Coronavirus, le certezze e i dubbi
Per l’Oms non è un’emergenza globale

Sembra ormai certo che l’epidemia sia partita dal mercato: un grande mercato del pesce dove si vendono anche animali selvatici vivi e che si trova nel centro di Wuhan, città della Cina orientale dove vivono 11 milioni di abitanti. E’ lì che si sono verificati i primi casi a dicembre scorso. E’ lì che quasi sicuramente il virus ha fatto il cosiddetto “salto di specie” e da virus che infetta gli animali è diventato un virus capace di infettare anche gli esseri umani.

Benché ancora qualcuno parli di “virus misterioso”, sappiamo bene con chi abbiamo a che fare. Il suo nome al momento è “2019-nCoV”, ovvero “new coronavirus 2019”. Causa una malattia caratterizzata da febbre, tosse, problemi respiratori, sintomi simili alla polmonite. Laboratori in Cina e Tailandia hanno sequenziato il genoma di almeno 19 ceppi isolati in persone infette e hanno resi pubblici i risultati dopo soli 15 giorni di lavoro. Tempi rapidissimi, dunque, per conoscere nel dettaglio il nuovo nemico che al 24 gennaio ha causato, dicono le autorità cinesi, 26 morti e ha infettato oltre 800 persone. Il risultato è che il microorganismo appartiene alla famiglia dei coronavirus, virus che possono causare malattie lievi come il comune raffreddore, ma che hanno dato luogo negli anni passati anche a epidemie di malattie molto più preoccupanti come la SARS che nel 2003 si diffuse in tutto il mondo in pochi mesi causando oltre 800 morti, o come la MERS, una malattia nata in Medioriente nel 2012 e che si è diffusa meno della SARS pur avendo una letalità maggiore e uccidendo oltre 300 persone. In entrambi i casi il meccanismo di diffusione era lo stesso: il virus ha il suo serbatoio naturale nei pipistrelli, ovvero per molto tempo è sopravvissuto colpendo esclusivamente questi animali, ma ad un certo punto è diventato capace di infettare anche altri animali che a loro volta possono trasmetterlo all’uomo. Nel caso del virus della SARS l’animale intermedio fu lo zibetto, nel caso della MERS i dromedari. Nel caso di 2019 nCoV ancora non sappiamo.

Quanti sono davvero gli infettati in Cina?

Il 22 gennaio scorso sulla rivista Journal of Medical Virology è uscito un articolo pubblicato dall’équipe di WeiJi, un microbiologo dell’Università di Pechino, in cui si sostiene che da un’analisi genetica condotta su diverse specie animali potenzialmente ospiti del coronavirus, si è visto che i serpenti potrebbero essere gli animali selvatici da cui gli esseri umani si sono infettati. Al mercato di Wuhan si vendono in effetti anche serpenti vivi. Ma il giorno successivo un virologo brasiliano che studia il coronavirus ha dichiarato alla rivista Nature che non ci sono prove che questo virus colpisca specie che non siano mammiferi e uccelli. Quindi è molto difficile credere che il passaggio all’uomo sia avvenuto tramite i serpenti.

Un’altra cosa che ancora non è chiara è l’entità dell’epidemia in Cina. La settimana scorsa, quando le autorità cinesi parlavano di poco più di 40 infettati, l’Imperial College di Londra ha sostenuto che, secondo i loro calcoli, gli infettati non potevano essere meno di 1700. Errore di calcolo o reticenza del governo cinese? Nel caso della SARS, il silenzio della Cina sui primi casi ebbe un esito drammatico facendo espandere l’epidemia, ora sembra che ci sia più trasparenza nelle informazioni, ma sarà vero?

Cominciano ad essere segnalati i primi casi fuori dalla Cina: Tailandia, Giappone, Sud Corea, Stati Uniti, Scozia. Tuttavia, l’Oms in una riunione che si è svolta il 23 gennaio ha deciso di non dichiarare questa epidemia una emergenza di salute globale, non ancora almeno. “Fino ad ora non c’è prova di una trasmissione uomo-uomo al di fuori della Cina” ha detto il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Questo non vuol dire che non accadrà”, ha aggiunto. Per ora sembra che la trasmissione tra essere umano e essere umano sia avvenuta solo in alcuni gruppi familiari cinesi, ma anche tra paziente e operatori sanitari in un ospedale di Wuhan. Casi isolati. Si sta valutando anche la gravità della malattia causata dal virus: sembrerebbe che il tasso di mortalità sia più basso rispetto alla SARS del 2003, ma ancora è presto per dirlo con certezza.

Intanto, per precauzione la città di Wuhan è stata messa in quarantena. Dal 23 gennaio sono bloccati tutti i viaggi da e per la città, nello sforzo di limitare la diffusione dell’epidemia. Dopo alcune ore anche altre due città sono state chiuse al traffico: Wuanggang e Ezhou. Al momento sono 13 le città cinesi in cui è stato bloccato il trasporto pubblico, tutte nella provincia di Hubei, misure che coinvolgono 41 milioni di cittadini. Alcuni virologi pensano che la misura potrebbe far sì che l’epidemia si diffonda ancora più velocemente all’interno delle città. Ma la precauzione è sembrata necessaria, visto che l’epidemia è partita proprio nei giorni in cui si festeggia il capodanno cinese. Durante questa settimana, normalmente centinaia di milioni di persone si spostano in tutto il Paese, ma questa volta potrebbero portare con sé il nuovo coronavirus. Per questo Pechino ha deciso di sospendere i festeggiamenti: il passaggio dall’anno del maiale a quello del topo non sarà celebrato.