Conte ora ha gli iscritti
Gli manca la politica
(e un po’ di senso etico)

Prima le buone notizie per il Movimento 5 Stelle a guida (?) Guseppe Conte: il Garante della privacy ha ordinato all’Associazione Rousseau di Davide Casaleggio di consegnare l’elenco degli iscritti al partito grillino. Sorvoliamo sugli aspetti surreali di tutta la vicenda. In nessun’altra parte del mondo si è mai visto un partito – o comunque lo si voglia chiamare – che non possa neppure contattare i propri aderenti perché i nominativi vengono sequestrati da un’azienda privata che dovrebbe unicamente fornire dei servizi telematici. Un conflitto surreale ma non inspiegabile. Tutta la storia del Movimento 5 Stelle – dalle origini a oggi – è costellata infatti da anomalie e strappi alle normali regole democratiche: da una leadership mai eletta da nessuno e tramandata d’imperio (da Grillo a Di Maio a Conte) o in modo ereditario (da Casaleggio padre a Casaleggio figlio), all’uso della stessa piattaforma per avallare le scelte dei capi con referendum telematici dai quesiti ridicoli. A tutt’oggi manca un leader legittimato ad agire a nome e per conto del Movimento. Giuseppe Conte è stato investito da Grillo in un incontro nella sua villa al mare di Bibbiona, prima che l’ideatore dei Vaffa venisse travolto dall’intemerata vergognosa a difesa del figlio accusato di stupro. (E comunque quale sarebbe la differenza col Berlusconi dei tempi d’oro che governava il suo partito, e a volte il Paese, con degli editti emessi dalla sua villa di Arcore?) Il risultato è che molti parlamentari pentastellati sono a dir poco freddini con il loro ex premier che – detto per inciso – non ha mai fatto sapere di essere iscritto al Movimento che dovrebbe guidare.

Poi le cattive notizie per il Movimento 5 Stelle a guida (?) Giuseppe Conte: forse arriveranno gli iscitti, ma non si vede affatto la politica. L’unica iniziativa politica degna di questo nome non è stata assunta da Conte ma dal suo alleato-avversario, il ministro Luigi Di Maio, ed è la famosa lettera di scuse all’ex sindaco di Lodi Simone Uggetti, incarcerato dall’autorità giudiziaria, denigrato e indicato come simbolo del malaffare dai leader e dai loro fan dei 5 Stelle e della Lega e infine assolto perché “il fatto non sussiste” da un giudice terzo. Ora, a parte l’incongruità delle accuse, per un piccolo appalto di una piscina comunale affidato a una cooperativa locale, è difficile stabilire quanto quelle scuse siano sincere: anche perché il mea culpa andrebbe esteso ad altre vicende, a cominciare da quella gravissima di Bibbiano, col sindaco, la giunta e l’intero Pd (locale e nazionale) additati come “ladri di bambini”. Il che non ha impedito ai disinvolti leader grillini di farci assieme due governi.

Ma è un fatto che l’iniziativa del ministro degli Esteri possa segnare uno spartiacque nella politica dei 5 Stelle, soprattutto perché attiene a un campo – quello della giustizia – nel quale il partito di Grillo ha espresso il massimo della sua indole populista. Conte ha reagito un po’ stizzito, prima chiamandosi fuori da quella campagna – va bene va bene grillino quando gli conviene – poi rivendicando l’intransigenza del suo (?) Movimento sui temi del malaffare e della giustizia. Con l’obiettivo evidente di estendere la sua influenza non solo sui nostalgici dei suoi governi, ma soprattutto sull’ala “dura e pura”, rappresentata dai nostalgici di Di Battista.

Non ci sarebbe da meravigliarsi troppo anche perché l’opportunismo non certo da oggi incide su tante scelte della politica e la coerenza è una virtù sempre meno diffusa, non solo nella politica. Ma la disinvoltura etica – chiamiamola così – dell’ex premier dovrebbe cominciare a far riflettere. Prima alleato subalterno di Salvini (incancellabile l’immagine del premier che espone a Palazzo Chigi il cartello “decreti Salvini” nel giorno dell’approvazione dei provvedimenti xenofobi contro i migranti), poi suo inflessibile accusatore al momento di cambiare maggioranza (ma non poltrona)

Per fortuna da qualche tempo il Pd sembra aver smesso di fare il tifo per lui, a parte qualche nostalgico, e di indicarlo come federatore dei progressisti. Meglio, molto meglio, che i conti Di Maio e Conte se li facciano tra di loro. In questo caso, sì, ci si può anche fermare ad osservare, sgranocchiando pop-corn…