Il 2020 per unire le lotte
di giovani precari
e lavoratori dipendenti

Ha ragione Pierluigi Bersani quando accenna, in un tweet, ad un senso di sollievo (“chi ti ha sentito si è sentito meglio”) provocato dal discorso di Sergio Mattarella a fine anno. Un intervento dedicato al 2020, ai giovani, all’Italia vera fatta anche di tanta solidarietà. Un invito ad aver fiducia e a darsi da fare. Sono chiamati tutti a tale impegno.

A me è tornato in mente, ascoltando il presidente, il titolo dell’ultimo film di Ken Loach Sorry we missed you. Una frase che potrebbe avere un doppio significato. Quello concepito da Amazon quando il rider, il trasportatore, non trova il destinatario del pacco da consegnare. E lascia il messaggio: “Ci dispiace di non averla trovata”. E poi, però, si potrebbe inventare un secondo significato più generale dedicato ai personaggi del film: “Ci dispiace avervi dimenticati”.

Perché quel mondo di precari, carissimo a Ken Loach, troppo spesso, anche in Italia, è stato accantonato e non solo dai governi in carica ma anche dalle forze politiche e sociali. Sindacati compresi. Ha fatto bene Maurizio Landini, nel suo augurio di fine d’anno, a ricordare l’impegno della Cgil per ottenere un nuovo statuto dei diritti dei lavoratori capace di affermare un’uniformità di trattamenti. Anche se un obiettivo del genere non sarà facile da strappare nell’inquietante stagione politica che stiamo vivendo. Il precedente Statuto del resto era stato varato per l’azione di socialisti e comunisti (poi astenuti, poiché volevano di più), ma soprattutto dopo un potente movimento di lotta che era riuscito ad affermare primi elementi di un nuovo Statuto.

Non è nemmeno possibile, mi pare, paragonare, a proposito di auguri di fine d’anno, un discorso di Giuseppe Di Vittorio negli anni ’50, al discorso di Landini nel 2020. Altra epoca, altri problemi. Lo si può capire sempre scrutando il film di Loach: c’è un trasportatore che è costretto a far la pipì in una bottiglietta per guadagnare tempo. È una condizione che ricorda, certo, gli operai di linea a Mirafiori e altrove negli anni ’50-’60. Spesso prigionieri di ritmi che incidevano sulle necessità fisiologiche individuali.

Siamo, oggi, in realtà di fronte a due mondi paralleli. Uno è quello degli attuali occupati con contratti stabili, che però fanno i conti con una situazione disastrosa. Con 160 vertenze ancora aperte: una lista che tra i primi nomi vede Ilva, Alitalia, Berloni, Safilo, Alpitel… Per non parlare di quel che sta succedendo negli istituti di credito e nelle aziende editoriali. L’altro mondo è quello rappresentato dai tanti, soprattutto giovani, costretti a cercare all’estero una soluzione lavorativa soddisfacente. Oppure costretti a sfrecciare per le vie delle città a portare pacchi e pacchetti senza statuti che li proteggano. Magari facendo anche loro la pipì in una bottiglietta come facevano gli operai di Mirafiori. Ecco: sarebbe necessario che i due mondi si parlassero. La Cgil ha avviato esperienze importanti costruendo, ad esempio, sedi aperte anche di sera, come luogo d’incontro. Oppure dando vita al cosiddetto “sindacato di strada“. O attraverso l’azione del Nidil (lavoratori cosiddetti “atipici”), in collaborazione anche con le diverse categorie. Con la piena consapevolezza che il mondo del lavoro spesso vede confusi, intrecciati, ma distinti, questi due mondi. E magari, ad esempio, quelli con contratti ballerini, non riescono a entrare nelle rappresentanze aziendali. Muri da abbattere costruendo dal basso il possibile futuro nuovo Statuto. È stata la stessa Susanna Camusso è così ora Maurizio Landini a denunciare ritardi, pigrizie, incomprensioni. Occorre riunificare i mondi che hanno diviso anche varando norme divisorie (vedi Jobs Act). Perché, come ha osservato Landini, “nessuno si salva da solo e nessuno, da solo, salva qualcun altro”.