Conte in bilico, rispunta Di Maio. Il caso Savona

Nessuna nomina a stretto giro, nessuna chiamata al Colle per il professor Giuseppe Conte il cui nome è stato letteralmente messo in piazza senza alcuna certezza. Così, in modo sguaiato, forse per forzare la mano ad una nomina che è apparsa subito difficile. Per quanto riguarda Salvini certamente per scongiurare l’ipotesi che davanti alla bocciatura del professore devoto di Padre Pio potesse riaffacciarsi la possibilità di una nomina di Luigi Di Maio a Palazzo Chigi. Certamente rimetterebbe in discussione la lista dei ministri, preparata in un complicato gioco di equilibri, da cui uscirebbe certamente il professore anti euro Paolo Savona, destinato all’Economia, il vero scoglio su cui potrebbe infrangersi il progetto di governo Cinque Stelle e Lega. Conte va sostenuto in cambio di Savona. Non basterebbe alla Lega che al posto del contestato ex ministro andasse il più potabile Giorgetti. Al quale il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio continua a piacere molto. Altrimenti la Lega non ci sta e il sodalizio giallo-verde è già destinato a concludersi. Si torna all’ipotesi del governo del presidente che non avrebbe la fiducia e, quindi, traghetterebbe il Paese verso nuove elezioni.

Roma, Piazza del Quirinale. ph. Umberto Verdat

Nulla trapela dal Quirinale dove sono stati ricevuti i presidenti di Senato e Camera per una convocazione imprevedibile davanti alle sbandierate certezze di Di Maio e Salvini. Mattarella ha ritenuto necessario un ulteriore confronto con coloro che hanno svolto il difficile compito di esploratori pur finito in un nulla di fatto. Congedati Casellati e Fico il presidente si è preso un tempo di riflessione che non è dato sapere quanto lungo. Ma anche, solo fin qui, tale da fare intendere i dubbi e le perplessità suscitate dall’iniziativa fin qui portata avanti per un possibile governo “del cambiamento”. Con un premier tecnico però. Un presidente del Consiglio fino alla scorsa legislatura avversato sia dai leghisti che dai grillini. Mentre appare evidente che la soluzione Di Maio toglierebbe dal tavolo la questione. Così come un altro nome per il ministero dell’Economia suonerebbe come una risposta alle preoccupazione che in Europa si fanno sempre più alte di tono davanti alla situazione di impasse da cui non si riesce ad uscire. 

A complicare ancor più la situazione ci si è messa la vicenda del curriculum del professor Conte, certamente docente a Firenze, con molti altri titoli di rilievo, ma con alcuni eccessi per renderlo più interessante. D’altra parte per riempire le diciannove pagine di cui pare sia composto ce ne vuole. La New York University sollecitata dalle domande di un giornalista del New York Times non ha confermato la frequenza a corsi in quell’ateneo. Non ce n’è traccia. Né come studente né come docente. Dubbi e smentite stanno arrivando da Parigi e da Malta, e anche da Vienna. Solo il docente di diritto privato che la sua attività la esplica tra l’Università di Firenze e la Luiss in prima persona potrà fornire le necessarie spiegazioni su un documento che è pubblico. In più ad appesantire la situazione c’è anche la notizia che il professore ha sostenuto, difendendo una famiglia che ne chiedeva l’applicazione, il metodo Stamina.

Ad appoggiare Mattarella arriva la Cei. “In questo momento cruciale della nostra storia esprimiamo con convinzione  la nostra stima al presidente della repubblica per la guida saggia e paziente con cui sta facendo di tutto per dare un governo all’Italia” ha detto il cardinale Bassetti, presidente dei vescovi. Un’altra posizione con cui sarà bene che i leader impegnati nella soluzione del rebus facciano i conti.