Concorsi al Sud,
il corto circuito
della destra italiana

Il recente flop del concorso per 2.800 tecnici al Sud Italia non costituisce solo un errore di valutazione da parte dei suoi promotori ma, al contrario, rappresenta anche l’immagine plastica della fallacia e delle contraddizioni delle politiche della destra italiana in materia di Pubblica Amministrazione.

Pari opportunità per tutti?

L’episodio ha fatto particolarmente clamore perché, a fronte di 8.582 curriculum selezionati tra oltre 81mila domande pervenute, solo il 65% dei candidati scelti si è concretamente recato a sostenere le prove di un concorso che prevedeva un’assunzione a tempo determinato, per tre anni, presso le pp. aa. del Mezzogiorno d’Italia. É sufficiente sfogliare i quotidiani dei giorni scorsi per ritrovare due principali spiegazioni ad un simile flop. Innanzitutto, soprattutto a fronte dei titoli e dell’esperienza che hanno dimostrato di avere i candidati posizionatisi ai vertici di una simile selezione, la modesta retribuzione del dipendente pubblico non risulta affatto attraente. Inoltre, professionisti simili non trovano in genere conveniente abbandonare una professione o una carriera nel settore privato per un contratto in un ente locale che non offre elevate probabilità di prosecuzione al termine del periodo previsto dal concorso. In altre parole, bassa retribuzione ed elevata precarietà hanno scoraggiato proprio i candidati con elevata professionalità a cui mirava in concorso.

L’eco della notizia è stata molto ampia anche perché il Ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, aveva presentato questo concorso come l’apripista di una nuova era per la Pubblica Amministrazione italiana: selezioni più rapide, digitalizzazione, maggior peso alle competenze testimoniate da titoli ed esperienze certificate per attrarre elevate professionalità nel mondo del pubblico impiego. Al contrario, le selezioni saranno inevitabilmente più lunghe del previsto ed i titoli inizialmente richiesti passeranno comunque in secondo piano. Proprio quest’ultimo punto aveva, in realtà, sollevato anche la protesta dei più giovani – per forza di cose mediamente meno titolati dei professionisti più adulti – e delle forze sindacali, proprio in nome delle pari opportunità per tutti. La mobilitazione degli aspiranti concorsisti e dei loro sostenitori era riuscita anche ad ottenere il ridimensionamento dello spazio di applicazione di una norma simile contenuta proprio nelle prime versioni del DL 44 che ha riformato i concorsi pubblici in Italia. Il flop del concorso Sud ha dato sicuramente ragione anche a loro.

Il corto circuito della destra italiana

Quello che però emerge con ancora più virulenza da tutta questa vicenda è il corto circuito della destra italiana in materia di Pubblica Amministrazione. Proprio il Min. Brunetta, durante il suo precedente mandato a Palazzo Vidoni, aveva bloccato la contrattazione collettiva (bloccando, di conseguenza, anche la crescita delle retribuzioni), aveva verticalizzato l’organizzazione del lavoro, limitato il diritto alla formazione e favorito le esternalizzazioni ed i contratti a tempo nelle pubbliche amministrazioni. Oggi, quelle stesse scelte politiche ostacolano i progetti di rinnovamento della P.A. inseguiti da quella stessa area politica. Più in generale, l’ideologia neoliberista che vuole ridimensionare il perimetro del settore pubblico ed introdurvi, dal punto di vista organizzativo e valutativo, le logiche ed i meccanismi tipici del tanto mitizzato mercato, si dimostra, per l’appunto, fallace e contraddittoria.

Diventa quindi necessario ammettere che – come ha dimostrato per ultimo anche l’esito del concorso Sud – il rinnovamento della P.A. passa anche per riconoscimenti retributivi al settore pubblico almeno in linea con gli standard europei, per maggiori diritti e per l’eliminazione della precarietà. Una simile presa di coscienza vorrebbe dire invertire per davvero la rotta delle politiche adottate negli ultimi anni in materia di Pubblica Amministrazione. Ad esempio, gli incontri tra l’Aran e le Organizzazioni Sindacali per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale delle Funzioni Centrali della P.A., che si incontreranno anche oggi per la prosecuzione della trattativa, rappresentano uno dei banchi di prova per cominciare a seppellire finalmente quella fallimentare ideologia. Soluzioni gattopardesche, disegnate per cambiar tutto affinché nulla cambi, hanno già dimostrato di essere destinate solo ad implodere su sé stesse, a danno di tutto il settore pubblico.