Clandestino: dietro il nome, gli uomini. Giustizia e verità nel libro di Colombo

L’ultimo libro di Furio Colombo, Clandestino (La Nave di Teseo) va letto innanzitutto come un libro morale, un libro dentro al quale ritrovare gli elementi basilari della relazione, l’ecologia della giustizia e l’igiene della verità. Furio Colombo è tra i pochi oggi capace di scagliarsi con estrema lucidità contro l’onda montante e insieme strisciante che agendo sulla confusione e sulla paura trasforma i fatti e le notizie in fakes news. Le fakes news come avverte Colombo in un utilissimo glossario in apertura di volume, oltre ad avere una storia lunga che risale all’epoca di Ronald Reagan, non sono banalmente balle, ma sono lo strumento principale di una politica falsificatoria e ghettizzatrice.

Colombo presenta una lettura icastica dei fatti che si muove all’interno di un discorso democratico e civile che evidenzia la fallacia e la sostanziale assenza di verità della retorica predominante che si pone come obiettivo esclusivo la creazione di stati esistenziali di libertà limitata.

Il clandestino che dà il titolo al libro riassume infatti la falsificazione ed insieme l’idea ottusa e restringente di una società che non solo non si sta opponendo alla paura, ma la traduce nell’elemento sostanziale della propria quotidianità: la paura diviene il nome delle cose e soprattutto degli uomini. La paura è infatti generata da una continua e capillare falsificazione dei fatti che ha come unico risultato non solo il respingimento invece che l’accoglienza di persone in fuga da territori invivibili, ma va oltre abbattendo le colonne portanti della stessa società europea.

La negazione dei diritti è infatti l’elemento centrale di una politica che nega accoglienza che nega aiuto e soccorso; e non c’è bisogno di citare certo Bertolt Brecht per coglierne gli effetti nemmeno troppo a lungo termine. Clandestino attraverso un brillante scambio con i lettori che pongono dubbi e domande a Furio Colombo evita il didascalismo facile e accomodante per entrare subito nel tema riportando la realtà e la politica alle sue responsabilità.

Un libro che restituisce dignità anche ad un giornalismo, quello italiano troppo spesso asservito a logiche di potere anche da parte di chi non solo esplicita il proprio servilismo, ma anche da parte di chi facendosi passare per cane da guardia sembra però incapace di leggere la realtà oltre la punta del proprio naso e del proprio coatto narcisismo. Una lezione, quella di Furio Colombo, di sguardo e profondità che non priva di ironia, appare utile e necessaria per i giorni di tremenda navigazione che ci aspettano.

Furio Colombo
Clandestino. La caccia è aperta
La Nave di Teseo
14,00 euro – 172 pagine