L’alfabeto di Gianni: il mondo di Rodari

Se si vuole conoscere davvero Gianni Rodari serve avere per compagno il libro di Pino Boero e Walter Fochesato “L’alfabeto di Gianni” (Coccole books). Non è un semplice saggio sulla produzione rodariana, né un insieme di scritti più o meno famosi dello scrittore di Omegna ma il viaggio originale di due grandi esperti dell’opera del giornalista-scrittore attraverso la sua vita, la sua produzione letteraria, i suoi pensieri.

È dall’intreccio di questi tre piani che si comprende il senso profondo degli scritti di Rodari – filastrocche, racconti, saggi – e quanto sia stato importante per la sua formazione un mondo familiare modestissimo ma ricco di umanità.

Ogni capitolo corrisponde a una lettera dell’“alfabeto di Gianni” che getta le fondamenta anche per una lettura più approfondita della “Grammatica della fantasia”, un’opera teorica di grandissima importanza, un “classico” come ebbe a dire Tullio De Mauro e che Gianni Rodari, con il suo forte umorismo trasformò in gioco. Infatti, non appena letto il lusinghiero articolo del “professore” si appuntò con uno spillo sulla giacca un cartellino con su scritto “Attenzione! Io sono un classico” e girò a quel modo per le stanze di Paese Sera, il giornale per cui lavorava all’epoca.

“L’alfabeto di Gianni” ci mostra anche quanto sia attuale il pensiero dello scrittore-giornalista, quanto – nel suo modo apparentemente semplice, fantasioso, sovversivo – riuscisse a leggere i fatti della società con uno sguardo lungo rivolto al futuro, a indicare un percorso, a denunciare ingiustizie e storture. Le sue riflessioni sulla scuola, ad esempio, prefigurano un modello di cui si discute ancora oggi, che non doveva mettere al centro i programmi “ma le bambine e i bambini, una scuola – scrivono Boeri e Fochesato – che stimolasse creatività e intelligenza; una scuola che favorisse l’incontro e l’amicizia, dove occorre anche sapere sorridere”.

Così anche sull’ecologia Rodari denuncia i rischi di uno sfruttamento incontrollato dell’uomo su una natura che, prima o poi, presenterà il conto. Ci parla di scienza e del metodo scientifico, della curiosità che porta alle scoperte (si veda il passaggio su Newton nel discorso di Rodari di accettazione del premio internazionale Andersen nel 1970, unico italiano sino ad ora ad averlo ricevuto). L’elenco potrebbe continuare a lungo. Arrivati alla Zeta, ultima lettera dell’alfabeto di Gianni, con il numero Zero, che nella vulgata non vale nulla eppure così fondamentale in matematica, si termina la lettura e si avverte con soddisfazione di aver capito di Gianni Rodari molto di più, di averlo come amico, di averne spiato i passi e le risate, i luoghi della vita e i pensieri che lo hanno reso un geniale inventore di storie. Nel centenario della nascita dello scrittore che si celebra quest’anno è un bel regalo a noi lettori e un bel tributo alla sua memoria.