Contrasto ai cambiamenti climatici, la Chiesa può più di mille petizioni

Il 1° settembre in un messaggio ai “Cari fratelli e sorelle” Papa Francesco ricordava: «“Ascolta la voce del creato” è il tema e l’invito del Tempo del Creato di quest’anno. Il periodo ecumenico inizia il 1° settembre con la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato e si conclude il 4 ottobre con la festa di San Francesco. È un momento speciale per tutti i cristiani per pregare e prendersi cura insieme della nostra casa comune. Originariamente ispirato dal Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, questo tempo è un’opportunità per coltivare la nostra “conversione ecologica”, una conversione incoraggiata da San Giovanni Paolo II come risposta alla “catastrofe ecologica” preannunciata da San Paolo VI già nel 1970».

Inventare nuove strategie di lotta

papa francescoPer l’autorità degli indirizzati e per l’autorevolezza della firma penso che quella lettera, i suoi contenuti, siano molto più rilevanti delle duecentomila firme ottenute dalla petizione “Un voto per il clima” lanciata su Change.org da Green&Blue partendo dalla lettera aperta della comunità scientifica nella quale gli scienziati dopo avere ricordato la gravità del mutamento climatico e le sue conseguenze economiche e sociali, invitano ad una firma alla petizione. Perché “in questo contesto, ci appare urgente porre questo problema in cima all’agenda politica. E oggi,

l’avvicinamento alle prossime elezioni diventa l’occasione per farlo concretamente. Chiediamo dunque con forza ai partiti politici di considerare la lotta alla crisi climatica come la base necessaria per ottenere uno sviluppo equo e sostenibile negli anni a venire; questo dato di realtà risulta oggi imprescindibile, se vogliono davvero proporre una loro visione futura della società con delle possibilità di successo”.

Con tutto il rispetto per gli organizzatori di quella raccolta di firme e del  loro appello a salvaguardare la Terra (creata o autoformatasi che sia); con tutto il rispetto per i tanti sostenitori, dopo iniziali entusiasmi ho sempre meno fiducia in queste iniziative. Basti pensare alla fine che hanno fatto Greta e i loro venerdì dopo l’iniziale clamore. Nel senso che poco si era costruito prima per realizzare concretamente gli accordi di Parigi dicembre 2015 e poco si è continuato a fare dopo. Tanto più in seguito alla guerra russo-Ucraina che, durante i sei mesi che sino ad ora l’hanno caratterizzata, oltre a fare strage di vite umane e di città ha anche contribuito a immettere in atmosfera milioni di tonnellate di gas serra.

Dall’Onu alla Ue c’è molta inadeguatezza

E il mio non è solo un calo di fiducia nel successo di queste petizioni e iniziative simili. Ma è la rabbia al pensiero che gli amministratori del bene comune Terra dalle Nazioni Unite all’Unione Europea ai prossimi chiamati a governare il Paese Italia tra meno di un mese debbano essere “sollecitati” da una raccolta di firme a darsi una mossa per evitare una catastrofe. Come quella ecologica che già 52 anni fa paventava Paolo VI.

Il 25 settembre saremo chiamati al voto e se volessimo darlo a quel Partito, a quella coalizione che abbia messo questi problemi “in cima all’agenda politica”, il risultato sarebbe l’astensione. E sarebbe un risultato pessimo.

Ma la Chiesa potrebbe, anche in questo caso, dire la sua. Non expedit? Non conviene?

A parte il fatto storico che ci dice che Benedetto XV nel 1919 revocò questa disposizione che impediva ai cattolici a partecipare alle elezioni politiche, altrimenti non avremmo avuto don Luigi Sturzo né la DC; a parte questo converrebbe che intervenisse.

Certo non dal pulpito nelle domenicali omelie, ma, nell’intimità delle sacrestie, converrebbe che dicesse come sarebbe più conveniente che il voto fosse orientato per il bene di nipoti e pronipoti.