Chi si candida a Roma?
La difficile coalizione per il Campidoglio

Una crisi economica e sociale senza precedenti, l’aumento della povertà, delle morosità incolpevoli, la ristrutturazione di Alitalia alle porte che potrebbe produrre 10.000 disoccupati, la pubblica amministrazione locale e nazionale impoverita nelle competenze da centinaia di migliaia di figure tecniche e amministrative che sono andate in pensione o che ci stanno andando. Le crisi delle più importanti aziende di servizi alla città, quella dei trasporti Atac, e quella dei rifiuti, Ama.

Il momento più nero della città

Si può certo ritenere che la pandemia da Covid-19 sta colpendo duro su Roma anche a causa di una economia distorta, che ha puntato troppe carte sul turismo mordi e fuggi, su servizi di bassa qualità. Certo, bisognerà cambiare paradigma e immaginare la Roma futura ma, intanto, la consultazione elettorale per il Campidoglio si svolgerà, con ogni probabilità, nel momento più nero della città dalla guerra ad oggi. Quanti posti di lavoro sono andati persi nell’ultimo anno, quanti sono precipitati in una condizione di indigenza dalla quale sarà difficile sollevarsi? Quante saracinesche sono state abbassate, quanti affitti corrono mentre l’attività è sospesa?

Giovanni Caudo, presidente del Terzo Municipio snocciola cifre da paura: prima della pandemia nel centro commerciale Porta di Roma c’erano 4500 contratti a termine, oggi sono ridotti alle centinaia. Il Municipio distribuisce 1400 pacchi famiglia ogni due settimane, prima del Covid la distribuzione interessava 120 famiglie. Le cose non vanno meglio nel Primo Municipio, così detto della ZTL, dove, in realtà, vivono molti anziani fragili e soli e molti senza fissa dimora. Nonostante i tagli alla spesa sociale del Campidoglio, il Municipio (presidente Sabrina Alfonsi, assessore al sociale Emiliano Monteverde) ha siglato un Patto di comunità per l’assistenza a senza fissa dimora, famiglie con fragilità, anziani soli. Ma è dura, con la desertificazione dei b&b e degli alberghi, delle mille attività che vivevano di turismo.

Possibile una ripresa rapida

Dicono le agenzie economiche che la ripresa, quando il virus sarà sconfitto, sarà rapida. Ma perché ciò avvenga bisognerà mettere in campo le misure giuste, si dovrà utilizzare bene i crediti europei e i denari a fondo perduto.

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Foto di Engin Akyurt da Pexels

La sinistra, però, il centro sinistra non parlano di questo. Il Pd in primo luogo. Cercano un candidato e non parlano con la città. Per la verità, nemmeno il centro destra ci riesce.

La sindaca, unica candidata effettivamente in campo dalla scorsa estate, sfoggia con orgoglio un misero (per un sindaco uscente) 26 per cento. Primeggia fra silhouette di ipotetici avversari. Come da tradizione elettoralistica, ha finalmente mandato in giro squadre di potatori del verde pubblico dopo quattro anni di incuria. Intanto, le si rovesciano addosso i casi degli assessori che tengono famiglia. Carlo Calenda, che da qualche mese fa il secchione su Roma, ha dalla sua un dignitoso 14 per cento. Due pezzi della coalizione larga, secondo il modello dell’Ulivo ampliato a M5S, per la contesa del Campidoglio.  Che potrebbero miracolosamente comporsi oppure no.

C’è una ragione interna allo stop a Roberto Gualtieri imposto da Enrico Letta: far capire che la musica è cambiata (anche perché troppi circoli sono ormai poco più che comitati elettorali) e non si accettano fatti compiuti.

Il terzo non va al ballottaggio

Ma c’è soprattutto la questione della coalizione: se sei terzo non vai al ballottaggio. E l’arrabbiatura dell’elettorato romano contro il Pd, che era stato votato alla grande nel 2013, con Ignazio Marino, cova sotto la cenere, senza contare la balcanizzazione delle correnti.

Secondo Walter Tocci sia il Pd che M5S dovrebbero fare un passo indietro, non presentare simbolo e preparare liste unitarie. Qualcosa di simile, a livello nazionale, ha sostenuto Pier Luigi Bersani. Ma a Roma chi può essere l’unificatore o l’unificatrice? Esiste una strada per far recedere Virginia Raggi dalla sua autocandidatura divisiva?

Le ipotesi intorno a una rosa di nomi, a cominciare da quello di Nicola Zingaretti, hanno senso solo in questo contesto. E le primarie di coalizione, a luglio (dopo una campagna vaccinale andata a buon fine) potrebbero essere una festa della politica, del ritorno della gente nelle piazze.