Clima e energia:
i risultati del G20
snobbati dai media

Nei giorni del 22 e 23 luglio si è svolta a Napoli una importante riunione del G20 su ambiente clima energia.

A quanti italiani interessa? Quanti lo sanno? Poiché l’informazione, nel senso della diffusione delle notizie, la fa la stampa quotidiana e la risposta è sconfortante. Chi legge solo il “Corriere della sera” ha avuto notizia del vertice napoletano alla pagina 18 (ieri 23 luglio); chi legge “la Repubblica” ne ha avuto informazione in prima pagina con rinvio alle pagine 11 e 12. Se la sono cavata meglio i lettori di “Stampa” e “Manifesto”, ma sono parecchi di meno.

D’altra parte per quanto importante sia l’informazione, con quanto ne consegue, in termini di sensibilizzazione e invito a comportamenti “corretti”, è anche vero che l’Italia è solo un quartiere del villaggio globale Terra. Villaggio nel quale contano soprattutto informazione, sensibilizzazione e comportamenti degli abitanti di quei quartieri/megalopoli che si chiamano Stati Uniti, Cina, India, Australia, Emirati Arabi. Che significa ben oltre la metà degli abitanti del pianeta. Cioè più di quattro miliardi di persone i cui interessi sono strettamente legati a produzione, vendita e consumo di carbone e petrolio.

Dunque al vertice di Napoli sono stati tutti d’accordo che la biodiversità va tutelata e che gli ecosistemi vanno protetti, ma la decarbonizzazione e la depetrolizzazione che sono l’impegno assunto a Parigi a dicembre 2015 sono un’altra cosa. Una cosa alla quale si dovrà provvedere, ma a tempo debito. Dove per debito non si intende quello assunto da ciascuno di noi verso figli, nipoti e generazioni future che ci hanno dato in prestito la Terra che abitiamo. Per tempo debito si intende che la cosa va fatta con calma perché come recita il Qoèlet (l’Ecclesiaste) “Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo… Che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?”

Insomma, molto sintetizzando, è questo che si può ricavare dalle conclusioni del napoletano G20: il linguaggio diplomatico che costituisce il vademecum di questi eventi è sempre lo stesso insieme di frasi che vorrebbero essere rassicuranti se non fossero ripetitive e prevedibili come la nebbia in Val Padana: “condividiamo l’esigenza”, “ci impegniamo”, “incoraggiamo”…

Il ministro Cingolani da buon titolare della transizione, vale a dire del “passaggio”, lo ha detto in modo chiaro “su energia e clima lo sforzo maggiore va fatto subito”. Perché, come spiega bene Paolo Cacciari (“il manifesto”), “economia e clima sono due facce della stessa medaglia”; di conseguenza “Se le attività umane non rientrano urgentemente nei confini della capacità di carico della biosfera, i disastri ambientali, semplicemente, si sommeranno a quelli sociali.”.

Il problema, dunque, è che molti dei partecipanti al G20 non hanno avuto chiaro che la medaglia è una non tante quanti sono gli interessi economici dei vari Stati. Per cui se quelli ai quali facevo prima riferimento (esclusi gli Stati Uniti) si oppongono a realizzare da subito lo sforzo dando il peso che non merita all’altra faccia della medaglia, non solo mala tempora currunt sed peiora parantur. E tempi perfino peggiori se ne preparano se non si approfitta al massimo di occasioni come questa del G20.

Perché, come è stato opportunamente ricordato, quelli riuniti a Napoli erano i rappresentanti dei 20 paesi del mondo che da soli costituiscono l’80% del Pil mondiale; più dell’80% del consumo energetico mondiale e più dell’80% della CO2 emessa in atmosfera. Erano questi che si sono incontrati per discutere di tutela di ecosistemi e biodiversità, di clima, energia e decarbonizzazione.

Con quali risultati? Le conclusioni tratte e rese note dal Ministro Cingolani in conferenza stampa sono state definite importanti e frutto di un accordo “unico” (comprendente anche la Cina), “Il più completo mai concepito”. I contenuti non sono ancora noti nei dettagli: sono descritti in un documento di molte pagine che sarà reso noto nei prossimi giorni. È come quando a fine di un processo si rende nota la sentenza rimandando a poi le motivazioni. Se veramente vi sono le eccezionali novità promesse da Cingolani, si potrebbero ritenere un passaggio di testimone alla Cop26, (ennesima della serie) la conferenza dell’Onu sul clima che si svolgerà a novembre a Glasgow, in partnership con l’Italia.