Come ridaremo la vita alla generazione
sperduta nel deserto della malattia?

[[ Sono deserta / in questo posto che non mi attraversa. // Nemmeno le rondini / che tornano sono le stesse / del marzo di prima. / Un tuffo in piscina e dicevi / quanto ero vecchia / a non voler crescere, / a volere restare bambina. ]]

Un altro mese dovrà certamente passare prima di eventuali restrizioni, eventuali, non certe. Se le vaccinazioni non arriveranno a un differente regime, se la curva dei contagi, degli accessi negli ospedali, dei morti, non subirà un notevole calo lo scenario non si modificherà di molto. E non è questione di questo o quell’altro impedimento: è la sensazione complessiva che si va a sfaldare e che tocca particolarmente le nuove generazioni, è quel “corpo della gioventù” fotografato nell’omonimo libro di Alessandra Corbetta. Questo corpo è composto da ventenni e trentenni che si sarebbero dovuti affacciare alle cabine di regia delle nostre Università, delle nostre imprese, delle nostre attività e aziende, che avrebbe dovuto caricarsi sulle spalle il futuro anche di chi ci ha preceduto e che al contrario si trovano in una lunga, lunghissima attesa, un “fine pena” che ancora non ha una data, come se un giudice spostasse avanti la condanna da un anno a questa parte.

Lo smarrimento, l’utilizzo di ansiolitici, antidepressivi, l’impossibilità a un corretto sonno non è materia esclusiva degli spot televisivi, è un allarme quotidiano che va colto come emergenza tanto quanto le condizioni economiche di molti italiani.

Impossibile non vedere questo deserto, impossibile -usando le parole della Corbetta- non essere attraversati. Lo spaesamento non riguarda più esclusivamente le classi più sfavorite economicamente ma va ad intrecciarsi con quelli che sarebbero dovuti essere i motori del nuovo pensiero umano, economico, sociale del paese.

Mancherà iul pensiero

Non bastano i fondi, non è sufficiente potere prendere un caffè fatto al bar o una pizza d’asporto: ridurre il tema a una questione economica o di consumo è svilente, il tema è altrove, è l’avvizzimento di una intera generazione, e forse addirittura due, ferma, cristallizzata, impossibilitata. A mancare sarà infine il pensiero, il contributo, l’innovazione umana non sovrapponibile a quella tecnologica fatta di macchine, fatta di disumanizzazione.

[[ Avremmo bisogno dell’immutabilità del passo, / perseverare sull’orma del vecchio / e trattenere il cappello alla folata di vento: / riconoscerci allo specchio sarebbe la vittoria / sul demone della scelta, l’ incursione dello scarto. / Lo sguardo si ferma, allunga se stesso / oltre la longitudine alla bellezza / delle tue gambe, si fa sfera / intorno ai seni sbagliati per incuranza… // Non aver trattenuto gli anni / sarà la spada. ]]

Cosa fare dunque già in queste settimane ? Ridare dignità a intere generazioni, riaprire contratti nelle Università e nella Ricerca andati perduti, favorire le imprese giovani e il lavoro giovane anche se -paradossalmente- il tema “unico” sembra quello di non licenziare, o sopravvivere attraverso casse integrazioni, contratti sempre più fragili, turni sempre più massacranti, condizioni lavorative sempre più inumane. Che l’unico antidoto alla contrazione umana ed economica sia dare nuova linfa non è certo una novità, forse dovremmo renderci conto che il momento per farlo è già ora e non attendere come in una eterna Fortezza Bastiani in un deserto sempre più complessivo. Non dovrà essere almeno per noi troppo tardi, non dovrà essere la nostra stessa società il nostro nemico. Forse “dare il nome alle cose”, quell’approccio che da Benjamin a Baumann fino all’opera di un’altra poetessa contemporanea, Rossella Renzi, ha permesso di rendere concrete le possibilità di immedesimazione è diventato sempre più necessario. E oggi concretamente la caducità dei corpi e delle menti dobbiamo affrontare, e considerare i giovani all’interno di questa caducità permettendo loro di rifiorire dopo troppi mesi di inverno.

[[L’imperativo a rifiorire / somiglia / all’incontro delle cose perse sulla luna: / il coraggio degli eroi non salverà / nessuno di noi, nessuno. (…) ]]

 

Alessandra Corbetta, Corpo della gioventù, puntoacapo 2019.