Pd, Italia e Europa appesi alla fatica di nascere di quel che resta dei grillini

Governo sospeso, almeno fino a mercoledì. Poi Draghi deciderà se restare o andare. Questa è l’istantanea, e se la osservi, così, brutalmente a digiuno di dati di cronaca aggiornati, insomma se non ne sai nulla e ti fermi all’immagine… ecco, davvero sembra uno scherzo. Perché si vota comunque a marzo o giù di lì. Quindi se a causa della caduta del governo si dovesse andare a elezioni anticipate, si rosicchierebbero pochissimi mesi alla scadenza naturale. Non sarebbe un buonissimo movente. In più, ma basterebbe questo elemento di realtà, sono tempi cruciali per ricevere i finanziamenti europei e per impostarne la spesa, una crisi di governo rallenta tutto e raffredda parecchio.

Conte e i nove punti

E ha fatto tutto Conte, ha rotto il patto, l’ha denunciato, e ora pone condizioni: si accettino i suoi nove punti di programma. Tra l’altro ricchi di roba buona sotto il profilo sociale, alcuni punti addirittura “figli” di una sinistra culturale e politica. Lamenta che così non si poteva andare avanti, che i Cinque stelle son troppo sacrificati dall’azione di governo. Verissimo, ma non gli sfuggirà che è la sorte capitata a tutti i partiti che stanno nella maggioranza, e che altri pagano anche più delle creature di Grillo. Perché, è noto, in quella maggioranza ci son tutti, tranne Meloni e poco altro.

giuseppe conteChe senso ha sgomitare a pochi mesi dall’elezioni mentre sei in un esecutivo per forza di cose condannato al “tradimento” delle singole soggettività garantito dalla necessità di mediazioni impossibili? E’ pur vero che un governo di unità nazionale, che mette assieme destra e sinistra per non parlar del centro, per le forze politiche proiettate verso le urne è un frullatore più che un trampolino di lancio.

Conte ha con buona evidenza cercato di smarcarsi dal quadro perché il Movimento Cinque Stelle al momento è decisamente a pezzi soprattutto in senso letterale – parecchi parlamentari M5S avrebbero già annunciato la loro disponibilità a votare per la fiducia al governo nel caso Conte tirasse diritto -, nel Paese e in Parlamento e lui fatica a governare il magma di questa crisi tettonica, anzi, non sarebbe nemmeno il suo mestiere e qualcuno lo nota.

Probabilmente Conte non si è nemmeno augurato di far cadere il governo, che può comunque contare sui numeri necessari anche in caso di fuga dei cinque stelle. Insomma, un bel po’ di frastuono giusto per far arrivare il M5S in prima pagina per qualche giorno e alle elezioni con uno straccio di visibilità in più. Questa è la versione buona.

I “cattivi”, invece, guardano Conte ghignando sulle sue gentilezze filo-russe, e il quadro si allarga. Intanto, si sorride sempre di fronte al leader dimezzato dei cinque stelle mentre consegna a Draghi i nove punti: dove crede di andare? Questo non è nemmeno un governo di centro-sinistra, in questa maggioranza i leghisti contano come il Pd, come puoi pretendere che il presidente del Consiglio raccolga il foglio e dica a Conte “Senz’altro!”.

Non si può, per questo diverte che qualcuno lo faccia lo stesso, ed ecco il fondo assurdo che incornicia l’immagine di una fantastica crisi di governo che, ultimo dato di una cronaca annunciata, rischia di consegnare il Paese nelle mani di una leader italiana che spopola nelle file dell’estrema destra spagnola. Mentre alcune isole della macchina informativa italiana cercano di orientarsi per tempo e dedicano a Giorgia Meloni ritratti confortevoli alimentati da stima e soggezione, ben dovuti, al solito, in fase di avvento. Meloni e Salvini, e Di Battista sul fondo, fiutano un futuro immediato pieno di gioie a lungo attese. Conte, invece, è lì che prova a contenere un’enorme macchia d’olio che si sta allargando ai piedi di una damigiana rotta e Letta, il Pd, ne segue le evoluzioni con la nera disdetta di chi assiste al dissolvimento del proprio partner politico, cercato, voluto, pazientemente corteggiato, a tratti teneramente osannato.

Draghi commette, sembra proprio, un errore e, sui due piedi, getta la spugna e va da Mattarella con la spugna in mano, perché doveva fare il presidente del Consiglio con una maggioranza e solo con quella, se qualcuno se ne va, va anche lui. Ma qui non siamo nel consiglio di amministrazione di un gruppo finanziario che pensa solo agli affari suoi e il presidente del Consiglio porta con sé una carica etica che lo lega all’interesse generale del paese e non alla linearità di alcune dinamiche di potere. Cioè: i casi della storia sono oggi in grado di mostrare anche la qualità degli orizzonti di ciascuno degli interpreti sulla scena.

Poi, a Salvini pensa la classe imprenditoriale del Nord che sta facendo al leader della Lega un rude shampoo per le sue frivolezze smaniose di potere mentre ci sono così tanti soldi da distribuire e la stabilità politica è chiave fondamentale del processo. Siamo pazzi? Salvini, purtroppo, è un “creativo” che se ne frega della ragionevolezza e così giusto ieri sera ha fatto sapere d’essere d’accordo con Berlusconi: niente “Draghi due” e voto in autunno, tanto per chiudere con le attese. Si vede che son sicuri di vincere.

Così, Conte ha sulle spalle anche questo ottimo servizio per i piedi di Salvini e Berlusconi e ciò incrementerà di sicuro la stima che Draghi prova per lui. No. Con queste premesse, Draghi più probabilmente non tornerà indietro come avrebbe invece voluto il Presidente della Repubblica, fin qui il migliore della classe e di gran lunga, e forse alle elezioni qualche voto in più verrà ai cinque stelle, ma forse. Sono partiti dal nulla, e con un vaffanculo hanno conquistato una impressionante quantità di voti, fino a diventare la prima forza politica italiana in Parlamento e a vivere di rendita per qualche anno….

Un pensiero di destra

Ma son partiti davvero dal nulla, dal grigio di un’idea commerciale applicata alla politica: le menti siano poche e gli altri si adeguino in silenzio che meno ne sanno e meglio è. Con questa relazione di potere degna di un tosto sistema oligarchico, hanno provato a giocare la carta dei “né di sinistra né di destra” da un fronte che tuttavia diceva con chiarezza imbarazzante “destra”: anti-europeisti, sovranisti, decisi a far piazza pulita dei corpi intermedi e degli “accampamenti” parlamentari, corporativisti, con il sogno dei tribunali in piazza e il popolo a giudicare. Con un obiettivo sugli altri: far fuori la sinistra storica e prenderne il posto. Benedetti da Grillo e Casaleggio: un comico vanitoso e il visionario titolare di un’azienda che vende sistemi di controllo di massa on line.

Messa così era estrema destra purissima, di nuovo conio, interessante. Per dirne una: ai comitati locali era vietato intraprendere relazioni politiche tra loro, se non previa autorizzazione. Messa così, ancora, avevano due strade davanti a loro: vincere tutto in un paio di mani, da soli o prendere il potere con un golpe dolce, magari confidando in qualche piazza. Oppure esplodere, ma lungo il cammino di una autonomizzazione dai padri fondatori e dalle scuole di formazione, cercando finalmente una strada in libertà, cercando, come si conviene, se stessi, una volta usciti dal guscio di quel potere originario. Liberandosi di quel messaggio sepolto che li faceva trasmettitori spesso inconsapevoli di una nuova cultura di estrema destra.

Sembra che così stia andando, in una sbornia impossibile di verginità violate, di santità tradite, di origini infangate. Un bel guaio per il Pd, per l’Italia, per l’Europa questa fatica di venire al mondo come nuovo soggetto politico ben mostrata dai resti delle armate M5S. Conte ha preferito difendere gli interessi del suo gruppo e non quelli del suo Paese? Ma il titolo d’apertura è questo: oltre mille sindaci d’Italia – e son tanti e di diverso orientamento politico – hanno sottoscritto una petizione affinché Draghi resti dov’è. E’ un fatto.