Concessioni balneari, una soluzione che offende chi non vive di favori

Mentre altrove tuonano i cannoni, qui da noi è tornata in voga una canzoncina degli anni sessanta, stupidina e allegrotta, canzoncina che cominciava così: “Per quest’anno non cambiare / stessa spiaggia, stesso mare”. Poi faceva: “E come l’anno scorso / sul mare col pattino / vedremo gli ombrelloni lontano, lontano…”. Profetico l’autore, Piero Focaccia: sessant’anni dopo possiamo constatare che poco è cambiato sui lidi italiani, stessa spiaggia, stesso mare, gli ombrelloni (in numero però assai più considerevole di un tempo). Soprattutto stessi “padroni”, che sarebbero poi concessionari, perché le spiagge sarebbero demaniali, patrimonio comune degli italiani, ma vallo a spiegare proprio a loro, magari a quelle famiglie che di concessione in concessione, secondo automatismi mai discussi, gli stessi bagni se li gestiscono (o se li sfruttano) dall’inizio del secolo scorso…

Perché liberalizzare le concessioni pubbliche

Non dovrebbe essere più così da tempo, dal 2006, da quando cioè, nel rispetto della cosiddetta direttiva Bolkenstein (conosciuta in Italia solo in virtù, per breve tempo, degli idraulici polacchi che saturavano il mercato del lavoro in Italia e dei calciatori svincolati, ormai liberi di andare dove vogliono) la commissione europea ci impose di liberalizzare le concessioni pubbliche, cioè i beni di proprietà statale come le spiagge, appunto, attraverso gare con regole equilibrate e pubblicità internazionale.

Non è mai accaduto che a tanto si arrivasse, ma ora leggo, in una rapidissima rassegna stampa, limitandomi ai titoli, “Balneari e catasto arriva l’accordo che sblocca le riforme” (Repubblica), “Balneari, il compromesso sblocca la Concorrenza e arriva l’intesa sul fisco” (Stampa),”Avanti su balneari e fisco, doppia intesa nella maggioranza” (Corriere della Sera). E’ fatta, mi viene da pensare: accontentata la commissione europea. Poi mi cade l’occhio sul titolo di un altro quotidiano (Fatto): “Spiagge: è il governo dei rinvii, niente accordi sugli indennizzi”. Andiamo a vedere. Leggo (in questo caso da un articolo del Corriere): “La soluzione si basa sul rinviare ai decreti applicativi della delega la definizione degli indennizzi per gli attuali concessionari, che dovessero perdere le gare, che, secondo quanto prevede il disegno di legge sulla concorrenza, si faranno a partire dal 2024…”. “Sarà l’esecutivo a sciogliere i nodi…”, dunque.

Un esecutivo assai composito. Dentro il quale molti tirano acqua al proprio mulino elettorale, incuranti di quello che dovrebbe essere l’obiettivo principe: l’interesse comune. Si vedrà. Tenendo conto che di “interesse” in campo ce n’è tanto, visto che gli stabilimenti balneari occuperebbero la metà delle coste italiane, che secondo la Corte dei conti la media delle entrate annuali per lo Stato derivanti dalle concessioni demaniali come le spiagge è stata di circa novanta milioni di euro contro un giro d’affari di 15 miliardi di euro (secondo Nomisma), che il canone minimo previsto dal governo Conte nel 2020 era stato di duemila cinquecento euro, ridotti a 500 nei due anni di covid, che dodicimila circa erano le concessioni…

La Corte dei Conti sintetizza la questione: “I canoni attualmente imposti non risultano, in genere, proporzionati ai fatturati conseguiti dai concessionari attraverso l’utilizzo dei beni demaniali dati in concessione, con la conseguenza che gli stessi beni non appaiono, allo stato attuale, adeguatamente valorizzati”.
Non si parla di evasione fiscale, di nero, di condizioni di lavoro dei dipendenti, di abusi edilizi, di mafia e di camorra, eccetera eccetera, tutto ciò insomma che fa, in alcuni casi, Italia e spiaggia italiana.

Il governo ha rischiato la rottura

Lasciamo la magistratura e la guardia di finanza ai loro compiti. Fermiamoci a quei dati, ovviamente smentiti dai concessionari in lotta, che negano tutto, assicurano di pagare il giusto e chiedono, nel caso di gara persa, equi indennizzi: cioè, spiegano, ho investito tanto, ho speso tanto, voglio essere ricompensato se non ne potrò più godere. E qui, di fronte alle angosciate preghiere di quelli che furono i “bagnini” della nostra infanzia, s’è rischiata la rottura e, per evitare la rottura, s’è rischiato il possibile ricorso da parte del governo al voto di fiducia. Lega e Forza Italia contro i Cinquestelle, tutti contro il governo: come valutare il “peso” di una impresa? Beni materiali e immateriali, costo d’avviamento commerciale (Forza Italia e Lega), “valutazione equa fatta sulla base di una perizia estimativa giurata da un perito indipendente” (Cinquestelle), valore dell’impresa al netto degli investimenti, libri contabili alla mano. Deciderà il governo, entro sei mesi, cioè decideranno gli stessi che ora non decidono. Forse.

Poi, a tempo debito e con i dovuti aggiustamenti, si arriverà alle benedette gare, che dovranno garantire ai proprietari in corso un vantaggio competitivo, “comunque tale da non precludere l’accesso al settore di nuovi operatori”: conterà “l’esperienza tecnica e professionale già acquisita” e una corsia preferenziale sarà riservata alle persone che “nei cinque anni antecedenti l’avvio della procedura hanno utilizzato la concessione come prevalente fonte di reddito”. Insomma una cosa vale l’altra.

Il governo potrebbe fissare anche una quota di spiaggia libera: magari un lembo di sabbia tra rocce inespugnabili o un tratto di costa tra un fiumiciattolo inquinante e i petroli del porticciolo. Succedeva già una volta, un tempo lontano. La certezza è che il meglio delle spiagge italiane resterà “privato”, destinato agli italiani da ombrellone, naturalmente paganti, cifre che molti potranno riferire a testimonianza diretta. Leggendo, scopro somme che vanno dai quaranta ai quattrocento euro al giorno, il lettino, la sedia a sdraio, il seggiolone del regista e non so che altro. Vista mare o meno, quinta fila o decima fila. Acqua limpida o melmosa. Certa è la vicinanza: non ci si sentirà mai soli, condividendo la stessa ombra. Chiedere a Matteo Salvini, frequentatore del Papeete, che si presenta così: “Legendary Beach Culture. Kingbed da vivere con gli amici fino al sunset ritual…”.

Prezzi in aumento, ovviamente. Tutto è più caro. C’è la guerra.

Se si pensa alla politica, viene da concludere che pagano sempre i soliti in un paese che s’arrangia sempre, giusto quanto basta per salvare privilegi, favori, mance, abusi, “famiglie” di varia natura, soldi tanti soldi e qualche voto.