Giornali e tv chiusi:
vittime della guerra
sul “fronte interno”

Oleg Kuvaev è un artista di San Pietroburgo, 55 anni, che oggi vive in Israele con la famiglia. Nel 2001 creò “Masyanya”, una serie web animata che è da allora popolarissima in Russia, brevi episodi di pochi minuti seguiti da milioni di persone in rete e anche trasmessa spesso dai canali televisivi. Masyanya è un nomignolo familiare che potrebbe essere tradotto piccola Masha-Mariuccia, la protagonista femminile di una scombinata famiglia che commenta da anni con sarcasmo graffiante la vita quotidiana dei russi. Lo scorso anno, questa specie di Zero Calcare in cirillico ha accompagnato le quarantene dei russi chiusi in casa dal virus Covid 19.

Masyanya con il suo autore, Oleg Kuvaev

Ma da ieri il sito russo è bloccato. Non poteva, infatti, non farvi irruzione la guerra. Nell’episodio del 7 marzo, il racconto inizia con un canonico “va tutto bene”, “non sta succedendo nulla” per precipitare via via in un incubo, nel quale compare anche Putin. Il cartone è realmente molto forte (si può vedere su Youtube nella versione sottotitolata in inglese). La censura calata su Kuvaev è l’ultima in ordine di tempo, ne ha dato notizia il giornale Kommersant. il “Servizio federale per la supervisione della comunicazione” lo considera insultante nei confronti delle forze armate.

C’è poi quel che è accaduto con l’intervista a Zelenskij, quella che è stata realizzata da un pool di giornalisti russi di testate indipendenti, il direttore di “Dozhd” (Pioggia) l’emittente televisiva spenta già all’inizio della guerra, il direttore di Meduza, il giornalista Michail Zygarb, l’inviato di Kommersant Vladimir Solovëv, con il sostegno del direttore di Novaja Gazeta, il premio Nobel Dmitrij Muratov. Il testo non è stato pubblicato in Russia. E’ stato bloccato “per verificare che non vi siano violazioni delle leggi russe”. E’ stata l’ultima goccia per la Novaja Gazeta (fondata nel 1993 con la partecipazione di Michail Gorbaciov), che ha deciso di sospendere le pubblicazioni fino al termine della “operazione militare in Ucraina”. Il giornale ha infatti ricevuto un secondo avviso dal solito, potente “Servizio federale per la supervisione della comunicazione”. Il terzo cartellino giallo significherebbe il ritiro definitivo della licenza, quindi la Novaja si è arresa prima di arrivare all’irreparabile. Fino a ieri aveva resistito con un escamotage, quella di non usare mai la parola guerra, vietata se riferita all’Ucraina da una legge che stabilisce pene fino a 15 anni per chi la viola. Ma è chiaro che il lettore, incontrando i puntini di sospensione, sapeva benissimo di cosa si stesse parlando.

Isolamento e claustrofobia

La chiusura del giornale, che segue quella di altre decine di testate russe e straniere in lingua russa, aumenta il senso di isolamento e di claustrofobia dei cittadini russi, che non hanno più facile accesso ai social più popolari. Ma l’effetto sarà quello che il potere auspica o la censura si rivelerà un boomerang?

Nell’ultimo numero disponibile del quotidiano parlano i responsabili di un call center per il sostegno psicologico dedicato agli uomini. È un servizio nato durante il COVID per contrastare le violenze domestiche, Natalja Shankina e Gleb Slobin rivelano che il numero di telefonate di un solo mese, dal 24 febbraio, inizio delle operazioni militari in Ucraina, eguaglia quello dell’intero periodo di sei mesi, da quando il servizio è entrato in funzione. Uomini che stanno male per quel che accade e che non possono dirlo pubblicamente, che stanno male perché “di là” hanno amici, hanno i genitori, hanno ex mogli. Persone care per le quali non possono fare nulla, o persone care che si arrabbiano con loro – con i russi – quando si riesce a sentirli al telefono. Intanto, sul primo canale della televisione, la guerra viene raccontata a rovescio, sono i “nazisti ucraini” gli aggressori, pòerché attaccano la popolazione civile di Lugansk e Donetsk. I missili russi Iskander -.sostengono i programmi ufficiali – colpiscono con precisione solo obiettivi militari.

Il titolo della Novaja Gazeta: “La Russia bombarda l’Ucraina”

Nel mirino c’è anche Wikipedia Russia. Gli amministratori del sito hanno ricevuto la notifica che li obbliga a togliere l’articolo “Guerra in Ucraina”.

Silenzio sui funerali del soldato

Sono solo alcuni dei tanti piccoli aspetti del “fronte interno” russo, sui quali i media indipendenti ora tacitati tenevano flebili fari accesi.

Il 23 marzo un reportage da un piccolo centro della Siberia racconta i funerali di un soldato morto in Ucraina. Il sottotitolo: “Perché la Patria è in imbarazzo a parlare dei suoi giovani morti sul campo di battaglia?”, alla cerimonia, infatti, ci sono i parenti e le autorità cittadine, ma sui giornali e sui siti ufficiali la notizia viene nascosta.

Novaja Gazeta, pèrima di chiudere era riuscito a dare notizie sulle ritorsioni verso chi ha osato esprimere posizioni pacifiste, come la rivista di divulgazione scientifica “Terza variante – la scienza”, diretta dall’astrofisico Boris Štern, che aveva raccolto alcune migliaia di firme per la pace. “Terza variante” è ora classificata “agente straniero” come la Ong Memorial e il centro di ricerche demoscopiche “Levada”.

I media indipendenti che vengono chiusi uno dopo l’altro non raccontano solo l’opposizione alla guerra, sollevano anche il sipario sulla vita ordinaria con reportage fotografici: gli scaffali vuoti nei supermercati, la previsione di due milioni di disoccupati nei prossimi mesi, la folla che si è precipitata nell’ultimo giorno di apertura all’Ikea.

Sarà interessante vedere se riuscirà a resistere Kommersant, giornale dallo stile neutro proprio delle testate economico-finanziarie ma che, con il suo aplomb, riesce ancora a fare molta informazione e molta analisi, come quella in cui si spiega che la UE si prepara a rendersi autonoma dal gas russo per il 2027. Può sembrare un tempo lungo ma certo non è una buona notizia per un grande paese che ha nell’export delle materie prime la più importante fonte di reddito.