Conte a pezzi, Grillo redivivo, e tra i 5 stelle muore la politica

Tempi durissimi per Conte. Ma non poteva non sapere che la rosa della visibilità, del potere porta le sue spine, oltre al piacere per una sorte di prima qualità. Intanto, però, sta incassando, così
sembra, con una certa difficoltà. E’ al centro di un ciclone che fino a pochi giorni fa nessuno immaginava. E ora pare di assistere ad una scena piuttosto crudele: una forza politica che un tempo non lontano ha chiesto aiuto ad “uno”, e lo ha avuto, ora sta tentando di ricostruirsi sacrificando quell’uno” sull’altare della rinascita.

Non finirà così, forse. Ciò che sta accadendo è questo. L’ex premier aveva da pochissimi giorni ricevuto uno “schiaffo” da Di Maio, in coda all’elezione del Presidente della Repubblica: il ministro degli Esteri lo aveva chiamato in causa senza mediazioni a proposito di una gestione secondo lui deprecabile dell’intera vicenda maturata alle spalle della riproposizione di Mattarella al Colle. Pesante, magari motivato – vai a vedere… – ma pesante. Conte aveva reagito invocando il rispetto delle regole, quelle che fan sì che un partito non debba mostrare le proprie mutande a milioni di elettori, e giustamente, e se Di Maio aveva qualcosa da dire sul suo operato politico avrebbe potuto e dovuto dirla nelle sedi competenti. Tensione spasmodica tra i due. Interviene Grillo, dopo un discreto silenzio politico, e richiama all’unità mentre invoca il rispetto delle regole e siccome fino a quel momento pareva che le avesse maltrattate Di Maio, ecco che quelle parole suonano come rimprovero proprio a Di Maio, che fa troppo “il figo” da un po’ di tempo in qua. Infatti, in modo indiretto Grillo – come priore di un convento in cui magari si fa sesso tutte le sere ma i princìpi restan saldi – gli consiglia di non cedere alla vanità. Ok, teniamo a freno la vanità e andiamo avanti, perché non è che l’inizio.

Porta sbattuta

Di Maio si licenzia dalla struttura di governo politico dei cinque stelle, il Comitato di garanzia, quasi sbattendo la porta: me ne vado a far politica dove si può, nella base, dice in pratica. Nello stesso momento in cui Di Battista, l’Esterno che sta sulle colline, mostra la sua solidarietà a Conte. Squilli di rivolta nella base, frastornata un bel po’: stiamo per assistere ad una nuova letale spaccatura dei Cinque Stelle? Bisognerà schierarsi con il Vanitoso o con Conte, l’uomo del Piano B? Tranquilli, tutti ricuciono, a parole mentre nessuno ci crede.

E’ in questo mare di angoscia che esplode la bomba – tutto nel giro di qualche decina di ore, tenere presente – del tribunale di Napoli con una decisione clamorosa: Conte viene sospeso nel suo ruolo di Presidente dei cinque stelle, una cosa a tempo ma… Il tribunale aveva accolto le obiezioni di tre militanti a proposito del fatto che non era stato loro permesso di votare in virtù della scelta di escludere dal voto gli iscritti con meno di sei mesi di “anzianità”. E siccome da quella ristretta platea di votanti era in pratica discesa l’elezione di Conte, con postazione nuova di zecca – la Presidenza – la decisione del tribunale annulla quella elezione fino a quando tutto avverrà secondo regola, con dentro tutti. E il M5S resta senza testa, incredibile: la forza più rappresentata in Parlamento non ha più una testa e il suo ministro più importante ha lasciato il sommo organo dirigente, svuotandolo, in lite con Conte. In molti si chiedono se la sentenza di un tribunale civile possa decapitare un partito politico, altri provano a riprendere il filo delle cose: Conte stava con Grillo, ben più di Di Maio, quindi dovrebbe soffrirne anche Grillo. E invece no: il Grande Pensatore sorprende in una delle sue più eleganti veroniche e in un breve scritto annuncia innanzi tutto che le sentenze si rispettano e non ricordiamo l’avesse mai detto prima. Come se Conte avesse loro mancato di rispetto. Poi, altre poche parole per dire che stava tornando in prima linea per riprendersi quel che è suo, e cioè il Movimento, il potere sulla sua creatura. Eppure Grillo, quando soffre, bisogna ammetterlo, si vede. Qui non si vede.

Un voto riparatore?

Magari si può pensare che in fondo la questione verrà presto risolta da un voto on line riparatore, con Conte bene appoggiato da quel che resta della base. Ma il voto on line, secondo le indicazioni del tribunale, dovrebbe avvenire nei domini pre-riforma statutaria, e quindi presso la piattaforma “Rousseau”, quella storica di Casaleggio. Fantastico, perché a questo punto nemmeno l’esito di quel voto appare scontato.

Nello stretto di giro di qualche ora, sempre l’ex premier sotto choc si barcamena nella inedita atmosfera di un Ottoemezzo che non fa alcuno sconto al suo ospite e lo incalza e lo smentisce e lo
interrompe come raramente è accaduto ai “danni” di un leader politico in un talk show. E che peccato non sia questa la linea giornalistica trionfante nei salotti tv. Alle corde, in angolo, Conte non regge, il suo fair play gommoso non tiene e sbotta: accusa i “giornaloni” di aver perso nella corsa per far eleggere Draghi. Scivolone per niente elegante, sindrome da accerchiamento, cessione di potere ad un vocabolario ultra-pop cinque stelle “antico”, fondativo che Conte aveva garantito d’aver cancellato tra i rimasugli dei bei tempi andati e fanculisti. E così mostra un po’ della sua stoffa, quella che si vede quando si è messi in difficoltà da un confronto serrato, magari con la consapevolezza di essere circondato da nemici. E si annaspa, con qualche ragione personale, appare fragile. Anche se avremmo tracce evidenti di questa fragilità anche da altri leader, fossero incalzati con la stessa determinazione, e l’informazione ci servirebbe un’idea più laica del loro essere uomini di potere.
Ma la notizia è che il Risorto – Grillo – torna a fare il padre-padrone dei cinque stelle e che forse si riaprono i giochi con il mondo della Casaleggio. Tutto, ribadiamo, in poche ore. Che dinamica!