Contro la valanga nera un voto “tattico” e democratico

I sondaggi sono chiari e univoci. Il centrodestra trainato da Giorgia Meloni rischia di avere una maggioranza senza precedenti nel corso della storia della Repubblica. Eppure non sembra ci sia ancora una presa di coscienza diffusa su quanto ampia possa essere questa maggioranza per effetto delle divisioni del “campo largo” progressista.
C’è questa idea un po’ naïve che con la campagna elettorale si possa miracolosamente risollevare le sorti del confronto, ma se un fronte è unito e l’altro è diviso tra quattro cinque candidati (centrosinistra, M5s, polo centrista, Unione Popolare e altre liste minori che pescano nell’elettorato di sinistra), l’esito nei collegi uninominali è segnato.

Il caso dei collegi uninominali

Se, come ci dicono tutti i sondaggi, la coalizione della Meloni vincerà il 90% dei collegi uninominali, è inevitabile si avvicini molto alla soglia del 67% dei seggi, anche in considerazione del fatto che lo sport preferito dagli italiani è salire sul carro dei vincitori che mai come in questa elezione sono chiari prima di cominciare.
Stante il rilievo costituzionale di una maggioranza siffatta, che metterebbe al riparo di qualunque referendum una riforma costituzionale, occorre fare una seria riflessione su questo rischio e occorre farla per tempo.

Servirebbe una mappa

Anche solo per limitare la portata della disfatta, frutto più delle alchimie perverse di una legge elettorale pessima che favorisce sfacciatamente le coalizioni e chi sa farle che dei meriti democratici del centrodestra servirebbe avere chiarezza da parte dell’elettorato di quale siano i collegi contendibili alla destra. Sarebbe molto utile avere un sito con una mappa in cui cittadini inserendo il proprio indirizzo fossero in grado di scoprire se, per battere il candidato del centrodestra, nel proprio collegio sia più utile votare il candidato del centrosinistra o quello del M5s sulla base di sondaggi credibili e indipendenti.
Così in tutti i collegi dati oggettivamente per persi dal vantaggio della coalizione delle destre, i cittadini potrebbero votare liberamente senza temere di regalare un seggio alla Meloni, ma in quelli contendibili, e solo in quelli, gli elettori più avvertiti possano fare una scelta “repubblicana” e “parlamentarista”, per cui, ad esempio, nelle grandi città del centro e del nord si punti sul centrosinistra e nei collegi del Meridione dove il M5s è più forte, su quest’ultimo.

Contro la valanga nera

Una strategia che potrebbe in linea di principio interessare anche elettori di Unione Popolare, Italia Viva o altre liste minori che volessero impedire una valanga nera.
Non si parla di fantascienza politica, ma di tattiche pienamente legittime per arginare gli effetti distorsivi della legge elettorale. Si chiama voto “tattico” ed è stato utilizzato da molti cittadini nel Regno Unito nelle ultime elezioni generali, con diversi siti più o meno autorevoli che davano un’indicazione di voto collegio per collegio. Si veda ad esempio il sito https://tactical.vote dove è sufficiente inserire il proprio codice postale per ottenere dati oggettivi (risultati delle ultime elezioni e sondaggi indipendenti) che spieghino quale candidato dei vari partiti progressisti abbia migliori chance di battere quello conservatore.
Un’iniziativa simile in Italia potrebbe offrire un modo per dare fiato a quella alleanza che i dirigenti dei partiti non hanno voluto o saputo costruire. Il campo largo progressista era necessario e se Letta e Conte non l’hanno capito in tempo, toccherà a noi cittadini spingere con le nostre forze un movimento dal basso che si mobiliti per arginare la destra, dichiarandosi disponibile a votare chi, tra M5s e centrosinistra, abbia maggiori chance di battere la destra nel proprio collegio.

Il meccanismo è un flipper impazzito

L’obiezione, a prima vista sensata, che così facendo non si voterebbero però i candidati collegati al proporzionale nella propria lista preferita, è vanificata dalla legge elettorale stessa, che non garantisce affatto che il proprio voto a una lista in una certa circoscrizione porti all’elezione di candidati di quella lista in quella circoscrizione, in un flipper impazzito che può portare un voto in più a una lista a Milano a far scattare un seggio in più in un’altra lista (!) a Potenza, in palese violazione del mandato costituzionale che prevede un voto “eguale, libero, personale e diretto” come ci ricorda Felice Besostri.

Nel 2018 fu soltanto la capacità del M5s di raccogliere il voto di protesta sia di destra che di sinistra a produrre quel Parlamento balcanizzato che ha avuto tre maggioranze diverse in quattro anni. In questi quattro anni però, la parte conservatrice dell’elettorato M5s si è spostata verso la Lega o Fratelli d’Italia che hanno cavalcato strumentalmente il tema dell’immigrazione per lucrare consensi.

L’apprezzamento per i governi Conte

Tuttavia i partiti progressisti non hanno saputo fare altrettanto col risultato che la consistente base elettorale di Conte, cementatasi in particolare nel Meridione negli anni dei suoi governi, mostra segni di apprezzare convintamente l’agenda sociale che il M5s va sempre più enfatizzando a uno zoccolo duro che prima della nascita del M5s si era quasi certamente sempre rivolto a sinistra.

Va inoltre ricordato che Conte è tuttora, uno dei politici più popolari d’Italia, e quello con il maggiore seguito sui social network, con oltre 4,5 milioni di “mi piace” alla sua pagina facebook (contro i 2,3 della Meloni e gli appena 144 mila di Enrico Letta). D’altro canto, il Pd mantiene una rete diffusa di amministratori locali radicati sul territorio e come non è ipotizzabile che il consenso strutturale del M5s scenda sotto una certa soglia, così è impossibile aspettarsi che il M5s possa rubare significative quote di voti al Pd. Al contrario è stata solo l’alleanza “giallorossa” che ha governato l’Italia all’inizio della pandemia con cautela e attenzione alle parti più fragili del Paese a trovare il consenso di una maggioranza, consenso che si è tradotto nelle vittorie a ripetizione nelle amministrative di questi anni.

I lavoratori alle urne, mai così divisi

Le elezioni saranno a cavallo tra il 130 anniversario della fondazione del Partito dei lavoratori Italiani, celebrato la sera dello scorso 14 Agosto, e il centenario della Marcia su Roma, il prossimo 28 ottobre.

I lavoratori italiani non sono mai stati così politicamente divisi come oggi e il rischio che sia solo il secondo anniversario a venire celebrato dalla tradizione politica che ha nel proprio stemma la fiamma, che simboleggia lo spirito fascista che risorge dalla tomba del regime, è molto grande.

Va dunque fatto il possibile per impedire una maggioranza strabordante. Per smorzare la fiamma, serve un voto tattico repubblicano delle cittadine e dei cittadini che non si sono ancora rassegnati a una prospettiva polacca del nostro Paese. Vale la pena iniziare a pensarci?