C’è vita a sinistra e il Pd
di Zingaretti potrebbe ripartire da qui

Nel suo libro, “La sinistra e la scintilla” (Donzelli, 2019), Giuseppe Provenzano, che pure del Partito democratico fa parte, afferma che il Pd non è nato troppo tardi, bensì è nato vecchio, fuori tempo massimo. La cultura politica di cui è intriso risente delle convinzioni proprie del “mondo perduto” precedente alla crisi, è debitrice della “terza via” blairiana e pertanto non riesce a intercettare le linee di conflitto che le crisi in corso nell’ultimo decennio hanno fatto affiorare. Con altri termini, Antonio Floridia scrive di un “Partito sbagliato” (Castelvecchi, 2019). Sono riflessioni critiche maturate nel corso degli ultimi anni, pubblicate prima dell’elezione del nuovo segretario, avvenuta il 3 marzo, che continuano ad alimentare dibattiti in parte del mondo intellettuale e associativo vicino alla sinistra.

Il 3 marzo la partecipazione all’elezione diretta del segretario è stata superiore alle previsioni, e questo è un dato che ha suscitato un comprensibile sollievo in molti dirigenti del Partito democratico e in molte persone attente alle sorti del mondo progressista. Vi è chi ha notato la diversa composizione di quanti hanno scelto di votare il nuovo segretario: emerge un elettorato decisamente più spostato a sinistra, in virtù dell’afflusso di elettori non iscritti al Pd, compresi parecchi ex-elettori del Pd, che hanno visto nella consultazione un’occasione da cogliere per mobilitarsi e per scegliere un candidato – Zingaretti – che mostra il profilo più distante rispetto alla stagione politica di Matteo Renzi. Eletto con una percentuale molto elevata (oltre il 65% dei voti), il nuovo segretario ha subito affermato che la sua investitura coincide con una stagione nuova nella vita del Partito democratico e a tal riguardo anche il cambio di sede rispetto al Nazareno costituisce una chiara scelta simbolica.


Per ora non sono ancora delineate nel dettaglio le proposte che dovranno caratterizzare la nuova segreteria di Zingaretti. Il tratto distintivo subito emerso riguarda lo stile comunicativo e di leadership, per molti aspetti agli antipodi rispetto a Renzi: molto pacato e inclusivo, riflessivo e incline all’ascolto, orientato a rassicurare le diverse componenti del partito. È una strategia comprensibile, necessaria in questa fase iniziale della Segreteria Zingaretti, che tuttavia presenta delle insidie, qualora l’attenzione rivolta a comporre i conflitti interni al partito prevalesse sull’attenzione che il neo-segretario afferma di voler mantenere rispetto a quanto si muove nella società. Zingaretti ha sostenuto più volte di volersi rivolgere agli sfiduciati e ai delusi dalla politica e agli elettori del Movimento Cinque Stelle, scontenti dell’esperienza del governo Conte.

Si tratta di uno snodo cruciale: in questa fase, l’azione del governo è stata monopolizzata dalla figura del Ministro dell’Interno, nonché leader della Lega, Matteo Salvini. Questa sovraesposizione ha nettamente favorito la Lega, come dimostrano i risultati delle elezioni regionali e amministrative (oltre a tutti i sondaggi), ma ha penalizzato il Movimento Cinque Stelle (sconfitto nelle elezioni locali e in calo secondo tutti i sondaggi).

Tale situazione pone alcuni interrogativi ai pentastellati riguardo alle prospettive di lungo termine dell’alleanza di governo, soprattutto alla componente maggiormente inclusiva del M5S, che costituisce una delle anime più profonde e di lunga lena dell’elettorato penstastellato, e che ha saputo nel tempo assorbire consistenti flussi elettorali dalle forze progressiste. Come abbiamo avuto modo di argomentare a più riprese, fra le ragioni che hanno impedito la formazione in Italia (e a differenza degli altri paesi del Sud Europa) di una forza di sinistra critica verso l’austerità deve essere considerata proprio la presenza del M5S, abile negli ultimi anni ad appropriarsi di molti temi di protesta e di questioni storicamente tematizzate dai partiti di sinistra, quali il lavoro e l’ambiente.

L’alleanza di governo con un leader fortemente caratterizzato ideologicamente quale Salvini e con un partito fortemente organizzato quale la Lega sta mettendo in difficoltà il M5S impedendo la riproduzione di quel “monopolio delle mobilitazioni” che i pentastellati sembravano aver conquistato negli ultimi anni. Il nuovo contesto deve interrogare le diverse anime della sinistra e il nuovo segretario del PD. Perché la società non ha smesso di mobilitarsi, anzi. Solo per fare l’esempio più vicino nel tempo, mentre scriviamo, le strade e le piazze rimbombano della straordinaria manifestazione in difesa dell’ambiente organizzata dagli studenti. Può la politica non sentirsi chiamata in causa da mobilitazioni di questa entità? Può perdere l’ennesima occasione di rigenerarsi nel confronto con le forze innovative della società, alla fine mortificandole?

Ci sono parole di un tempo antico che possono risonare bene anche per i giorni che ci attendono. Come facevano? “Esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada…”.
Se vuole davvero uscire dalle sue stanze, il nuovo PD deve fin da subito chiarire quali sono le priorità per una nuova stagione progressista. Deve diventare davvero un partito nuovo con riferimenti chiari. Potremmo chiamarlo PILA: partito dell’ inclusione sociale, del lavoro e dell’ ambiente. La prima uscita da neosegretario Zingaretti l’ha fatta in piena continuità col vecchio PD: il sostegno eclatante e incondizionato alla TAV evidenzia una questione critica per il governo in carica, ma appare poco in linea con un partito che sia realmente favorevole alla tutela dell’ambiente.

Eppure, il discorso della vittoria è stato dedicato da Zingaretti a Greta Thunberg e in una lettera aperta su Repubblica del 16 marzo, il nuovo segretario cerca il confronto con i giovani che hanno manifestato per l’ambiente il giorno precedente indicando quali riferimenti la giustizia sociale e la sostenibilità ambientale. Il discorso di insediamento, il 17 marzo, ha ribadito quali obiettivi da perseguire la riconversione ecologica dell’economia, la giustizia sociale, la creazione di infrastrutture immateriali, il potenziamento dell’istruzione pubblica, del welfare e della sanità. Vedremo nelle prossime settimane quali proposte concrete avanzerà il Segretario del Pd e quali alleanze vorrà perseguire. E se le parole evocate nei suoi primi discorsi da segretario e nella lettera su Repubblica riusciranno a tradursi in obiettivi condivisi e mobilitanti: incrementare e incentivare le energie rinnovabili (in primis l’energia solare – la più pulita e la meno costosa), sostenere percorsi di sostegno incondizionato al reddito (o condizionato all’inclusione sociale, e non prioritariamente all’inclusione lavorativa), adoperarsi per la riduzione del tempo di lavoro e incrementare gli investimenti e l’occupazione nei settori ‘verdi’. Solo così la vittoria di Zingaretti potrebbe diventare l’inizio di una nuova e promettente stagione e non una ‘scintilla’ incapace di dar vita ad un vero fuoco.