Caso Soumahoro, alla sinistra non servono eroi

Non sappiamo, ovviamente, se Aboubakar Soumahoro sia un grande imbroglione, un piccolo imbrogliato o la povera vittima di un complotto. Saranno i magistrati e la polizia a chiarire l’incredibile vicenda nella quale è indirettamente coinvolto il neodeputato dell’Alleanza sinistra verdi. Solo loro potranno dirci se e quali reati hanno commesso la moglie e la suocera nella gestione delle loro cooperative e se e quanto Soumahoro sapesse. Quindi, su questo fronte giudiziario, non possiamo fare altro che aspettare che la magistratura faccia il suo lavoro.

Questa vicenda, tuttavia, ha anche un risvolto politico che non può essere sottovalutato e sul quale dobbiamo essere chiari. Aboubakar Soumahoro aveva – e ha ancora – il dovere di spiegare, ai propri elettori in primo luogo ma anche a tutti gli italiani perché ora è un deputato della Repubblica, come stanno veramente le cose. Aveva – e ha ancora – il dovere di non lasciare ombre perché il ruolo che ricopre non lo consente. Aveva – e ha ancora – il dovere di farlo in modo convincente e nei tempi ragionevoli che sono richiesti a un rappresentante del popolo.

Finora questo non è accaduto. Dopo due incontri con Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli il chiarimento non è ancora arrivato. E ieri, dopo aver promesso che risponderà “punto su punto” (quando?) ha comunicato ai due leader la sua intenzione di autosospendersi dal gruppo parlamentare. Scelta giusta, anche se tardiva. Probabilmente più il frutto delle pressioni politiche dei suoi compagni di partito che di un’autonoma determinazione. Diciamo la verità: Soumahoro ha gestito tutta la vicenda in modo pessimo, con atteggiamenti – il video in cui piange ne è una prova – che erano un misto di ingenuità e demagogia. Comportamenti del tutto fuori luogo rispetto alle contestazioni che sono emerse e che sembrano mettere in dubbio il suo ruolo di “paladino dei più deboli” sul quale ha costruito la propria veloce carriera politica.

La storia di Aboubakar Soumahoro, comunque vada a finire, è anche una lezione per la sinistra e per la politica. “Sfortunato quel popolo che ha bisogno di eroi”, scriveva Bertolt Brecht. Perché quando si ha bisogno di eroi, sulle spalle dei quali costruire la propria immagine e il proprio futuro, vuol dire che si difetta di idee e di persone normali che facciano bene il proprio lavoro e possano realizzarle. Si risponde alla mancanza di una visione e all’assenza di una comunità che se ne faccia carico con la creazione di personaggi che abbiano la forza simbolica di poter supplire alle proprie debolezze. La personalizzazione della politica è anche questa ossessiva e misera ricerca di miti e di simboli ai quali aggrapparsi nel deserto in cui oggi agiscono i partiti ormai spolpati. Non succede solo a sinistra, anzi. Ma spesso succede anche a sinistra. Il caso Soumahoro sta lì a dirci che la sinistra dovrebbe smetterla di cercare gli eroi – anche quelli che entrano in Parlamento con gli stivali sporchi di fango – per dedicarsi invece a un altro lavoro: trovare uomini e donne in carne e ossa che sappiano trasmettere la forza della loro straordinaria normalità.