Contratto nazionale e scala mobile: ora occorre ripartire da qui

Si stava meglio quando si stava peggio.

Tiro giù con l’accetta alcune considerazioni relative all’analisi sviluppata nel corso dell’incontro svoltosi il 12 luglio tra il Governo e i Sindacati Confederali.

  1. Fatte salve tutte le considerazioni sull’estendersi progressivo della contraddizioni sociali e la trasformazione in una giungla del mercato del lavoro e del sistema di welfare piegati alle logiche del capitalismo finanziario e dell’individualismo consumistico
  2. Considerato anche il momento di ripresa del processo inflazionistico che rischia di bruciare la vita di milioni e milioni di persone
  3. Rimane il punto che senza un meccanismo di salvaguardia del potere d’acquisto dei salari e il ritorno ad una validità erga omnes dei contratti collettivi nazionali di lavoro non esisterà base sufficiente per una ripresa di presenza dei sindacati e di conseguenza di una sinistra necessariamente legata al mondo del lavoro.

Ho presenti tutte le articolazioni di discorso attraverso le quali questa affermazione sarà contestata (molte di queste ragionevoli e condivisibili), ma il punto di fondo dal quale ripartire e riflettere rimane quello sull’estendersi e il diffondersi delle fratture sociali della modernità raccolte attorno a quella che una svolta si definiva “contraddizione principale”.

Ci sono tutte le motivazioni per una ripresa di conflitto che veda al centro i due punti: “scala mobile“, “contratto nazionale“.