla sicurezza dei ragazzi impegnati nella formazione in azienda, perché non si ripetano più le tragiche morti di Lorenzo e Giuseppe.

Le macerie della scuola in piazza

Il mondo della scuola si mobilita già da un anno. Stavolta a guidare il movimento giovanile sono gli studenti medi, che dopo 12 mesi di didattica a distanza, un anno fa, hanno denunciato il livello zero in cui si ritrova l’istruzione. “Abbiamo portato le macerie in piazza perché non restavano che quelle – spiega Luca Redolfi, dell’Unione degli studenti – Nel Paese si raccontava che il problema fosse la didattica a distanza. In realtà la Dad non ha fatto altro che far emergere i problemi strutturali che esistevano già”. Da qui è partito il “cantiere scuola”, un processo di riflessione collettiva a cui hanno partecipato studenti di tutte le Regioni italiane, e che ha portato all’elaborazione di un Manifesto nazionale della scuola pubblica.

Su quel materiale, una trentina di pagine divise in otto sezioni, si sono tenuti gli Stati Generali venerdì, sabato e domenica scorsi. “Siamo partiti da zero, ma con gli Stati Generali abbiamo messo un primo mattone – continua Redolfi – Abbiamo costruito un’idea di scuola che non esisteva, su cui abbiamo tenuto 7 tavoli tematici con 3 sottotavoli per ciascun argomento. In totale, 21 assemblee a cui hanno partecipato giovani di tutta Italia. Sono venuti persino da Sicilia e Sardegna, tutte le Regioni erano rappresentate”.

Un lavoro dal basso che non si vedeva da decenni, e che affronta temi cruciali per una democrazia. A cominciare dal diritto allo studio, formula vuota in un Paese che vede ogni anno mezzo milione di ragazzi interrompere gli studi. “Con il reddito di formazione non serve soltanto garantire libri, trasporti, materiali, pc – spiega Redolfi – Ma anche l’accesso ai teatri, al cinema e ai musei”. E siccome il diritto allo studio è di competenza regionale, l’Unione degli studenti chiede che si stabiliscano livelli essenziali di prestazioni, per ridurre almeno le disuguaglianze che esistono tra diverse aree del Paese.

Scuola-lavoro, privilegiare la formazione

Il secondo punto di drammatica attualità è quello che tutti chiamano alternanza scuola-lavoro, che tecnicamente è diventata Pcto (percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento). Gli studenti allargano l’orizzonte e parlano di rapporto tra scuola e mondo del lavoro, che deve essere capovolto: non più la scuola che si subordina all’impresa, ma una istituzione che analizza criticamente il modello di sviluppo economico sociale del Paese. E’ la scuola che deve guidare il processo di formazione, e non l’impresa. Questo vuol dire cambiare radicalmente anche gli stage e i tirocini degli istituti professionali. “Chiederemo che l’aspetto formativo sia privilegiato – dice Alessandro Rapezzi segretario nazionale della Flc Cgil – Deve esserci uno Statuto che regoli i rapporti tra scuola e azienda, deve essere più forte il ruolo del tutor, ci devono essere garanzie per un ragazzo che è in formazione. Tanto più che il mondo del lavoro cambia continuamente. Quindi non è tanto importante conoscere una determinata azienda, quanto saper affrontare un mercato in continua mutazione”.

La diffusione del disagio psichico

E infine arriva il tema del benessere psicologico legato alla didattica e alla valutazione. L’iniezione di competizione immessa nel sistema scuola (serve una media buona per affrontare test di ingresso, e poi corsi di studio, e poi master, e poi…) sta creando fenomeni diffusi di disagio psichico. I ragazzi chiedono la presenza di uno psicologo di base negli istituti, ma anche un diverso tipo di valutazione. Non più secchi voti numerici, ma una valutazione “narrativa” che rifletta le caratteristiche degli esaminati. In questo contesto si colloca anche la richiesta di adattare l’esame di maturità alle condizioni di difficoltà create dalla pandemia. Non tutti i ragazzi hanno avuto accesso alle reti informatiche, non tutti hanno avuto la possibilità di studiare in ambienti tranquilli. E questo dura ormai da tre anni.

Sarà molto difficile che Bianchi faccia retromarcia sulla seconda prova. Ma non è detto che gli studenti non strappino concessioni sul peso da dare ad essa in sede di valutazione.