Colei che scrisse, Enheduanna la prima autrice della storia

Nome, la parola che serve a designare una singola persona. E senza nome? Non si esiste. Non si è parte della storia. Chi è la prima persona nella storia umana che abbia scritto delle frasi, una storia, una poesia, che siano arrivate sino a noi e di cui conosciamo il nome?

A questa domanda risponde una mostra negli USA presso la “Morgan Library” a New York, di cui ha scritto sul The New York Times Jennifer Schuessler. La mostra sarà aperta sino al 19 febbraio 2023. Titolo della mostra “She Who wrote: Enheduanna and Women of Mesopotamia, ca 3400-2000BC” (Colei che scrisse: Enheduanna e le donne della Mesopotamia, circa 3400-200 a.C.) E sì, si tratta di una donna, una poetessa ma non solo.

Il curatore della mostra Sidney Bacock ha spiegato che se si chiede a qualcuno chi sia il primo autore della storia umana, la risposta non è: una persona della Mesopotamia, e in ogni caso, mai di una donna. Di solito si cita qualcuno della Antica Grecia e se si parla di una donna, di Saffo che è vissuta circa mille anni dopo.

E’ abbastanza naturale che non si sia sentito parlare di Enheduanna, sino al 1927 il suo nome era totalmente sconosciuto, è l’anno in cui l’archeologo Sir Leonard Willey trovò degli oggetti che portavano il suo nome. Il nome vuol dire nella lingua Sumera “Ornamento del paradiso” ed era un sacerdote (come vuole il nostro primo ministro) di alto rango della divinità lunare Nanna (sumerico)/Suen (akkadidico). Sappiamo che ha composto 42 inni per altrettanti templi e tre poemi che vengono considerati di grande importanza nella storia letteraria della Mesopotamia e non solo.

Foto: The Morgan Library & Museum

Enheduanna era non solo un personaggio religioso importante ma aveva un notevole potere politico come figlia di Sargon di Akkad o il Grande, che è considerato il fondatore del primo impero al mondo. Gli inni che scrisse per i templi sono stati trascritti e copiati per centinaia di anni dopo la sua morte. Alcuni sono in mostra sulle tavolette di argilla che venivano incise con la scrittura chiamata cuneiforme.

In uno degli inni descrive il processo creativo: è un estratto dal poema “L’esaltazione di Inanna”, dea dell’amore e della guerra.

Ho dato vita, o amata Dea, a questa canzone per te. Quanto ho recitato per te a mezzanotte il cantore lo può ripetere a mezzogiorno.

E alla conclusione dell’inno l’autrice afferma:
Chi ha scritto questa tavoletta è Enheduanna. Mia Signora, quanto è stato qui creato non è mai stato creato prima.” (trad dall’inglese)

Gli inni sono stati considerati la voce di un poeta molto talentuoso, da parte di Betty De Shong Meador, analista Junghiana che li ha tradotti in inglese. In alcuni degli inni si coglie anche l’abilità matematica della poetessa, fatto non sorprendente dato che le origini della matematica sono anch’esse in Mesopotamia di pari passo all’ invenzione della scrittura.

Alla mostra c’è un probabile ritratto di Enheduanna in un disco di calcite probabilmente del 2300 a. C. E’ riconoscibile tra i quattro personaggi per il vestito elaborato e la acconciatura. A sinistra si vede uno ziggurat, i famosi templi torre della Mesopotamia. Il curatore ha sottolineato l’importanza delle donne nella società del tempo, avevano anche diritto ad ereditare le proprietà della famiglia.

Mostra “She who wrote”, The Morgan Library & Museum

Molti altri oggetti in mostra sottolineano il ruolo importante delle donne nella società di allora. Molti degli oggetti vengono dalla collezione del “The Penn Museum”.

Un nome, Enheduanna, che è arrivato sino a noi grazie alle tecnologie dell’epoca, la scrittura, le tavole d’argilla, e la cultura di donne e uomini di una civiltà di migliaia di anni fa. Il nome di una donna.

Di altre donne si sa forse il nome da pochi giorni. Due donne uccise, di cui nessuno è venuto a reclamare il corpo, o a fornire informazioni. Sembra che i loro nomi siano stati trovati grazie all’ufficio dell’immigrazione, neanche l’ambasciata cinese sembra ne sapesse nulla. Uccise insieme ad un’altra donna colombiana di cui si è subito saputo il nome, grazie alla sorella. I loro nomi Yang Yun Sia, 45 anni e Li Yan Song, di 55. Il giornale “Il Messaggero” scrive che la più giovane aveva un figlio lasciato in Cina, dove doveva recarsi a breve. Donne, persone di cui i giornali hanno voluto sottolineare la professione, scrivendo quelle parole a grandi caratteri nei titoli.

Storie di donne, di cui sappiamo il nome e sono passati più di 5.000 anni. Di altre chissà, oggi, nel 2022. Quando si dice il progresso della civiltà.

Si può vedere la mostra nel sito: https://www.themorgan.org/exhibitions/she-who-wrote