Consoliamoci:
ci resta la Grecia

Amici e compagni, ci si è ristretta l’Europa delle vacanze. Si potrà facilmente riflettere sul fatto che prendere le cose a questo modo, e cioè mettere a fuoco il versante turistico di una slavina di estrema destra che sta oscurando il futuro di un intero continente, sia riduttivo rispetto alla complessità e alla estrema serietà del contesto che con discreta brutalità ci si para ora davanti. Non si banalizza forse per questa via la gravità storica di quanto sta accadendo o è accaduto lungo la cerniera orientale d’Europa? La risposta, sembrerà sorprendente, è no: poiché al di sopra e al di sotto dei fatti, di questo più che allarmante spostamento delle culture politiche, va considerata con altrettanta serietà una conseguenza apparentemente impalpabile, soprattutto al momento psichica, prodotta da questo livido sommovimento. Con il progredire dell’onda xenofoba e razzista ora vestita di politica statuale, si è ristretto l’orizzonte di noi sinceri democratici che dall’allargamento d’Europa abbiamo sempre tratto conforto, alimentando una sempre più rassicurante geografia cerebrale del luogo in cui stavamo progressivamente fondando la nostra sempre più ampia nursery di nuova identità e di pace. Perché, poi, a governo di estrema destra corrisponde certamente un indurimento delle forze di sicurezza che pure mediamente non brillano di luce accogliente. Ti puoi aspettare anche un abbruttimento a macchie di leopardo nei volti e nei modi di quanti, di qui e di là, entreranno in contatto con te nelle tappe del tuo viaggio festivo: chi per aver ottenuto soddisfazione e punti di combattivo orgoglio da un voto e da un governo che ora sta cementando una qualche supremazia nazionalistica prodiga di arrogante identità; chi, per converso, avrà il volto contratto perché sta soffrendo l’esito di una deriva che colora di nero anche l’umore generale, oltre che la libertà. Un luogo sfrontatamente eccitato dai suoi reticolati, e che della diversità ha fatto una spada, non è mai terra felice. Andremo in vacanza in una terra infelice? Così, fai rapidamente di conto. In Polonia no, troppa tristezza per colpa di quel “bieco blu”, in Ungheria nemmeno, troppe pulsioni neonaziste alle frontiere e al suo interno; nella Repubblica Ceca, gli estremisti di destra si accingono a prendere il potere, la Finlandia è già nelle mani dei cattivi; dimentichiamo l’Austria e la cara Vienna umiliata da altri neonazi vestiti ora col doppiopetto ora con le camicie grigie. Ci resta molto, è vero. A cominciare dall’amata Grecia. Parleremo d’Europa, allora, sulla sabbia di Suia, Creta, col magone nel cuore. Del bene si sa poco, forse, ma il male ora è lampante e sta scavando una nuova frontiera.