Combattere la mafia
combattendo la plastica

La guerra alla plastica, a causa dell’impatto devastante che questo rifiuto ha in ogni parte del pianeta, si connota oggi di un valore aggiunto importante che decreta l’urgentissima necessità di ridurne drasticamente l’uso fino a cancellarne del tutto l’impiego. Combattere la plastica vuol dire attaccare gli affari illeciti delle mafie che lucrano su imballaggi, riciclo e smaltimento con profitti miliardari e sistemi criminali.

Lo denuncia un dossier di Valori.it, il sito online di Finanza Etica che invita tutti ad una svolta: abolire un materiale che nel passato ha rappresentato una rivoluzione dei costumi e che ha accompagnato il boom economico degli anni ’60, ma la cui eliminazione oggi, nel nome della difesa del nostro ecosistema e della innovazione tecnologica, “ci consente di imboccare una strada più pulita per il futuro”. E potrebbe nel contempo, prosciugare i canali a cui le mafie si abbeverano facendo utili da capogiro.

Il dossier riporta infatti un caso di cronaca giudiziaria, ma che ha scoperchiato le trame losche che in Sicilia intrecciano mafia, agricoltura e rifiuti. L’arresto di Puccio Giombattista , detto “Titta U Ballerinu” per via della sua bravura negli affari, in equilibrio tra la “Stidda” e “Cosa Nostra” e ritenuto dalla Procura di Catania responsabile di un vero e proprio “cartello mafioso” di imprese che ha assunto il dominio nel settore degli imballaggi destinati alle produzioni ortofrutticole di Vittoria. Secondo i giudici che gli hanno confiscato 45 milioni di euro tra attività commerciali, immobili e autovetture, Giombattista attraverso un “modus operandi” dei gruppi mafiosi esistenti nella zona, fatto di intimidazioni, soprusi e ricatti, ha preso il controllo di un florido settore economico come quello della produzione di imballaggi per la filiera agroalimentare della provincia ragusana, inquinando il pomodorino siciliano, prodotto leader sulle tavole di tutto il mondo, di mafie e di plastica.

L’arresto di “Titta U Ballerinu” ha messo in luce l’interesse delle agromafie siciliane per le plastiche da confezionamento e da imballaggio. Che esistesse una decisa penetrazione della criminalità organizzata nella produzione delle plastiche per l’ortofrutta, lo aveva denunciato già nel 2017 il V Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia. “Piatto ricco mi ci ficco” aveva sentenziato Giancarlo Caselli l’ex magistrato a capo della Procura di Palermo e di Torino a proposito dell’infiltrazione mafiosa nel sistema agroalimentare dell’isola. E la provincia di Ragusa risultava quella a più alto indice di permeabilità mafiosa con una fortissima “pervasività del tessuto criminale nei settori economici in crescita come quello agroalimentare e delle plastiche”.

L’arresto di “Titta U Ballerinu” dimostra che il sistema criminale copre ormai l’intera filiera che va dalla gestione dei caporali nei campi, fino alla tavola. La mancanza di controlli e la latitanza dello Stato hanno permesso alle varie famiglie mafiose di agire indisturbate “dal controllo della manodopera, attraverso ogni tipo di sfruttamento da parte dei caporali al soldo mafioso”. Il personaggio chiave è proprio Puccio Giombattista, l’equilibrista che ha creato un oligopolio, ora congelato dalla magistratura. Sette società, oggi sotto sequestro, che gestivano sia l’ingrosso e il dettaglio di prodotti per l’agricoltura che la fabbricazione di imballaggi e che imponevano l’acquisto di cassette di plastica con la forza dell’intimidazione. “La cassetta di plastica diventa una partita di giro” come riporta il dossier di Valori.it. Ma non è solo la plastica delle cassette o degli imballaggi, perché il sistema perverso dell’agricoltura forzata ha generato meccanismi economici e sociali distorti. Infatti, la plastica è l’elemento principale per la costruzione e la manutenzione delle colture in serra che si estendono a perdita d’occhio in tutto il territorio di Vittoria. Stiamo parlando di guadagni enormi se si considera che la filiera della plastica finisce con lo smaltimento in impianti specifici poiché si tratta di un rifiuto speciale altamente tossico essendo impregnato di fertilizzanti, fitofarmaci e pesticidi impiegati in agricoltura.

Le campagne a favore dell’abolizione progressiva dell’uso della plastica, su cui l’Italia sta dando un importante contributo (divieto delle buste di plastica, dei cotton fioc non biodegradabili e delle microplastiche nella cosmesi), dimostrano quindi di avere molteplici effetti positivi che vanno dal togliere linfa vitale alle mafie e alle lobby dei fossili, fino alla difesa e alla salvaguardia dell’ambiente nel quale vogliamo continuare a vivere.