Carla Fracci, la grande ballerina
che faceva sparire la fatica dal palco

Che cosa è il balletto? Risponde l’enciclopedia Treccani: “musica e movimenti del corpo per raccontare una storia”.
Il balletto è uno spettacolo in cui un’azione scenica viene rappresentata per mezzo della danza e della pantomima, quasi sempre accompagnate da musica, in cui si racconta una storia o si esprime uno stato d’animo anche attraverso i movimenti del corpo, secondo uno schema preordinato (coreografia). Sebbene ci faccia pensare subito all’Ottocento e al Romanticismo, il balletto è un’arte in continua evoluzione, che sa interpretare lo spirito del nostro tempo.

A parte la poco convincente definizione, come lo sono tutte le definizioni delle attività umane in cui si astrae dalle Persone che di quelle attività sono le protagoniste. Mancano appunto le Persone nella definizione. Un’arte nata nell’Ottocento, con i propri riti, i propri costumi, ballare sulle punte, il tutù elemento surreale tra il provocatorio e l’infantile. La musica, che la musica del balletto è molto spesso grande musica (basti pensare a Tchaikovsky) che è tutt’uno con la coreografia, i movimenti, i passi, lo spazio, il tempo. Uno spettacolo che si evolve nel tempo, muta, cambia, anche se parliamo del balletto classico che affascina ancora, non è affatto stato cancellato, non è affatto diventato un elemento sopravvissuto del passato, una antichità che si va a vedere ogni tanto.
Il balletto è passione, il balletto è lavoro, il balletto è fatica, il balletto è creatività, invenzione, miracolo alle volte.

Le ballerine, parola quanto mai evocativa, misteriosa, seducente, esseri immersi nella loro algida bellezza, fatta di bianco e di lontananza, di rarefazione. Eppure ancora più seducenti proprio per quel fascino misterioso, lontano, all’apparenza irraggiungibile. In realtà il fascino delle grandi ballerine è proprio nel far sparire dal palcoscenico la fatica, il lavoro quotidiano, ripetitivo che rende possibile quel movimento, quel ballare, quel volare sul palcoscenico che sembra solo un muoversi con leggiadria e senza peso, senza alcun tipo di sforzo. Raccontando, nel balletto classico, storie di amori, di passioni, di affetti quasi sempre sfortunati, repressi, quando non terminano con la morte. Ed il balletto continua anche se la ballerina muore e dovrebbe essere scomparsa dalla scena, ma siamo appunto sulla scena, nel regno della finzione, e il balletto è finzione sublime, e quello che vediamo è sogno, immaginazione.

Le grandi ballerine. E le grandi oltre alla tecnica raffinata, alle grandi doti atletiche, sono delle interpreti straordinarie. Che occupano la scena, che riempiono lo spazio, che fanno stare nel silenzio più assoluto, che fanno restare sospesi come loro volano senza il loro corpo nell’aria. Che restano giovani per sempre, verrebbe da dire, che per loro, le ballerine il tempo non passa.

E’ morta una ballerina, un grande ballerina, una grande interprete. Come era morta tante volte sulla scena e chi non si era commosso. Leggera, volante, precisa, piena di una ferrea volontà. Che ha saputo fronteggiare la rivoluzione che nella danza hanno portato i ballerini uomini, prima semplici portatori di ballerine, ma non protagonisti assoluti, poi grandi interpreti. Basti citare Rudolf Nureyev, e le sue coreografie.

Uno spettacolo classico il balletto classico, con le musiche ottocentesche, con i costumi ottocenteschi, ma con le Persone, ballerine e ballerini Persone dei nostri giorni, che hanno continuato e continueranno ad inventare uno spettacolo che sembra immutabile nel tempo e che non lo è affatto. Il balletto che si vede e rivede, sempre simile e pur differente, diverso, perché la magia del movimento, della musica, delle Persone che ballano e volano sono sempre diverse, perché l’emozione è sempre diversa e magica, per le grandi ballerine e ballerini.

Sempre di bianco andava vestita, come se anche nella vita “normale” (ma può essere normale la vita di una ballerina? Facciamo fatica ad immaginarlo) volesse continuare il ruolo della ballerina, vestita di bianco.

Ora è il momento delle parole, per uno ruolo ed uno spettacolo che non è fatto di parole, è senza parole, è fatto solo di coreografie e gesti, che tutti capiscono ed interpretano. E non è possibile vedere uno spettacolo di balletto non dal vivo, senza la musica suonata in presenza, e quei movimenti che sono ogni giorno sempre gli stessi ma sempre diversi.

Ha ballato con tutti i grandi ballerini, ha ballato in tanti ruoli, in tanti luoghi. Come se volasse, come se non avesse il peso del corpo, il peso della vita. Per far immaginare un modo diverso, sognato, lontano, ma solo in apparenza. Una magia che continuerà fino a quando qualcuno si impegnerà con il talento ed abilità a ballare per noi.

Addio Carla Fracci.

Siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni; e
nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.

William Shakespeare, La tempesta