Il presidente come suonerà la “fisarmonica” dei poteri?

Scriviamolo ora, mentre i giochi sono ancora aperti e quindi senza coinvolgere in alcun modo il giudizio sul nuovo presidente della Repubblica che ancora non c’è: questi giorni ci hanno detto che il meccanismo non va, che anche la prima parte della Costituzione, il meraviglioso lascito dei nostri accorti padri della Repubblica, oggi mostra la corda. La Carta attribuisce al Presidente della Repubblica pochi e limitatissimi poteri sembra scritta da chi aveva a cuore l’idea di non avere un nuovo re (neppure il re costituzionale dello Statuto Albertino) ma un accorto notaio. Era tanto vero che il Parlamento appena eletto decise di mandare al Quirinale un uomo retto e onesto, liberale (anche se i liberali di quegli anni erano una strana cosa, somigliavano ai partiti dell’epoca crispina o giolittiana) conservatore e persino monarchico come Luigi Einaudi il quale si ricorda per i gesti parchi e per non aver mai superato i compiti notarili.

Luigi Einaudi

Se fosse davvero così eleggere il presidente sarebbe un gioco da ragazzi come ancora avviene per la Germania dove Frank-Walter Steinmeier si appresta ad essere confermato nella carica anche in un quadro politico completamente nuovo. Da noi a partire almeno dalla presidenza Pertini i presidenti non sono dei notai e, andando ancora indietro in almeno due casi (Gronchi e Segni) hanno manifestato esplicite tentazioni autoritarie e quasi golpiste e in un caso (Leone) sono stati costretti alle dimissioni per palese inadeguatezza. Abbiamo assistito con Pertini prima, poi con Cossiga, ma anche con Ciampi, Scalfaro e Napolitano (all’uscente o rientrante Mattarella ci arriveremo) a presidenti protagonisti della scena politica: ricordiamo – nel bene – i moniti gridati di Pertini o – nel male – le picconate di Cossiga che li resero protagonisti della lotta politica e del confronto/conflitto tra i partiti o all’interno di questi.

Con l’inizio di quella che chiamiamo impropriamente Seconda Repubblica i presidenti sono stati chiamati sempre più spesso a sciogliere quello che il Parlamento e i partiti non riuscivano a sciogliere. Sono stati argini troppo e troppo poco rigidi (alla fin fine le leggi non firmate sono state in trent’anni due, tre?) ma anche king maker non sempre richiesti per sanare le crisi improvvise e strutturali che si aprivano. Una sola cosa non hanno fatto: non hanno mai sciolto le Camere e restituito la parola agli elettori, cosa che invece avveniva abbastanza normalmente ai tempi della prima Repubblica.

Notai o interventisti?

I commentatori e i costituzionalisti hanno inventato i poteri “a fisarmonica” del presidente, ovvero una gamma di poteri che può allargarsi o restringersi senza mai eccedere il mandato costituzionale. Certo la fisarmonica oggi rischia, nelle mani sbagliate, di diventare un misura eccessivamente lasca per contenere poteri comunque crescenti. La modalità di elezione attuale rispecchia l’idea di una carica notarile (d’altra parte l’unico dovere del Presidente è di rappresentare l’unità nazionale) quindi avvolta da una misteriosa ricerca del profilo giusto. Non esistono candidati presidenti e coloro che lavorano per essere eletti non hanno mai né l’obbligo né l’opportunità di dire cosa farebbero una volta arrivati al Quirinale.

Antonio Segni

Dal punto di vista dell’opinione pubblica l’impressione è stranissima: attorno a questo appuntamento c’è nella politica una enorme attenzione, un vorticoso giro di trattative, una serie infinita di incontri e di contatti tutti fatti rigidamente sottocoperta. In questo tempo di complottismi la politica non ha neppure strumenti per rendere effettivamente trasparente questo impegno che finisce per apparire un gioco al buio, una partita a scacchi tra campioni di cui non conosciamo l’identità, un Risiko anonimo. Mi chiedo: ce lo possiamo ancora permettere?

Credo di no, anche perché la Costituzione è estremamente vaga anche sull’altra figura chiave della Repubblica cioè del Presidente del Consiglio dei ministri. Che non è un Cancelliere, non è neppure un premier, non può neppure cambiare un ministro. Eppure questa figura appare o debolissima (parlo dell’istituzione non delle persone) quando per decidere qualcosa si sottopone a quei vertici infiniti coi capi di partiti e partitini o eccessivamente autoritaria specie quando non è il frutto di una elezione ma di un accordo necessitato come è avvenuto con Draghi ora e con Monti nel 2012.

Il Parlamento sacrificato

In tutto questo il Parlamento è da una parte svuotato e dall’altra incapace e in più sottoposto ora alla prova dell’unica riforma costituzionale approvata, quella del taglio dei parlamentari. So che mettere sul terreno di gioco oggi una riforma costituzionale complessi che ridisegni i poteri dei diversi soggetti (presidenza della Repubblica, leadership di governo e forme della rappresentanza) è un po’ troppo arduo e persino lontano dalle ambizioni dei partiti. Ma ho l’impressione che la tanto temuta crisi della politica abbia tra i suoi molti motivi (debolezza delle forze politiche organizzate, pochezza del personale politico e chi più ne ha più ne metta) sia difficile da superare se non aprendo un confronto anche su questo.

Sandro Pertini

Poteri più distinti permette di avere poteri più limitati ma, dentro i limiti, più forti. Un Presidente di garanzia, un leader di governo più efficace, un parlamento che eserciti davvero i poteri di controllo e di verifica. Check and balance come
dicono gli americani (dove comunque la crisi non è certo più piccola anzi semmai più lacerante e drammatica) da noi sono sfumati e spesso inefficaci per tutti i protagonisti della
politica e dell’amministrazione dello Stato.

L’ultimo tentativo di riforma – che per altro non toccava radicalmente le questioni dei poteri se non sulla creazione di un nuovo equilibri tra centro e periferia e l’abolizione del bicameralismo perfetto – è finito malissimo, un fallimento che oggi rende la materia ancora più scottante. Ma non è una buona scusa per non fare nulla. Chi ha idee le metta in campo e speriamo ora di discuterne avendo un nuovo (o vecchio?) Presidente, che potrebbe essere anche l’elemento di equilibrio necessario per riaprire questa discussione.