Epidemia, non deve
vincere il sovranismo
dei muri e degli egoismi

Il coronavirus si può osservare da più punti di vista: indubbiamente il primo e più importante è quello del laboratorio per trovare al più presto un vaccino che lo possa almeno contenere. Un altro punto di vista è quello delle cause, ma questo è come se fosse immerso in un caleidoscopio e caleidoscopiche sono, almeno ad oggi, tutte le teorie che sono di supporto ad una origine della malattia. Si, certo, possiamo capire da dove viene e come si diffonde ma sul come è nato la questione è aperta.

La vera grande questione politica

Il coronavirus si può osservare anche da un punto di vista finanziario – prendendo in esame le varie ricadute sull’economia a partire da tutto ciò che viene cancellato o chiuso per paura della diffusione del Covid-19. Si può osservare il coronavirus anche dal punto di vista relazionale fra persone, scoprendo quanto di più infimo o virtuoso ci può essere nel relazionarsi al prossimo.

Un punto comunque che non può non essere considerato – sebbene possa sembrare troppo improntato al cinismo, poiché anche questo può far parte della lotta che si sta conducendo contro la malattia – è quello politico. Ciò che potrebbe verificarsi, in questo di momento di misure eccezionali per la sicurezza contemporaneamente alla difesa e lotta al virus, è una verifica delle possibilità di contrastare il globalismo. Le varie misure che si adottano sono, come prescrive la profilassi, quelle di circoscrivere, isolare e immobilizzare il virus, laddove questo si è già presentato o si presenti “improvvisamente”. Poiché il virus come ogni altra attività biologica ha lo scopo di riprodursi.

Il globalismo per sua natura vuole ed esige la libera circolazione di merci, idee, e ovviamente di persone. Il coronavirus offre, quindi, un buon modello per capire quanto il globalismo sia diffuso e quanto possa essere represso da parte di chi nel globalismo vede soltanto una riduzione della propria sovranità. I vari sovranismi che trovano giustificazioni nell’erigere muri, controlli e nel trattare i cittadini e i corpi dei cittadini come assoluta proprietà dello Stato e contemporaneamente vederli come una possibile minaccia che ogni individuo può rappresentare divenendo ammalato e ribelle, potrebbero trovare, in tutto ciò che li vuole “first”, forme autarchiche di gestione dell’economia e della vita sociale, altrimenti dette protezionismo o sovranismo. Per ora i provvedimenti assunti di fronte all’epidemia sono solo delle giuste e sagge precauzioni che, nell’indeterminatezza del “che fare”, sono cautele necessarie, ma contemporaneamente c’è da temere non soltanto se il virus muterà negativamente compiendo ancora dei salti, ma anche quando, e se, il coronavirus farà il salto e si tramuterà in pratica politica di far diventare, quelle azioni di profilassi, delle misure di governi sovranisti.

Se vince il nostro egoismo opportunista

Ci si trova di fronte, quindi, ad un bivio poiché il coronavirus non fa distinzioni razziali, né di confini, ma colpisce tutti gli esseri umani di qualunque colore abbiano la pelle o qualunque siano i loro schieramenti politici. Il coronavirus affligge l’umanità proprio nel suo essere umana e animale, senza troppi distinguo, e, quindi, come tale richiede una unità umana e non una corsa di chi arriva primo ad isolarsi o ancora peggio a chi arriva primo a trovare il vaccino facendone un vanto di suprematismo nazionalistico.

Il virus ci mette di fronte non soltanto alla possibile epidemia ma anche di fronte al nostro egoismo opportunista che potrebbe essere il virus più temibile. Perché, oggi, abbiamo capito che, non soltanto il detenere delle armi di distruzione di massa può arrivare al punto di scatenare guerre, ma anche il disporre di vaccini e il disporre di cure di massa può generare guerre, poiché fra la salvezza e la pace non c’è troppa differenza.