Corsa a due nel Pd aspettando il programma che non c’è

 

Lui o Lei? Anzi, Lei o Lui, ma sempre per il Partito democratico? A questo punto sembra scontato che il futuro segretario/a del PD sarà o Stefano Bonaccini o Elly Schlein. Uno/a dei due si farà carico del destino di un partito sempre più leggero di voti, soprattutto se si leggono i sondaggi in questo periodo di silenzio e di vuoto esistenziale, ma pieno di ricordi ed ambizioni, più o meno tradite.

Il Partito democratico, dopo la sconfitta elettorale alle ultime elezioni, che pure -con il 19%- non è stata una catastrofe, sembra svuotato di forze, ma è pieno di buoni consigli che si affollano al suo capezzale, per dire chi o che cosa dovrebbe essere o non essere. I soliti saggi, forse un po’ ammuffiti, diranno che bisogna partire dai programmi e non dai nomi, e probabilmente hanno ragione, anche se fu proprio Antonio Gramsci a dire che “le idee camminano sulle gambe degli uomini” (e naturalmente delle donne). Allora guardiamoli e magari ascoltiamoli, questi due candidati.

La novità Elly

Elly Schlein è giovane, è una donna che ama un’altra donna, è “internazionale” perché ha ben tre cittadinanze, italiana, svizzera e statunitense. Fino a pochi giorni  fa non era iscritta al PD, ma non è stato un problema, perché in questo partito sempre più aperto e pieno di correnti d’aria, basta iscriversi all’ultimo momento e si può essere eletti anche Segretario. E’ intimamente innovativa, per alcuni anche troppo; è di sinistra, per alcuni anche troppo; e grintosa e forse è troppo giovane, anche se l’esperienza politica non le manca. “Bisogna dare voce alla base”, dice, e ci mancherebbe altro. E’ contro le correnti che, come fiumi carsici, scavano solchi profondi dentro il partito, ma -inevitabilmente- verrà appoggiata da questa o quella corrente, e c’è poco da lamentarsi.

Poi c’è Stefano Bonaccini. Apparentemente, o forse no, è ai suoi antipodi. Prima delle ultime elezioni regionali, stravinte in Emilia-Romagna, alla faccia di Matteo Salvini, che ci sperava, ha rivisitato completamente la sua immagine: massiccio, barba e calvizie ben integrate, occhiali a goccia un po’ vintage, sorriso ironico e una moderazione che sa diventare caustica. E’ l’immagine della solidità e della buona amministrazione. Anche lui è di sinistra, almeno quanto può esserlo -si fa per dire- un vecchio comunista emilianoromagnolo, socialdemocratico e riformista, anche quando il PCI guardava a Stalin, fortemente radicato sul territorio. Ma l’Emilia-Romagna non è l’Italia, come ammoniva anche Togliatti.

La questione morale

E poi, come se non bastasse, quello che resta del PD, dovrà fare i conti con la vergogna di una “questione morale” esplosa tra le sue fila nei sontuosi palazzi di Bruxelles e Strasburgo, che ne mina gravemente la credibilità, anche se -forse- si tratta del tradimento di poche “mele marce”, che hanno fatto un danno colossale all’immagine della sinistra. A questo punto, sembra che il PD, più che di un congresso, avrebbe bisogno di una terapia di gruppo, mentre per il programma e l’identità potrebbe rivolgersi a Pirandello.