Concorso scuola:
cosa ci dicono quei
nove bocciati su dieci

Questo testo più che un articolo vuole essere un grido, un grido di disappunto e di desolazione.

Chi scrive dal 2001 lavora all’Università in Francia e ha quindi avuto la possibilità d’insegnare anche nelle formazioni destinate alla preparazione dei concorsi della scuola secondaria: Capes e Agrégation.

Francia: date certe, programmi certi, posti certi

Anche oltralpe, naturalmente, ci sono problemi, difetti da correggere, cambiamenti imposti dall’alto molto discutibili. Anche qui la retorica delle competenze più importanti delle conoscenze ha fatto danni e anche qui è avvertibile facilmente un indebolimento della cultura generale tra i ragazzi e ragazze che s’iscrivono al primo anno di Università.

Eppure, c’è una procedura che ogni anno viene seguita: in primavera vengono annunciati i programmi dei concorsi che si terranno l’anno successivo. I programmi escono per tutte le materie negli stessi giorni. Ad esempio, l’anno prossimo per l’italiano, ci saranno due nuove argomenti da studiare: Galileo e Pirandello.

Poco dopo il Ministero annuncia, per ogni specialità, quanti posti saranno aperti per il reclutamento: faccio un esempio, 25 per l’italiano, 300 per la storia, 2000 per il francese. Sono veramente esempi, ma è facile trovare i numeri reali sul sito del Ministero. L’anno dopo, sempre in primavera, si svolge la prova scritta per selezionare i candidati per l’orale, che si svolge a inizio dell’estate e al termine del quale si stila una lista e – seguendo il mio esempio – i primi 25 classificati del concorso d’italiano sono assunti e possono incominciare a settembre il loro anno di “stage” prima di essere confermati e iniziare la loro carriera.

Mi scuso per avere semplificato, ma ci tenevo a fare comprendere tre aspetti importanti di questa procedura: le date certe, per tutte le materie, con un concorso unico a livello nazionale; i programmi certi, pubblicati e sui quali si possono seguire corsi all’Università; il fatto che ogni anno per ogni materia viene indicato con precisione il numero d’insegnanti che si vogliono assumere.

Crisi della cultura, crisi della scuola

A pensarci bene non è difficile, è un metodo razionale per affrontare un grande concorso nazionale, chi partecipa conosce le regole, le quali sono uguali per tutte. Le commissioni sono composte prevalentemente da professori universitari.

E allora sorge la domanda: ma questa procedura perché non esiste in Italia? Eppure, la Francia è un paese vicino e per molti aspetti simile al nostro. Perché non è possibile anche qui che il Ministero possa indicare ogni anno il numero preciso d’insegnanti che si vogliono assumere, divisi per materia, che ci sia un concorso sulla base di un programma ben definito, a date certe?

Cosa lo impedisce? Da queste domande nasce lo sconforto, il quale però diviene sconcerto quando si legge che il 29 marzo 2022 si è finalmente tenuto dopo cinque anni dal bando un grande concorso per la scuola e che il 90% dei candidati non ha superato la prima prova.

Crisi della cultura generale? Crisi della scuola e della sua capacità di formare? D’altro canto, qualche anno fa avevo letto che un certo numero di posti del concorso per la magistratura non erano stati assegnati perché nelle prove scritte erano stati rilevati troppi errori di grammatica!

Certo, anche questo. Ma a leggere le cronache dei giornali si capisce in realtà che un tale disastro sia imputabile al tipo di prova a cui sono stati sottoposti i candidati; risposte a domande multiple incomprensibili, nozionismo sfrenato e senza senso. E come non ricordare che l’attuale Ministro all’Istruzione aveva difeso il passaggio dalle conoscenze alle competenze, attribuendo alle conoscenze un carattere troppo nozionistico!

Certo, è una notizia che deve farsi largo nelle pieghe di un’attualità dominata dalla tragedia della guerra in Ucraina. Ma a me sembra una di quelle notizie decisive, che fanno comprendere lo stato reale di un paese e che appunto fanno disperare. Quanta retorica in questi due anni di pandemia sul ruolo fondamentale degli insegnanti in una situazione difficile, sulla necessità di aiutarli e in primo luogo di aumentare il loro numero per evitare classi con troppo studenti e per dare il segno su dove si voglia veramente andare, come collettività, dopo gli anni bui dell’emergenza.

Un Paese irriformabile

Foto di Wokandapix da Pixabay

E, invece, al primo grande concorso il risultato è questo. È evidente come in quel 90% ci siano uomini e donne di valore, che hanno studiato e si sono preparati anche attraverso lunghi anni di precariato e che hanno atteso per cinque anni lo svolgimento della prova. Come non comprenderli se pensassero che, in realtà, non ne valga più la pena, che un sistema così inefficace e così violento – violento nella sua inefficacia – sia immodificabile, simbolo di un paese che invecchia, che non fa più figli, senza progetto.

Certo, ci spiegheranno che con i piani europei ci sono soldi da investire per l’innovazione, sempre che non se li mangino tutti l’inflazione, le bollette e le spese militari. Certo, per fortuna, ci sono ancora tanti italiani e italiane che con genialità, coraggio di mettersi in gioco, cultura del lavoro sanno resistere a ogni crisi ed essere protagonisti di tanti esempi di eccellenza ammirati ovunque all’estero.

Ma la genialità individuale si scontra con la violenza dell’ingiustizia collettiva: un tempo si diceva ricchezza individuale, povertà pubblica. Ogni anno i miei corsi all’Università qui in Francia si riempiono sempre di più di ragazzi e ragazze italiane che sono andati via e tanti di loro sono dei “nuovi italiani”, figli dell’immigrazione, che si sentono italiani ma che pensano che purtroppo il paese in cui sono cresciuti non possa loro assicurare un futuro positivo.

E quando si leggono notizie come questa del concorso, come dare loro torto? Come non pensare, con amarezza, che il nostro sia un Paese irriformabile nel suo profondo e dove ormai sia troppo tardi per correggere ingiustizie, squilibri e procedure insensate che proteggono sempre i soliti ed escludono la grande maggioranza delle persone?