Caro Pd, di’ una cosa
di sinistra: mai
al governo con Salvini

E’ vero che in questi anni ci siamo abituati a vedere tutto e il contrario di tutto, con rocamboleschi cambi di scena e di abito che nemmeno Fregoli sarebbe stato in grado di compiere a questa velocità. Però, c’è un limite che questa politica così liquida e a tratti eterea non dovrebbe superare: non si possono mettere insieme gli opposti che si respingono.

E dunque: come faranno a convivere nello stesso governo, nella stessa maggioranza e sedersi allo stesso tavolo del Consiglio dei ministri, Nicola Zingaretti e Matteo Salvini? Quale base comune possono avere il centrosinistra e la Lega sovranista? Anche scavando con molta pazienza, dove possono mai trovare quel filo che potrebbe tenerli non dico uniti, ma anche debolmente legati in un’operazione di governo?

In queste ore qualcuno, per giustificare l’operazione, ha tirato fuori l’esempio del patto tra Togliatti e De Gasperi subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Ma allora il terreno comune c’era: l’antifascismo, la Resistenza, aver partecipato insieme alla guerra di Liberazione e volersi impegnare nella costruzione della Repubblica democratica. Non era poco, eppure non fu facile e non durò molto a lungo.

Un abisso tra le idee di Salvini e la democrazia

Oggi è tutta un’altra storia. Non c’è alcuna base comune, nessun riferimento ideale e politico a cui appigliarsi. Prendete qualunque argomento e potrete misurare la distanza abissale che c’è tra le idee della destra sovranista e quelle del centrosinistra. Dalle tasse al lavoro, dall’immigrazione all’Europa, dalla sanità alla scuola, dalla politica estera alle pensioni, è tutto uno scontro tra mondi diversi e inconciliabili. Come si fa a stare gomito a gomito con uno che ha tifato per Trump indossando persino una mascherina con la sua faccia, intrattiene rapporti con il mondo di Putin, omaggia Orbán, respinge i migranti in mare, odia l’Europa, voleva addirittura abbandonare l’euro e contro il Covid propone l’uscita libera per tutti?

Non credo che servano molte altre parole per spiegare questa incompatibilità. Come è ovvio, sta al presidente incaricato Mario Draghi fare le proprie scelte: puntare a un governo europeista che ha – anche nelle differenze che ci sono in questo campo – un comune denominatore oppure prediligere il tutti insieme che assomiglia a una confusa ammucchiata che rischia di creare più problemi di quanti ne possa risolvere. La scelta, si dice, discende dal programma. E i programmi come si sa, se sono veri programmi, non sono incolori. Soprattutto quando ci sono da spendere centinaia di miliardi che, pur nello schema già indicato da Bruxelles, richiedono indicazioni strategiche sulla base di un’idea di Paese che si ha in testa. Ma le idee di Paese, qui, sono appunto molto ma molto distanti.

Un governo politico o di scopo?

salviniCome se ne esce? Credo che Draghi debba decidere se vuole guidare un governo di legislatura, che arrivi fino al 2023, con un suo profilo, una possibile maggiore coesione politico-programmatica e la presenza di ministri politici, oppure se preferisce un esecutivo tecnico di scopo con pochi punti programmatici (Recovery, vaccini, welfare, aiuti alle imprese e nuova legge elettorale) che abbia anche un orizzonte temporale determinato. Altre soluzioni non ci sono.

Ma il problema non è solo di Draghi. E’, a questo punto, anche e soprattutto del centrosinistra che non può acconciarsi a qualsiasi soluzione venga proposta. Il Pd e Leu dovrebbero dire in modo chiaro una cosa di sinistra: che un governo insieme con un improvvisato Salvini folgorato sulla via di Bruxelles non si può fare. E che, nel caso Draghi decida di seguire questa via, nessun ministro politico potrà partecipare all’operazione. Quindi, meglio un governo solo con i tecnici a cui dare la fiducia e poi sostenere sui provvedimenti da adottare per un tempo prefissato. Dopo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, si potrà procedere allo scioglimento delle Camere e fissare la data del voto anticipato. Saranno gli elettori a decidere quale tra le due idee (quella di centrosinistra o quella della destra sovranista) dovrà guidare il Paese nei prossimi anni.

Il Pd allarghi il campo, ma nella società

salviniUn periodo di decantazione sarà molto utile al centrosinistra, che ha bisogno di riflettere su se stesso e sulla propria identità. Che deve trovare il coraggio di mettersi in discussione e allargare il campo, non dentro le stanze del Nazareno ma nella società, soprattutto nelle periferie del Paese, quelle geografiche e quelle socio-economiche. Il Pd deve capire chi è e che cosa vuole, quali sono i soggetti sociali a cui si rivolge invece che inseguire schemi tattici utili solo per riuscire a stare al governo.

Perché una cosa deve essere chiara: il governo non può essere un fine che giustifica qualsiasi mezzo. Il governo è uno strumento che serve a cambiare le cose avendo delle idee, a risolvere i problemi, a dare certezza di futuro a chi l’ha persa, a coinvolgere la società. Starne lontano per un po’ e prepararsi al dopo non può che far bene. Potrà servire a guarire dal governismo, che sembra diventata la malattia senile di questa sinistra.