La memoria degli antifascisti a Parigi
Un convegno italo-francese a Roma

“Vorrei invitare il lettore a misurare tutta l’importanza che ebbe, nell’ambito delle storie straordinarie che il progetto Père Lachaise si è proposto di raccontare e valorizzare, l’esilio antifascista. Di alcuni dei protagonisti di questa storia, spesso conclusasi tragicamente, il lettore avrà già letto il profilo biografico. Io non intendo qui ripercorrere una per una queste storie. Vorrei però attirare la vostra attenzione su alcune caratteristiche collettive di questo esilio.

Comincerò dai fratelli Carlo e Nello le cui salme riposarono per più di dieci anni al Père Lachaise. La loro storia, infatti, è quella che ha più colpito le immaginazioni, per il carisma straordinario che ebbe la figura di Carlo e per la tragica sorte che colpì l’uno e l’altro suscitando una forte emozione attestata dai 150.000 parigini che ne accompagnarono l’ultimo viaggio a partire dalla Maison des Syndicats, rue de la Grange aux Belles.

La vicenda dei fratelli Rosselli

La loro vicenda straordinaria, tuttavia, non deve diventare l’albero che nasconde la foresta. Pensate solo a questa cifra: delle 60 storie straordinarie che il nostro progetto presenta ben 12 ( una su cinque, quindi) è legata a vicende che, in vario modo, s’intrecciano con quelle dei fratelli Rosselli. La prima è quella di Piero Gobetti, della cui folgorante e giovanile meteora abbiamo una traccia scritta in questo volume, e che, morto a Parigi, undici anni prima dei Rosselli riposa accanto al luogo in cui questi hanno per più di dieci anni riposato. Gobetti ci porta subito con la mente a Aurelio Orioli, che, giunto a Parigi, nel novembre 1924, fu, degli esiliati antifascisti presenti al Père Lachaise, quello che più si legò al suo paese di accoglienza fino alla morte avvenuta in tarda età, nel 1988. Questo repubblicano romagnolo instaurò con la Francia un forte legame provato, tra l’altro, dalla partecipazione alla resistenza francese insieme all’amico Ferdinando Bosso accanto al quale ora riposa. Egli restò tuttavia fortemente legato alla comunità antifascista italiana al punto da curare per anni la tomba di Piero Gobetti.

Ferdinando Bosso, appena evocato, figura originale e atipica, fu sospeso fino all’ultimo tra Napoli, Sanremo e Parigi, andò e venne tra l’ Italia  e la Francia  fin da prima dell’avvento del fascismo e continuò dopo la guerra approdando in fine in Francia, pur avendo frequentato assiduamente alcune delle figure principali dell’antifascismo italiano in esilio tra le quali Luigi Camplonghi, presidente della Lega italiana dei diritti dell’umo e di cui Bosso occupò per breve periodo la carica dopo la partenza di Campolonghi per l’Italia nel settembre del 1943.

Carlo Rosselli, per tornare a lui, ci rimanda a una altra figura a lui legata, quell’Andrea Caffi nato in Russia, combattente sia nell’esercito francese che in quello italiano durante la Grande guerra, transitato per un breve e burrascoso soggiorno nell’Italia fascista, che con Rosselli stabilì un breve ma intenso sodalizio politico-intellettuale tra il 1932 e il 1935 e che dopo la rottura con questi partecipò appassionatamente alla vita politica francese ivi compreso nei ranghi della Resistenza durante gli anni neri dell’occupazione, pur continuando a mantenere un intenso rapporto di scambi con intellettuali italiani come Nicola Chiaromonte e Alberto Moravia.

Gli italiani tra i partigiani francesi

Per restare, infine, nell’ambito delle persone le cui salme tuttora riposano al Père Lachaise come non evocare la figura di Cino Del Duca? Costui non si può a rigore ascrivere direttamente all’universo dell’esilio antifascista. Ma indirettamente, sì. Egli, infatti, in seguito alla sua partecipazione alla Resistenza francese contro l’occupante e in quanto italiano dette un grande contributo alla memoria della partecipazione di centinaia di italiani emigrati in Francia alla lotta armata contro l’occupante tedesco, pubblicando nelle proprie edizioni, nel 1966 in italiano, nel 1968 in francese il primo inventario accurato e solidamente documentato sull’argomento curato da Pia Carena Leonetti, a suo tempo segretaria di Gramsci all’«Ordine nuovo» e negli anni trenta legata ai gruppi minoritari e dissidenti del comunismo italiano presenti nell’ esilio francese.

Cino Del Duca al centro con il bicchiere (wikipedia)
Cino Del Duca al centro con il bicchiere (wikipedia)

Com’è noto, le salme dei Rosselli furono solennemente trasferite, all’inizio degli anni 50, nel cimitero della loro città natale. Ora la stessa cosa accadde per altre figure eminenti dell’antifascismo italiano in esilio le cui salme, dopo aver riposato per varii anni al Père Lachaise, furono in occasione di cerimonie solenni trasferite nei loro luoghi di provenienza: È quanto avvenne per le salme di due figure dell’esilio italiano di quegli anni la cui vicenda è intimamente legata: Eugenio Chiesa (1863-1930) e Giuseppe Leti (1867-1939), di tradizione repubblicano-mazziniana e protagonisti del mantenimento in Francia della componente della massoneria italiana chiaramente schierata contro il fascismo. Giusepe Leti, inoltre, in quanto storico oltreché avvocato, ha un legame con Enrico Cernuschi di cui Leti scrisse una biografia in francese pubblicata a Parigi nel 1936 e tradotta in italiano nel 1939 poco prima della morte dell’autore.

Ci restano, infine, da evocare tre figure dell’antifascismo italiano le cui salme non riposarono mai al Père Lachaise ma che quivi furono cremate per essere poi le ceneri trasportate altrove. In due casi si tratta di dirigenti di primo piano della componente riformista del socialismo italiano, Filippo Turati e Claudio Treves, morti a distanza di un anno l’uno dall’altro, nel 1932 e nel 1933. Si tratta fra l’altro di due figure la cui traiettoria è strettamente intrecciata a quella di Carlo Rosselli che del secondo scrisse anche il necrologio. L’ultima figura, e qui chiudo, è quella di Riccardo Boatti che fu ugualmente cremato al père Lachaise. Boatti era strettamente legato a Pietro Nenni presso la cui tipografia lavorava nella primavera del 1942 quando fu arrestato dalla polizia di Vichy e detenuto in seguito al ritrovamento presso il suo domicilio di volantini di propaganda socialisti e comunisti. Il 10 di agosto dello stesso anno la polizia vichyssoise lo consegnò ai tedeschi e costoro lo fucilarono l’indomani al Mont Valérien insieme ad altri 89 ostaggi fra i quali Henri Daubeuf genero di Pietro Nenni in quanto marito della figlia di costui, Vittoria.”

 

Questo testo di Antonio Bechelloni  è tratto da L’Italia del Père-Lachaise. Vite straordinarie degli italiani di Francia e dei francesi d’Italia, a cura di Costanza Stefanori, Skira, Milano 2020.

L’autore parteciperà al convegno organizzato per la Giornata di riflessione sull’antifascismo che, nel centenario della Marcia su Roma, si terrà oggi alla Fondazione Primoli in via Zanardelli 1 a Roma dalle ore 16 alle 19,30. La giornata è curata da Alessandro Giacone, Costanza Stefanori e Letizia Norci Cagiano, e prevede una tavola rotonda moderata da Corrado Augias su “Fascismo e antifascismo tra Italia e Francia”.

Il presidente della Fondazione, Roberto Antonelli, accoglierà gli ospiti e interverrà l’Assessore alla Cultura del Comune di Roma, Miguel Gotor.

Ad aprire i lavori Alessandro Giacone, vicepresidente dell’Associazione Italiques che presenterà il progetto di una guida di Parigi antifascista.

Durante la tavola rotonda si confronteranno gli autori dei volumi usciti di recente sul tema fascismo e antifascismo:

Antonio Bechelloni con una nota biografica su Vittorio Foa e sugli antifascisti sepolti nel cimitero parigino del Père-Lachaise; Sergio Carile con un giornale di guerra sulla Linea Gotica; Patrizia Dogliani sul fascismo in Italia dal punto di vista sociale; Alberto Toscano, sulla “Marcia su Roma” vista dalla Francia.

 

I libri saranno esposti nella sala della conferenza

 

– Alberto Toscano, Mussolini, “un homme à nous”. La France et la marche sur Rome,
Armand Colin, Parigi 2022.

– Sergio Carile, Journal de guerre : entre la Lunigiana et la Garfagnana, à travers la Ligne gothique, a cura di Paolo Carile, prefazione di François-Xavier Cuche, Weyrich, Bruxelles 2022.

– Patrizia Dogliani, Il fascismo degli italiani. Una storia sociale, n.e. Utet-De Agostini, 2022 (ed. francese:      UGA Éditions, Grenoble 2020).

– Antonio Bechelloni, Vittorio Foa, note per una biografia, Raineri Vivaldelli, Torino, 2020.

In visione:

– Costanza Stefanori, a cura di, L’Italia del Père-Lachaise. Vite straordinarie degli italiani di Francia e dei francesi d’Italia, Skira, Milano 2020.