Com’è profondo Lucio Dalla. Anche dieci anni dopo

Un simpatico, tenero, emozionato ricordo di Carlo Verdone ha introdotto la presentazione della mostra su Lucio Dalla, dal titolo “Anche se il tempo passa“, aperta all’Ara Pacis di Roma dal 22 settembre a dieci anni dalla morte di uno dei personaggi più significativi della storia della musica italiana a cavallo di due secoli.

La mostra all’Ara Pacis

Una esposizione abbastanza raccolta, per quanto esposto e per gli spazi utilizzati, ma molto significativa della storia di Dalla. Del resto, Verdone ha quel disincanto, quella leggerezza, quella ironia e quell’essere a volte apparentemente fuori luogo, che appartenevano anche a Lucio Dalla, tanto piccolo fisicamente (ma capace di misurarsi con i suoi amati giganti del basket bolognese) quanto di statura artistica inarrivabile per tanti. E il connubio fra di loro, la commedia fresca e spiazzante del Verdone dei primi anni 80 e le canzoni indimenticabili del Dalla di quel periodo, non potevano che contribuire all’enorme successo del divertentissimo “Borotalco“.

Anche Renzo Arbore ha spiritosamente ricordato la sua conoscenza di bambino con Lucio Dalla e con la sua mamma a Manfredonia, nella Puglia del Tavoliere degli anni 50. E questi due piacevolissimi e brevi racconti di ricordi hanno fatto da perfetto viatico alla visione della mostra, che merita una tranquilla passeggiata nei suoi vari spazi dedicati alla vita dell’artista.

Foto oggetti e musica

Tanti oggetti importanti e identificativi della figura di Lucio, i suoi berretti, i suoi occhiali, il suo clarinetto, i suoi soprabiti, le giacche, anche i giocattoli di bambino, emozionano al passaggio. Tante foto di epoca, con la figura della madre, eccellente sarta, che lo guidava amorevolmente in quell’infanzia dell’immediato dopoguerra. E quella del padre, morto troppo presto, quando Lucio aveva sette anni. E con il Dalla bambino che già recitava con grande carisma.

Le sue prime esperienze musicali nella Bologna swing e jazz (suo grande amore) dei folgoranti anni 60. Altre foto con personalità importanti, affetti della sua intensa vita. Le esperienze cinematografiche, più di una, fra queste un ruolo ne “I sovversivi“, dei fratelli Taviani. Tutte le copertine dei suoi dischi, con la sequenza dei primi anni (e il periodo del sodalizio con Roberto Roversi), i magnifici anni 80 con un almeno tre assoluti capolavori (con canzoni come “Anna e Marco“, “La sera dei miracoli“, “Com’è profondo il mare“, “Futura“, “Il cucciolo Alfredo“, e mi fermo qui). Uno schermo con la proiezione di alcuni brani dal vivo (forse all’ascolto si poteva concedere più spazio…) eseguito in tempi più recenti.

Le sue canzoni indimenticabili

Come molti sanno, Lucio Dalla morì dieci anni fa in una camera d’albergo di Zurigo, dopo un concerto, senza la possibilità o il tempo che qualcuno lo aiutasse. Ironia triste della sorte malandrina, per un uomo che amava tanto la vita e che si circondava ed alimentava della presenza degli altri. Ma aveva anche un atteggiamento sufficientemente disincantato verso la vita e la morte, come parte della sua filosofia di vita.

“Ero davvero un bambino prodigio, da piccolo. Poi, divenuto adolescente, non ero più né un bambino, né un prodigio”, racconta lui con ironia. Dopo diventò semplicemente un grandissimo artista, capace di regalare a tutti noi una schiera di canzoni indimenticabili, che non finiranno mai fuori dal tempo.

E per chi volesse trovare altro, oltre questa bella mostra e le sue canzoni magnifiche che sempre possiamo ascoltare, suggerisco due preziose possibilità: ritrovare il suo programma “Un angolo di cielo“, del 2009, dimenticato in fretta ed a torto, dove Dalla immaginava di sottoporsi ad un intervento al cervello che faceva scatutire i suoi ricordi di una vita, il tutto in una strana atmosfera onirica, sospesa, a tratti felliniana. E rivedere il prezioso documentario “Per Lucio“, di Pietro Marcello, del 2021, con i ricordi di tanti suoi veri amici e collaboratori, tante sue originali immagini, il percorso parallelo della sua storia evoluzione artistica e la turbolenta Italia di quegli anni irripetibili.