Condannato Naval’nyj
e dal tribunale il blogger
lancia il suo “j’accuse”

Spettrale ma ancora infiocchettato dalle luci di natale, il centro di Mosca appariva ieri sera presidiato dalla polizia dopo la sentenza di condanna contro Aleksej Naval’nyj, reparti in assetto antisommossa nelle principali piazze, al Maneggio, ai Giardini di Alessandro, nella Piazza della Rivoluzione, nella Tverskaja, nella piazza Rossa, chiuse in uscita le stazioni della metropolitana.

Lo staff del Fondo anticorruzione del blogger ha annunciato, subito dopo la lettura della sentenza, azioni di protesta nella capitale e a Pietroburgo. La libertà vigilata è stata tramutata in detenzione per tre anni e 5 mesi, che sono a conti fatti 2 anni e 8 mesi, poiché Naval’nyj ha già scontato ai domiciliari una parte della pena inflittagli per il controverso “caso Yves Rocher”.

Tre anni e cinque mesi di carcere

PutinGià nel pomeriggio e davanti al tribunale di Mosca, dove è stato trasferito per l’occasione il processo dalla piccola aula della sede periferica di Simonovskij, erano già stati fermati circa 300 manifestanti che chiedevano libertà per il blogger.

Il giudice ha sentenziato in un’aula affollata da giornalisti, autorizzati a scrivere ma non a riprendere le immagini, che dal 23 settembre, data in cui Naval’nyj è stato dimesso dall’ospedale di Berlino, al suo ritorno a gennaio, l’esponente dell’opposizione non è stato rintracciabile. A nulla è valsa la tesi degli avvocati della difesa, secondo i quali il blogger era sottoposto a terapie riabilitative, il suo indirizzo in hotel noto, e che fosse stata fatta richiesta di ispezione. Ispezione, ha detto il giudice, che non poteva essere effettuata perché il condannato non era in territorio russo.

Gli avvocati della difesa hanno annunciato ricorso in appello e si rivolgono anche al Comitato del Consiglio d’Europa per il rispetto dei diritti umani.

A rischio il gasdotto verso la Germania

La sentenza appare veramente pesante da digerire per i governi europei e persino il gasdotto Nord Stream 2 che porterà una grande quantità di gas russo in Germania, il cui completamento è sempre stato difeso dal governo tedesco, in queste ore è in forse. La visita a Mosca del ministro degli Esteri dell’Unione Europea Josep Borrell, prevista per domani e venerdì, si annuncia – date le circostanze – gravida di incognite.

La richiesta di liberazione immediata è venuta ieri, nell’immediatezza della sentenza, da molti governanti europei e dagli Stati Uniti. Quando Dmitryj Peskov, il portavoce di Putin, ha dichiarato che Mosca “non si cura delle reazioni degli Stati Uniti, che non possono dare lezione a nessuno”, la risposta americana non si è fatta attendere, “Mosca – ha detto il neo segretario di Stato Antony Blinken – fa un grande errore se crede che questo riguardi noi. Riguarda loro, riguarda la frustrazione del popolo russo di fronte alla corruzione e all’autocrazia”.

Abbastanza surreale l’atmosfera nell’udienza finale del processo, la moglie di Naval’nyj, Julja, era seduta in prima fila, ha sorriso al marito che a sua volta l’ha salutata da lontano ma ai due non è stato consentito di avvicinarsi. In compenso, Naval’nyj ha potuto, in qualità di imputato, prendere la parola e ha utilizzato questa opportunità per lanciare la sua “requisitoria”.

“Putin sarà ricordato come l’avvelenatore delle mutande”

Putin – ha detto l’imputato – pensa di rappresentarsi come un grande stratega geopolitico ma la storia lo ricorderà come l’avvelenatore. Nella storia russa si ricorda Alessandro il Liberatore (lo zar che liberò i contadini dalla servitù) e Jaroslav il Saggio, si ricorderà anche Vladimir l’avvelenatore delle mutande”. Il riferimento palese è al fatto che il Novichok che avrebbe dovuto uccidere l’oppositore era stato messo negli abiti di Naval’nyj e soprattutto nella biancheria.