Chiarezza culturale per ridare al Pd le ragioni del suo esistere

Gentile direttore,
la presente riflessione vuole porre l’importanza della chiarificazione culturale come passaggio ineludibile per ridare al Pd le ragioni di una presenza nella società odierna. Vorrei ricordare che all’indomani dell’investitura a segretario del Partito democratico Walter Veltroni il primo atto fu quello di rendere omaggio a Don Lorenzo Milani. Di quel gesto ce ne siamo subito dimenticati. Lì, invece, c’era già tutto, il nuovo inizio. Chi è più ultimo dei poveri se non i bambini più poveri?, in quel piccolo pezzo di mondo c’era la rappresentazione umana del mondo, la solitudine, il disagio quotidiano e la sofferenza, ma c’era anche disegnato il sogno di una società riscattata.

Per Veltroni andare a Barbiana significava legare il Pd ad una visione della storia, che ci fornisce le categorie culturali per interpretare il tempo che viviamo, per modificarlo attraverso l’atto-prassi, come ci ricorda Antonio Gramsci, perchè non esiste una realtà fissa e data per sempre.

Oggi, nell’immaginario collettivo il Pd è percepito lontano dai problemi reali, amico dei poteri forti, autoreferenziale, che ha come solo obiettivo l’occupazione delle poltrone. Una narrazione dura e spietata. La visione culturale non ci fa dimenticare chi vive il dramma quotidiano di chi è senza lavoro, la visione non ci fa dimenticare i lavoratori precari, la visione non ci fa dimenticare la sensibilità sociale, la visione non ci fa dimenticare che la missione di tutta l’azione politica è garantire l’interesse di tutti. Il partito non deve essere espressione di una congrega di tecnocrati, operatori di una società altamente competitiva, dove quello che conta è essere funziona(ri)li ai principi di prestazioni, di efficienza e di produttività, elementi di società priva di un’anima. Dobbiamo rifiutare il modello di partito a tema, che riduce l’azione politica ad mero tecnicismo che crede al solo basta fare. Di fronte alle nuove sfide, un partito responsabile deve avere l’ambizione non solo di governare i processi in atto, ma avere anche l’ambizione di saperne generare altri, alternativi e che rispondano al principio di sviluppo sociale. Ritornare all’origine significa porre al centro l’importanza della natura culturale. Aldo Moro diceva che il partito ha una prospettiva storica più ampia rispetto ai suoi rappresentati, dobbiamo essere degni rappresentati di quella storia. La politica è impegno quotidiano, ma è anche un’avventura umana e culturale, un cammino che è iniziato e che continua oggi, con la stessa passione.

Sandro De Bonis, Pd Pavia