Convivere con l’assenza, i gesti
che parlano della nostra umanità

C’è un giorno in cui ho più pensieri di altri ? / oppure un’ora della giornata ? // Con il tempo i pensieri sono attimi // ci passo quasi quasi la giornata / un pensiero, una giornata // trattenuto, continuamente sostenuto / difeso da quel che arriva, avviene / difendo il pensiero di te […]

A dieci anni dalla prematura scomparsa della moglie, Pasquale D’Alessio scrive un delicatissimo libro sul ricordo ma soprattutto sulla capacità di convivere con l’assenza. Questo libro minuto e, a una prima lettura, estremamente spostato sulla vicenda privata, apre in realtà una serie di tematiche.

La prima è sul tema della memoria: la memoria personale, del singolo, trova effettivamente una sorta di riposo in quella collettiva. Ciò che probabilmente si sta perdendo oggi nella società è la possibilità di non considerare la propria storia come unica, ma simile, sovrapponibile a quella di mille altre. Così trova posto la memoria collettiva e in questa maniera è possibile tornare sul tema mai sopito di una letteratura civile. E’ Leonardo Sciascia a ricordarci che, a partire da Dante, la letteratura italiana nasce civile, “perché è parola che interpreta, trasfigura e giudica la realtà”.

Ecco allora che la verità di Pasquale D’Alessio è fatta di percorso attraverso la malattia, di cure e assistenza ai malati terminali, di un tentativo, dopo la morte, di socialità ricostruita che parte, ancora una volta, da piccoli gesti umani e fragili (si racconta ad esempio di come, per molti anni, l’autore non sia riuscito a tornare a dormire nel letto matrimoniale, come a raffigurare nella solitudine della notte il più difficile dei distacchi).

Quando pensiamo, in sostanza, che la letteratura e in particolare la poesia contemporanea non possa (non necessariamente, ma possa) essere una letteratura d’impegno, oltre a dimenticare buona parte del nostro recente passato rischiamo di dare una lettura sommaria anche del nostro presente e in particolare di lasciare la scrittura in una posizione di attesa e rifugio, che non permette di caricarsi sulle spalle il proprio destino.

Pasquale D’Alessio ce lo ricorda ancora una volta con i gesti minimi, per esempio tenere pulita la casa, magari aiutati una volta alla settimana da una donna di servizio, ma di nuovo è la pulizia dei luoghi a tenere aperta anche l’anima. E’ interessante sovrapporre questo racconto del distacco ad un libro fondamentale per l’inizio del millennio come Tema dell’Addio di Milo De Angelis che racconta la scomparsa della moglie, Giovanna Sicari. Anche in D’Alessio nessuno spazio viene dato al sogno, piuttosto una tangibile presenza viene data alla memoria: e questo è il secondo punto.

Pasquale D’Alessio

La memoria, tema anch’esso difficile da recuperare nell’attuale letteratura, ostile e in parte osteggiato, conserva ancora una volta una sorta di dignità del recupero umano tale da non poter essere scartata a priori. Il ricordo di chi ci ha preceduto e accompagnato, con le proprie idee e passione, andrebbe considerato una sorta di linfa per la nostra crescita quotidiana. Pensare a una società che consuma le persone come consuma i beni materiali significa in qualche modo dimenticare il bene, il buono. Pasquale D’Alessio racconta con estrema dolcezza la propria vita, dove l’assenza e la presenza si sommano in mille gesti anche totalmente quotidiani, ad esempio il tentativo di fare la lavatrice, dove un oggetto come un contenitore di plastica, sfuggito al passare degli anni, fa ritornare il passato di coppia.

Con estrema dignità siamo in grado di scrivere e leggere ancora in maniera collettiva, per non lasciare che la società isoli le fragilità, per recuperare una tensione umana di cui abbiamo estremamente bisogno in questa lunga bolla digitale e anaffettiva che gli ultimi anni ci hanno lasciato, in un egocentrismo disarmante che ci colpisce tutti.

[…] attraversare stanze e aprire finestre / aspettare / imparando la speranza // abitando il necessario amore.

Pasquale D’Alessio, il suo annuncio, il tuo tempo. CartaCanta Editore.