Cari compagni
fidatevi delle donne

La fregatura è anche in quelle parole, “soffitto di cristallo”, che pare una cosa leziosa, protettiva, da cui si vede il cielo senza che ti piova addosso. Insomma, non dà scandalo. Era meglio chiamarlo tetto di bandone, come quello che si metteva un tempo ai pollai, o di cartone pressato, chiazzato di muffe e di macchie: altro che “barriera invisibile” che stoppa le donne nelle carriere e nel ruolo sociale, è visibilissima.

E la sinistra che nasce ci ricasca. Subito.

È andata così alla riunione tra Articolo Uno Mdp e Campo progressista, una settimana fa, tanto attesa da sinistra dopo tutti i mal di pancia estivi e con lo strappo siciliano appena ricucito, e il neo-eletto leader Giuliano Pisapia che tra le prime dichiarazioni ha dovuto ammettere: “Mai più riunioni come questa, con 19 uomini e una sola donna”.
Eppure doveva pur essere evidente a chi compilava l’elenco dei convenuti che quelli erano tutti uomini: Marco Furfaro, Ciccio Ferrara, Massimiliano Smeriglio, Bruno Tabacci, Franco Monaco, Mario Catania, Pier Luigi Bersani, Massimo D’Alema, Roberto Speranza, Guglielmo Epifani, Francesco Laforgia, Arturo Scotto, Aldredo D’Attorre, Nico Stumpo… più Cecilia Guerra, che è la capogruppo Mdp al Senato, sulla carta praticamente la più alta in grado.

“Anche a sinistra il problema esiste. Ma almeno, a differenza della destra, è vissuto con senso di colpa – ha detto Guerra al Corriere della Sera -. Siamo schiavi di retaggi del passato, secondo il quale le donne capiscono poco di politica. In Parlamento ci sono più donne, grazie a Pd e 5 Stelle, ma molti troverebbero ancora rivoluzionario avere un capo dello Stato o un premier donna”.

Per carità, mica solo in Italia. Laura Boldrini a fine agosto è stata la “presidente dei presidenti”, nella riunione dei Presidenti delle Camere Basse del G7. La foto della due giorni è tristissima: lei in mezzo, contornata da uomini. Come nelle barzellette: c’era un canadese, un giapponese, un francese, un tedesco, un inglese… e una donna. Più tristi ancora i filmati ufficiali a Roma e a Napoli, dove le donne ci sono, e sono o segretarie o mogli.

La differenza vera è che ora si nota, si dice. E sale pure la protesta. Perché questi incontri di soli uomini chiamati a rappresentare tutte e tutti sono una costante, negli austeri convegni universitari come nei dibattiti culturali. Come se le donne non ci fossero, come se non fossero all’altezza. Come se non avessero altre sensibilità ed esperienze da esprimere e rappresentare, culturali, politiche, sociali. Quante volte si è sentito ripetere: non ci sono… non accettano… mica si può prendere la prima che passa.

Indimenticabile Claudio Ricci, sindaco del Pdl ad Assisi nel 2012, che dopo aver perso tutti i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato perché non voleva donne in giunta, ha fatto colloqui con le aspiranti assessore e ha concluso che nessuna aveva “i richiesti titoli di studio, competenza politica, alta managerialità, esperienza amministrativa”. Ora, per la cronaca, ad Assisi c’è una sindaca eletta nel 2016 in una lista di centrosinistra, e su cinque assessori due sono donne.
Si chiama democrazia paritaria.