Chi guida il futuro
dei trasporti?
Risponde la CGIL

A 40 anni dalla sua fondazione, la Filt Cgil, il sindacato dei trasporti della Cgil, riflette sui driver del cambiamento del settore per i prossimi 40 anni.

Il sindacato dei trasporti della Cgil ha per sua natura uno sguardo largo sui fenomeni: la logistica e i trasporti cambiano la società, e stanno al centro dei cambiamenti sociali. E nell’approcciare i suoi 40 anni che ricorreranno nel 2020, la Filt non vive questo appuntamento come una mera celebrazione, ma come un’occasione per rinnovare il suo patto fondativo. E questo è possibile solo interrogandosi sul futuro, quello del mondo e di conseguenza quello dei trasporti, per poi impostare una strategia di carattere contrattuale e organizzativo.

L’iniziativa “Driver – chi guida il futuro dei trasporti?” che si è tenuta a Genova il 12 e 13 dicembre serviva proprio a questo: a domandarsi chi sono gli attori e i processi fondamentali che guideranno lo sviluppo del settore nei prossimi 40 anni. Sembra una domanda senza risposta, ma se pensiamo che alcune stime dicono che l’auto a guida autonoma verrà messa sul mercato tra 40 anni, allora conviene prepararsi.

La piattaforma dei container

L’iniziativa ha preso avvio il 12 dicembre, lo stesso giorno in cui è stata inaugurata, a pochi chilometri da Genova, la piattaforma dei container di Vado Ligure: una piattaforma a proprietà danese e cinese che sembra simboleggiare in questa giornata il primo dei 4 driver da cui ha preso avvio la riflessione della Filt: quello geopolitico e geoeconomico. Sì, perché i trasporti sono un settore intrinsecamente geopolitico, mosso da grandi alleanze globali che si muovono nel contesto del confronto tra Stati Uniti e Cina e che vengono molto influenzate dalle guerre commerciali a suon di dazi. Dopo 40 anni di globalizzazione neoliberista e apertura dei commerci, succede che la Filt si chieda come porsi di fronte ad una possibile de-globalizzazione e regionalizzazione dell’economia globale a fronte delle nuove dinamiche geopolitiche – il neo protezionismo degli USA da un lato, le vie della seta dall’altro.

La fine del consenso sull’idea del libero mercato globale non è il solo macro trend che potrebbe portare a una riduzione dei trasporti. Anche perché possibili limitazioni al commercio globale potrebbero arrivare anche da un altro fronte, quello ambientale, data anche la crescente sensibilità collettiva e dei consumatori verso questo tema. La Filt si sta ponendo in maniera sincera questo tema, per elaborare una strategia che non contrapponga lavoro e ambiente, ma ben consapevole che il settore dei trasporti sia indispensabile per raggiungere realmente la sostenibilità ambientale del sistema: la Filt dentro a questo processo vuole starci, in maniera attiva e non solo difensiva.

Innovazione sociale

Provando a coglierne anche le opportunità. Infatti l’ambiente, ma anche i cambiamenti sul fronte dell’innovazione sociale, richiedono anche un altro grande cambiamento nelle nostre vite: pensiamo che si debba abbandonare il paradigma dell’auto privata a favore del paradigma della mobilità pubblica e condivisa. Se il simbolo dell’emancipazione nel secolo scorso era permettere anche agli operai di avere un’auto di proprietà, oggi la sfida
è permettere a ogni persona di poter vivere tranquillamente senza possedere un’auto di proprietà. E questo significa potenziamento del trasporto pubblico e utilizzo strategico delle innovazioni disponibili – dal car e bike sharing, alle app per la mobilità e le mappe intelligenti per la programmazione urbana. Ma soprattutto, significa redistribuzione, dal momento che il trasporto pubblico è una delle leve più efficaci di politica redistributiva.

Avanguardia tecnologica

Ma il terminal di Vado Ligure è anche il più avanzato tecnologicamente nel Mediterraneo. Ed è questo il secondo driver dei trasporti su cui si è ragionato. L’innovazione tecnologica è sempre un tema spinoso, ma a Genova si è ribaltata la prospettiva: non solo di automazione e sfruttamento digitale si è parlato, ma soprattutto – e questo è uno dei risultati più interessanti dell’iniziativa – di un nuovo vantaggio che i lavoratori possono trarre da questi processi, in chiave strategica. Anche grazie alla rapida espansione dell’e-commerce, la logistica acquisisce maggiore centralità nella catena del valore, rispetto al suo rapporto con produzione e distribuzione tradizionale: i consumatori non scelgono i prodotti solo sulla base di caratteristiche del prodotto stesso, ma anche – in alcuni casi soprattutto – sulla base della velocità, qualità e trasparenza della logistica. Quello dei trasporti è, dunque, un settore ad alto valore aggiunto, e di questo valore aggiunto devono essere partecipi anche i lavoratori che lo rendono possibile. Perché non è vero che gli aumenti di produttività sono determinati dalla sola tecnologia. Anche nei settori capital intensive, fino a che ci sarà bisogno di persone, l’aumento della produttività è il frutto della tecnologia e del lavoro, e i benefici devono  andare anche a quelle persone che li rendono possibili.

Un capovolgimento non da poco nelle prospettive del sindacato, è tuttavia ben accolto dalla categoria. Infatti, i lavoratori del settore sono ben consapevoli di offrire un servizio – che sia di trasporto delle merci o delle persone – di interesse generale, che impatta sullo stato di salute dell’economia del Paese, sulle relazioni sociali, sulle diseguaglianze. Insomma, non sono attenti solo alla difesa dei propri diritti, ma sono consapevoli che da loro dipende un pezzo di futuro del Paese. Un’ottima base per celebrare a dovere i prossimi 40 anni della Filt.

*L’autrice è responsabile dell’Ufficio Studi, ricerche e formazione Filt Cgil