Come è triste Caserta. Eppure qui nacque Ernesto Rossi

Corso Trieste è la strada principale di Caserta che conduce i molti turisti di un giorno, se non di poche ore, all’ingresso della famosa reggia e che forse per questo appare come l’unica via della città ad essere oggetto di cura costante.

A camminare in questo periodo lungo il corso ci si trova ad essere accompagnati quasi passo a passo dai manifesti elettorali dei candidati a sindaco del luogo: i volti riprodotti in primo piano hanno espressioni fra l’ammiccante e il sornione che la dicono lunga sulle esperienze comuni di vita da cui sono stati scolpiti, nelle quali sembrano purtroppo annullarsi le differenze di appartenenza politica e con esse ogni concreta speranza di un futuro diverso dal presente.

Accanto al corso principale esiste un altro mondo, di gran lunga più esteso e più popolato, in cui a dominare è invece una bruttezza atavica, inasprita dal tempo pandemico attuale, di palazzi storici in rovina, come quello della famiglia Vanvitelli che ha dato i natali a Luigi, architetto della reggia e dello straordinario acquedotto Carolino, che si può ammirare a pochi chilometri dalla città, di fondi commerciali dismessi e polverosi, di strade dissestate, di orribili condomini anni ’70, privi oltretutto da tempo di qualsiasi manutenzione.

La targa della casa natale di Ernesto Rossi

ernesto rossiProprio davanti ad uno di questi palazzacci una piccola targa dà conto che un tempo lì esisteva la casa dove nel 1899 nacque Ernesto Rossi, ricordato come federalista europeo, quale autore cioè del Manifesto di Ventotene insieme a Eugenio Colorni e Altiero Spinelli. L’Europa però da qui è davvero lontana, come lo sono le idee riformatrici di Rossi, che fu antifascista giellista e trascorse in carcere non pochi anni della propria vita, tanto che pensare in questa città al suo noto scritto Abolire la miseria sembra un modo di rifugiarsi nella consolazione utopistica.

Nello scenario straniante di Caserta, così comune purtroppo ad altre località italiane, non soltanto del sud, si può misurare, infatti, tutto il fallimento della storia politica repubblicana, che nel corso di pochi decenni ha vanificato lo straordinario patrimonio politico e morale resistenziale da cui discende.

Qui è morto dissanguato un diciottenne ferito in strada

Lo dimostra il fatto che a Caserta, in questo lembo di terra, a due passi da Napoli, un giovane di 18 anni, ferito da un coetaneo, può morire dissanguato in una piazzetta degradata, vicino al bel corso principale, in attesa di soccorsi che arrivano con indecente ritardo e in assenza dell’attenzione necessaria, sopratutto in questo tempo pandemico, alle centinaia di ragazzi che la sera si riversano nelle strade.

Non si tratta di un grave e isolato fatto di cronaca nera, cui dedicare soltanto qualche secondo nei notiziari nazionali, se si pensa che molti di questi giovani comunicano esclusivamente attraverso la forza fisica, che spesso diventa violenza, magari innescata da stimoli elementari come un’occhiata considerata di troppo. È una drammatica mancanza di capacità linguistica, che denuncia l’assenza di un pensiero articolato, dunque di qualsiasi riflessione; è segno inequivocabile di inciviltà, che chiama in causa tutti, in primo luogo chi riveste ed ha rivestito ruoli di governo locale e nazionale.

L’inciviltà contemporanea delle diseguaglianze

E si tratta di inciviltà contemporanea in cui antiche limitazioni sociali ed economiche, riconducibili sopratutto alla disparità dei punti di partenza, si intrecciano con trasformazioni moderne, in primo luogo tecnologiche, la cui democraticità è soltanto apparente per chi non abbia acquisito gli strumenti culturali necessari per riconoscerne le insidie manipolatorie.

È questa inciviltà che l’azione politica dovrebbe prendere in carico come sua prima preoccupazione, altrimenti nessuna vittoria elettorale, di nessuna parte politica e a nessun livello, potrà essere tale, visto che non sarà volta a servire e difendere sul serio il bene comune, che pretende anzitutto la formazione morale dell’individuo, questione che in Italia continua di fatto ad essere ignorata.

Ripartire da Rossi, Rosselli, Spinelli

EuropaNon a caso l’agire politico degli ultimi decenni si è mostrato troppo spesso in continuità con la sua peggiore tradizione, per quanto declinata in chiave contemporanea e cioè sulla base soprattutto di raffinate e pericolose strategie comunicative, visto che a guidarlo sono stati tanto i soliti interessi personali e familistici, quanto le più distruttive smanie individualistiche, che ne hanno di fatto determinato il fallimento, se si pensa che a guidare il governo nazionale attuale è un cosiddetto tecnico.
Per questo pare quanto mai necessario ripartire da quanto sosteneva Carlo Rosselli – che proprio con Ernesto Rossi e insieme ad altri fu uno dei punti di riferimento del movimento liberalsocialista di Giustizia e libertà – nel suo volume Socialismo liberale, pubblicato in Francia nel 1930, dove si afferma che in Italia: «la formazione della cellula morale base – l’individuo – è ancora in gran parte da fare.

Difetta nei più, per miseria, indifferenza, secolare rinuncia, il senso geloso e profondo dell’autonomia e della responsabilità».