Centrosinistra, elezioni in salita: recupero difficile ma non impossibile

“Una gioiosa macchina da guerra”. Ricordate? Era il 1994 ed Achille Occhetto aveva da poco traghettato il glorioso ed obsoleto Pci oltre le Colonne d’Ercole del Muro di Berlino, crollato alla fine del 1989. Erano anni incredibili e pieni d’incognite. Achille Occhetto sperava di ereditare il governo dell’Italia dopo il crollo della Prima Repubblica, affondata da Tangentopoli, dopo la Guerra fredda, che sembrava estinta. Ecco, allora, la “gioiosa macchina da guerra” che avrebbe dovuto vincere le elezioni. Nel frattempo, però, erano stati “sdoganati” i post-fascisti di Gianfranco Fini, la Lega di Bossi, ancora quasi secessionista, ma soprattutto stava entrando in scena un nuovo travolgente soggetto: “Forza Italia” di Silvio Berlusconi, che aveva davvero un “gioioso” e potentissimo esercito mediatico ai suoi comandi. Alla fine le cose non andarono come Occhetto sperava.

La macchina da guerra della destra-centro

legge elettoraleOggi, la vera “gioiosa macchina da guerra” sembra essere il destra-centro, grazie al vento impetuoso dei sondaggi. L’unica incognita, in questo scenario, è la grande massa – quasi il 40% – degli indecisi, che probabilmente non andranno a votare, ma che potrebbero, se volessero, spostare l’ago della bilancia elettorale. E’ improbabile, ma non impossibile. Adesso, con l’alleanza, tanto logica quanto contrastata, tra Enrico Letta e Carlo Calenda, insieme a +Europa e a improbabili “compagni di viaggio” come Di Maio, Bonelli, Fratoianni, Gelmini e Carfagna, lo scenario è in parte cambiato. Il sistema elettorale “Rosatellum” favorisce le coalizioni e la destra-centro sembra ormai un “patto d’acciaio” sotto la guida attenta di Giorgia Meloni.

Al centro-sinistra, che vuole essere europeista e riformista, ma che dovrebbe guardare di più – e non solo prima delle elezioni – alla lotta alle disuguaglianze, al lavoro, ai salari sempre più poveri, ai giovani, alla scuola, all’ambiente massacrato e rovente, mancano ancora dei pezzi. Matteo Renzi, nonostante la porta socchiusa, ha preferito “meglio soli che male accompagnati” o “molti nemici molto onore”, ma con pochi voti. Certo, è arrivato Di Maio, un giovanotto che era senza arte né parte, che ha studiato ed è migliorato e poi è scappato dal M5S al momento giusto, ma ora chiede “pari dignità”, con tanto di ape nel simbolo, ma forse, prima, dovrebbe andare a Bibbiano per chiedere scusa alla comunità.

Centroinistra, attenzione alle candidature

lettaIl recupero del centrosinistra, comunque, rimane altamente improbabile, ma una scelta attenta ed oculata dei candidati sulla quota uninominale – che prevede circoscrizioni molto ampie dopo la drastica riduzione dei parlamentari, e dove si vince con un voto in più – potrebbe evitare che la destra-centro stravinca e non abbia i numeri per modificare a piacimento la Costituzione. Per avere qualche speranza, non dovrebbero essere ri-ri-ricandidati i soliti noti. Meglio persone forti ed autorevoli, stimate, conosciute, competenti ed affidabili, che potrebbero smuovere gli indecisi ed attrarre voti moderati, forse un po’ spaventati dal sovranismo e l’euroscettiscimo di Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

Penso a personalità “potenti” – se fossero disponibili – per il messaggio che potrebbero dare, come il premio Nobel Giorgio Parisi, fisico esperto di sistemi complessi, impegnato contro l’imminente catastrofe climatica. Penso a Giovanni Soldini, navigatore solitario che ha visto con i suoi occhi le isole di plastica nell’oceano e il deterioramento ambientale.

Ma proprio questo è il problema. Che Italia sarà dopo il 25 settembre? Cederà alle simpatie per l’autocrate ungherese Orbàn, che detesta le “razze miste” e del suo alleato superconservatore polacco, che ha proibito il diritto di aborto? Che rapporto avrà con le regole europee, che dovrebbero garantirci la valanga di 191 miliardi di euro grazie al PNRR, in sostanza “l’agenda Draghi”, bruscamente licenziata – è il caso di ricordarlo – da M5S, ormai in stato confusionale, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia? E questa la vera e principale domanda alla quale gli italiani dovranno rispondere nel segreto dell’urna e non ci sarà alcuna “gioiosa macchina di guerra” che potrà salvarci.