Cari ambientalisti, il paesaggio non è intoccabile e immutabile

Paesaggio. Quando si dice paesaggio il pensiero di molti va a scenari di interminati spazi e sovrumani silenzi e profondissima quiete. Quelli “offerti” dalla natura che ricorrentemente, con buona pace per gli asmatici, vengono definiti mozzafiato. Tanto che per poco il cor non si spaura.

L’Italia ne ha un’eccezionale quantità di situazioni del genere la cui esistenza è stata, descritta, raffigurata e tramandata con tutti i mezzi di diffusione. E da quando non sono stati solo i viaggiatori del Grand Tour a giovarsene e a diffonderne notizia; da quando, cioè, il turismo ha cominciato a diventare “di massa” alimentando anche flussi di visitatori dall’estero; da allora le amenità paesaggistiche sono diventare anche una interessante fonte di reddito. Né è mancato l’Unesco che molte di queste esistenze ha accettato di catalogarle nei beni patrimonio dell’umanità.

Il paesaggio è spesso modificato dall’uomo

Foto di Markus Distelrath da Pixabay

Motivo per cui il paesaggio va rispettato e tutelato con tutti gli strumenti che la legge consente di mettere in pratica. Lo chiede l’articolo 9 della Carta Costituzionale; lo ha ribadito la Legge Galasso (8 agosto 1985); lo esigono un gran numero di Parchi nazionali, regionali, oasi, aree marine protette con i quali è stato messo sotto protezione oltre il 10 per cento del territorio.

Bene. Perciò guai a che lo tocca, il paesaggio. Perfetto. Ma vogliamo provare ad intenderci su che cosa è il paesaggio?

Direi subito che non è solo quello dell’Infinito nei versi di Leopardi che citavo nelle prime righe. È anche quello dei centri storici e delle città d’arte; dei piccoli borghi di cui è stracolma l’Italia; degli edifici urbani dei quali si è arricchito (non solo quantitativamente) il Paese in seguito all’inurbamento della popolazione; degli apparati industriali; delle linee di comunicazione ferroviaria e autostradale. È anche tutto questo. Il che significa che accanto alla natura (talora contro) vi è un paesaggio costruito dall’uomo, che si è andato realizzando e mutando nel tempo con la sua comparsa sulla Terra. E, molto più di recente, in Italia.

I mutamenti del paesaggio descrivono la storia

Aggiungo che per quante leggi e strumenti di tutela si mettano in pratica, il paesaggio non è immutabile: nel tempo e nello spazio. Perché il paesaggio è una realtà dinamica costruita dalla natura e dalla presenza umana.

Dinamica significa in movimento. E, paradossalmente, mentre si possono ottenere soddisfacenti risultati di protezione del paesaggio costruito dall’uomo, non altrettanto si può dire per quello naturale che eventi quali terremoti ed eruzioni vulcaniche possono modificare anche in modo irreversibile.

Insomma il paesaggio nei suoi mutamenti descrive la storia; anche quando si tratta di una brutta storia.

Tutto questo per arrivare al recentissimo scontro, se così lo vogliamo definire, tra ambientalisti circa l’impatto paesaggistico di pale eoliche e pannelli solari. Su questo impatto, in realtà si discute da tempo e, soprattutto per quanto riguarda le pale eoliche, sono state considerate una presenza molto negativa in termini paesaggistici.

Pale eoliche come mulini a vento

Foto di schropferoval da Pixabay

Personalmente non ho mai condiviso questa posizione. E considerando il paesaggio, come ho appena detto, un frutto dei tempi, considero questi tempi quelli di un paesaggio caratterizzato anche da pale eoliche là dove se ne considera l’utilità e la possibilità di funzionamento. Allo stesso modo in cui prima della rivoluzione industriale furono inseriti nel paesaggio i mulini a vento che oggi non v’è chi non ne fotografi compiaciuto l’esistenza. Stesso discorso per i pannelli solari la cui diffusione ritengo debba avvenire ma in modo tale da non sottrarre terreno all’agricoltura.

Di conseguenza ho appreso con piacere e personale partecipazione la posizione di Fondo Ambiente Italiano, WWF e Legambiente che hanno firmato il documento “Paesaggi rinnovabili” in cui sostengono l’opportunità della installazione di impianti per la produzione di energia green.

Mi dispiace che non vi si sia associata “Italia Nostra” gloriosa e storica associazione alla quale, prima in Italia, si deve non poco della salvaguardia del patrimonio storico culturale, da Antonio Cederna ad oggi.

Le alternative ai combustibili fossili

Foto di Maruf Rahman da Pixabay

Oramai da tempo bisogna fare scelte che condizionano comportamenti ai quali ci si era insensibilmente abituati negli usi e nei consumi. Le conseguenze di questa insensibilità sono alla base del mutamento climatico in atto da anni. Per tentare di limitarne i danni per noi oggi e soprattutto per chi verrà dopo, soluzioni essenziali sono quelle che devono drasticamente modificare la produzione di fonti primarie di energia in alternativa totale ai combustibili fossili. Combustibili contro i cui dannosi impatti sull’ambiente e la salute l’ambientalismo ha sempre combattuto.

Perciò non è tentando di attirare l’attenzione sui problemi del mutamento imbrattando opere d’arte da parte di gruppi autodefinitisi o, peggio, definiti ambientalisti, che si ottiene il risultato…

Il mio maestro, Francesco Compagna, mi prendeva in giro dicendo (ma molto scherzando) che se nel Cinquecento vi fosse stata Italia Nostra, l’Italia non avrebbe avuto il Rinascimento.

Le favolette di Vassalli

Sebastiano Vassalli – che già ho avuto modo di ricordare e citare per Strisciarossa (“Il ministro Cingolani sbaglia. Il futuro dell’energia non è nel nucleare diffuso”) – ha scritto due favolette “sulla creazione del mondo”.

Nella seconda racconta che Dio per punire l’uomo e la donna della loro disubbidienza e della loro superbia, “li portò in una terra dove l’unica stagione era l’inverno e… soltanto una pianura coperta di ghiaccio”. È facile immaginare quanto grama fosse la vita di questi due nostri progenitori. Ma Dio diede loro anche una casa per rifugiarsi dal freddo e dalle intemperie. E qui viene il bello. Perché “la casa di Dio era una specie di castello, con decine di stanze; era tutta in legno, come sono spesso le case dei paesi nordici, e per le sue dimensioni e per la sua forma avrebbe fatto inorridire qualsiasi ambientalista di oggi. Era troppo grande, infatti, rispetto a tutto ciò che le stava intorno; era troppo bianca rispetto al grigio della scogliera; era troppo bella in quel mondo di ghiacci e di nebbie. (Ma all’epoca della creazione del mondo, gli ambientalisti ancora non esistevano e Dio faceva quello che voleva)”.

Invece oggi gli ambientalisti esistono e della loro importante esistenza devono tener conto anche quanti la ritengono scomoda e fastidiosa. Se, poi, tra gli ambientalisti non vi fossero dispute, ma ragionevoli e realistici punti di incontro sarebbe tanto meglio per tutti.