Condoni, demagogia e lontani dall’Europa: la ricetta della destra ci avvicina alla crisi

Le disgrazie non vengono mai sole e la possibile vittoria elettorale del centrodestra guidato da Giorgia Meloni sarà accompagnata da un forte rallentamento dell’economia, da un’inflazione record e da una crisi energetica le cui conseguenze sono tutte da valutare. Non sarebbe giusto affermare che la destra ci porta in recessione, anche perché Mario Draghi ha già previsto “un autunno difficile” per il Paese a causa del clima economico internazionale, degli effetti della guerra e della lentezza nell’applicazione del PNRR. Però le prime ricette sociali ed economiche che emergono da Berlusconi, Meloni, Salvini non sono improntate a moderazione, serietà, responsabilità. Appena indette le elezioni politiche del 25 settembre è iniziata la gara a chi la spara più grossa. Si poteva sperare che dopo aver vissuto il biennio tragico della pandemia (oltre 170mila morti in Italia), la classe politica fosse più cauta, ma l’illusione è svanita in un trionfo di sciagurate ricette.

Berlusconi riscopre le pensioni

La destra è prontissima con le sue proposte. Ricordando i gloriosi slogan di un tempo passato, Silvio Berlusconi ha annunciato l’aumento delle pensioni minime a mille euro. Questa integrazione costerebbe 31 miliardi di euro (LaVoce.info). D’altra parte gli elettori che hanno più di 55 anni sono quasi 25 milioni e rappresentano un bacino elettorale sensibile alla previdenza. Anche Matteo Salvini ha rispolverato il vecchio armamentario. Oltre ad annunciare la riapertura della caccia agli immigrati, il leader leghista propone la “pace” fiscale, cioè il solito condono per gli evasori, che sarebbe propedeutica a una riforma del fisco basata sulla flat tax, cavallo di battaglia già della precedente campagna elettorale del 2018. Vorrebbe poi riformare, tagliando il numero dei beneficiari, il reddito di cittadinanza. Questa conquista, invece, è difesa dal Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, e probabilmente anche dagli ex grillini espulsi o scappati, così come insiste per la conferma del super bonus per l’edilizia sulla cui incerta formulazione, e sull’abuso, si è innestata una truffa storica.

Sono solo i primi assaggi. Però la crisi di governo e l’avanzata di una destra trionfante ha già prodotto risultati disastrosi. La riforma dei taxi è stata stralciata, niente per l’ennesima volta. Evidentemente l’assalto a Palazzo Chigi, appoggiato da Fratelli d’Italia, è servito. Adesso sono i gestori degli stabilimenti balneari a puntare su Fratelli d’Italia (l’amico Salvini del Papeete è considerato un mollaccione dopo aver ceduto alla fermezza di Draghi sul tema), una vittoria di Giorgia Meloni alle elezioni potrebbe bloccare il lento, faraginoso processo di apertura e regolarizzazione del mercato tutelando finalmente gli interessi dello Stato, dei cittadini come ci chiede l’Europa da anni. Non è un tema, quello europeo, che possa turbare l’azione di Fratelli d’Italia che rivendica il suo patriottismo anche sulla spiaggia.

Gorgia Meloni con Viktor Orbán

Il programma pericoloso degli amici di Orbán

In questa torrida campagna elettorale sarebbero auspicabili onestà e serietà nei messaggi dei partiti, in una fase così delicata. Chi vincerà le elezioni avrà di fronte problemi vecchi e nuovi, in una situazione economica in peggioramento che impone di uscire dagli schemi della propaganda. Stiamo vivendo il passaggio tra la ripresa dell’economia dello scorso anno (oltre il 6,6%) e il brusco rallentamento del 2022 (Pil al 3%, secondo il Fondo Monetario Internazionale) e del 2023, mentre l’inflazione è il pericolo numero uno: in giugno i prezzi sono saliti dell’8% in Italia, una stangata per le famiglie. La stretta monetaria negli Stati Uniti ha accentuato il rischio di recessione e la stessa mossa di aumentare i tassi di interesse della Banca Centrale Europea alimenta timori sulla tenuta dell’economia dell’area euro. Inoltre il nostro Paese ha un debito pubblico di 2700 miliardi di euro, oltre il 150% in rapporto al Pil.

La sospensione del Patto di Stabilità europeo ci dà un po’ di fiato e buona parte del nostro spazio di manovra dipende dall’Europa, dai suoi fondi e dai suoi sostegni, come abbiamo visto negli ultimi due anni. Piaccia o no, è bene ricordare soprattutto a chi ha simpatie sovraniste, agli amici di Orbàn che non sopportano Bruxelles, che l’Italia è stato ed è il maggior beneficiario degli aiuti europei per il contrasto agli effetti della pandemia. Davanti alle urne c’è uno scenario rischioso, che può portare a una nuova recessione, soprattutto se Putin ridurrà ulteriormente le forniture di gas. Non é una prospettiva incoraggiante per chi deve guidare il Paese nei prossimi cinque anni.