L’anno che verrà,
come cantava Dalla, sarà bellissimo

L’anno che verrà “porterà una trasformazione, che tutti quanti stiamo già aspettando, sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno”. Sarà un anno bellissimo, come voleva Lucio Dalla (1979). L’anno che verrà, o forse quello dopo, finalmente porterà agli italiani quello che, in gran parte, vogliono. Finalmente, avremo alla guida dell’Italia un “uomo forte”, con i pieni poteri, ma potremmo avere, per parità di genere, a giorni alterni, anche una “donna forte”.

Finalmente ci sentiremo tutti più sicuri, perché sarà obbligatorio tenere in casa una pistola o un fucile, e volendo potremo mettere “dei sacchi vicino alla finestra” e usciremo “poco alla sera”.

Staremo “per settimane senza parlare”, ma potremo chattare allo sfinimento e soprattutto potremo insultare ferocemente chi ci pare perché, in fondo, sono solo opinioni e qualche parolaccia non ha mai fatto male a nessuno, e un “vaffa” quando ci vuole, ci vuole. La moda italiana, invece, lancerà lo stile “castigato”, per evitare che le donne provochino la violenza maschile.

A Liliana Segre saranno tolte tutte le cittadinanze onorarie perché una basta e avanza, e poi, già che ci siamo, cancelleremo i senatori a vita, perché sono inutili, costosi e spesso di sinistra, anche se sono scienziati, premi Nobel, architetti famosi e testimoni di un tempo lontano e fastidioso da ricordare.

Nell’anno che verrà, finalmente, non esisterà più – almeno in Italia – razzismo ed antisemitismo. La soluzione, geniale, sarà proposta dal nuovo Primo Ministro e Ministro dell’Interno, e sarà annunciata da un apposito balcone, forse – guarda caso – a Trieste. Razzismo ed antisemitismo non esisteranno più – in Italia – perché, una volta alla settimana, per almeno un quarto d’ora, ciascuno potrà sfogare rabbia ed odio spaccando la testa a pupazzi di “negri” o scrivendo sui muri “sporco ebreo” con tanto di svastiche, meglio se in un cimitero con la stella di Davide. L’idea, anche se qualcuno l’aveva già pensata nel 1948, permetterà al nostro nuovo Presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno di essere candidato al Nobel per la Pace, con buone possibilità di successo, nonostante candidatura del Presidente Donald Trump, che ha evitato la terza guerra mondiale con la Cina. Entusiasmante anche la politica estera, con un patto d’acciaio tra Italia, Ungheria e Polonia, che avrà l’inglese come lingua comune (koinè), in omaggio alla brexit, e una moneta unica chiamata “liretta”.

Viktor Orban con Salvini

Ma il prossimo Presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno, in realtà, aspira al premio Nobel per l’Economia per la sua clamorosa ed innovativa riforma che eliminerà definitivamente l’evasione fiscale in Italia: ciascuno pagherà le tasse solo se ne avrà voglia. Come finanzieremo la scuola pubblica, la sanità per tutti, l’ordine pubblico e altro ancora? E chi lo sa, ma non si può avere “tutto e subito”, perché sarebbe poco serio e populista. I neofascisti di Casa Pound e di Forza Nuova potranno manifestare liberamente, praticamente come oggi, ma verranno tolte da tutti i Comuni, anche se Medaglia d’oro per la Resistenza (?), quelle obsolete ed inutili dichiarazioni di antifascismo.

Non sarà più vietato parcheggiare in seconda o in terza fila, secondo il sacrosanto principio che è “vietato vietare”, oppure dell’eterno “me ne frego”. Nelle scuole lo studio della storia diventerà facoltativo, perché è noiosa e non interessa a nessuno, meno che meno ai giovani, che devono pensare soltanto al radioso futuro che li attende.

I costi della politica saranno tagliati ulteriormente, con la riduzione di un altro 50% di deputati, estratti a sorte in base ai sondaggi, per evitare il costo di inutili elezioni, mentre i senatori verranno aboliti del tutto, così Palazzo Madama potrà diventare un hotel a 5 stelle super, riservato agli oligarchi russi, amici della nuova Italia.

Nell’anno che verrà sarà proibito dire “per favore” e “grazie”, perché sono sintomo di ipocrisia e poi “si farà l’amore ognuno come gli va…”. Anzi no, questo è meglio di no, perché è brutto da vedere. Per questo “caro amico ti scrivo…”.