Energia fossile: la gerontocrazia contro i giovani

L’industria del carbone e i suoi sostenitori politici (Governi di vari paesi europei) e finanziari (le banche e gli intermediari finanziari che investono, prestano denaro e assicurano gli impianti di queste aziende) rappresentano il potere gerontocratico e patriarcale che ha portato il mondo sull’orlo dell’abisso del riscaldamento globale e si sta mangiando il futuro della Terra e dei giovani. Essi hanno aperto una guerra senza quartiere contro le giovani generazioni che, angosciate per la loro esistenza, per quella delle generazioni non ancora presenti e per la biodiversità del pianeta, non si rassegnano alla logica cinica ed egoista dello sfruttamento di risorse naturali limitate per l’arricchimento senza limiti, qui ed ora.

La “guerra” tra passato e futuro

greta thunberg
Greta Thumberg

Una guerra dei cavalieri del passato contro i militanti per il futuro. Egoismo contro responsabilità. Questa, infine, la chiave di lettura dello scontro alla miniera di carbone di Garzweiler, nello stato tedesco del Nord Reno-Westfalia, dove è stata fermata, identificata e poi rilasciata dalla polizia tedesca Greta Thunberg, insieme a tanti ragazzi e ragazze che protestavano contro la decisione del governo (rosa-verde) di Berlino di ampliare la miniera di carbone. Ma è lo stesso conflitto che contrappone l’establishment politico italiano ai giovani di Ultima Generazione che, in fondo, stanno solo chiedendo loro di fare davvero ciò che hanno dichiarato e sottoscritto in tante conferenze internazionali, programmi di governo e comunicazione pubblica: niente più (ma neppure niente di meno) del loro dovere. Anche in questo caso la risposta è stata l’arresto di Martina per aver imbrattato la statua di Cattelan davanti alla Borsa di Milano. Vecchi contro giovani. Cinismo contro speranza. Conservazione contro cambiamento. Nel mezzo, sia detto per inciso, ci siamo noi, la maggioranza silenziosa, rassegnata, arresa, scettica di un cambiamento che non sappiamo neppure più immaginare.

Perché i giovani fanno tanta paura?

Perché il potere gerontocratico odia (e teme) così tanto i giovani? Ovviamente perché i giovani sono tutto quello che i gerontocrati non sono più e che non potranno mai più tornare ad essere, per quanti soldi potranno accumulare. Cioè giovani; ma non solo anagraficamente. Piuttosto giovani in quanto in grado di immaginare un futuro e, soprattutto, capaci di combattere per conquistarlo. I signori del carbone & co. non sanno declinare neppure i verbi al futuro; conoscono solo il passato (prossimo, e neppure remoto ché non riconoscono la lezione della storia) e il presente. C’è, nel loro accanimento contro i Fridays for Future, l’invidia dei moribondi verso chi ha ancora la vita davanti. Un’invidia che degenera in odio e cattiveria e per questo vorrebbero trascinare per i piedi vivi nella loro stessa fossa.

Imbrattamento facciata senato ad opera di Nuova generazione 2 gennaio 2023
L’imbrattamento della facciata del Senato ad opera dei giovani di Nuova generazione il 2 gennaio 2023

E poi nei gerontocrati c’è il risentimento per chi pretende di sfuggire alla loro visione del mondo che, come per un’altra gerontocrate di qualche decennio fa, gli fa ripetere che “There is no alternative”, non c’è altra possibilità che questa vita, questo sviluppo, questa società. Loro lo sanno che questa realtà è insostenibile e si sta inesorabilmente consumando, ma siccome garantisce tanto potere per quel poco che resta loro da vivere, l’unico modo per proteggersi è proclamare la religione dogmatica dell’assenza di alternative. E’ naturale che se arrivano dei ragazzi che scoprono e dichiarano ad alta voce che tutto ciò è falso e che esistono strade nuove possibili, che esiste un futuro diverso (e lo fanno con il sostegno ormai unanime della scienza), questo fa perdere loro il lume della ragione. E la reazione è l’uso della forza per turbamento dell’ordine (e in effetti è vero: questi ragazzi turbano l’ordine precostituito, che però è un ordine di morte), la criminalizzazione dell’avversario (“imbrattatori temporanei” visto che la vernice è lavabile: forse inventeranno un nuovo reato nel Codice Penale!). I dinosauri delle fonti energetiche fossili, possono contare sulla complicità del Quarto Potere, la comunicazione, che in larga misura ha dismesso i panni eroici del cane da guardia per indossare quelli compiti dello scodinzolante cane da salotto. Come anche sul silenzio inerme degli andati, i rassegnati, i soddisfatti (Guccini cit.).

Ma la speranza e la lucida follia di questi ragazzi potrebbe compiere il miracolo e produrre un cambiamento inconcepibile per i Grandi Sacerdoti del TINA. Che so, il fronte dei mezzi di comunicazione potrebbe rompersi e far emergere una nuova generazione (non necessariamente anagrafica) di giornalisti e comunicatori che comprendano la forza dirompente della speranza e rinuncino a quella mortifera del denaro. Potrebbero addirittura comprendere che il futuro dell’informazione e della comunicazione passa attraverso non solo nuovi media che moltiplicano utili e dividendi, ma nuovi contenuti. E poi, potremmo esserci tutti noi se, ad esempio, scegliamo di non depositare o investire i nostri risparmi nelle banche che finanziano le imprese del carbone e degli idrocarburi.

I finanziamenti delle banche alle aziende che sfruttano fonti fossili

assicurazioni generali
Foto di Di Roberto Casagrande – da Wikipedia

Le 60 più grandi banche del mondo hanno concesso al settore delle fonti fossili in sei anni (gli stessi che vanno dall’Accordo di Parigi sul clima ad oggi) ben 4.600 miliardi di dollari, come documenta il rapporto Banking on Climate Chaos. Fondazione Finanza Etica, ad esempio, ha svolto azionariato critico nei confronti di Generali Assicurazioni, aiutando non solo a compiere l’opera di disinvestimento di oltre 2.200 miliardi di euro della compagnia dalle imprese del settore fossile, ma anche a ingaggiare le imprese delle fossili ancora investite in paesi come la Repubblica Ceca e la Polonia a cambiare rotta oppure a disinvestire, nonché a smettere di sottoscrivere coperture assicurative per danni a centrali termoelettriche a carbone o a miniere di carbone. Grazie a questa azione oggi Generali può vantare uno score in termini di decarbonizzazione e riduzione delle emissioni davvero invidiabile, senza perdere la propria capacità finanziaria. La stessa trasformazione l’ha operata Enel, oggi uno dei maggiori player nell’energia rinnovabile.

A differenza di Eni che al nostro azionariato critico non ha mai voluto dare credito e ha continuato in una strada di impegno crescente nel settore delle fossili, preferendo investire in tanta comunicazione per fare greenwashing. Le storie di Generali e di Enel dimostrano che cambiare si può, anche partendo da un dialogo caparbio e motivato con piccolissimi investitori, purché vi sia una chiara visione del futuro dell’azienda. Al contrario, Eni dimostra la pervicacia dei gerontocrati, capaci di fare tanta plusvalenza (pagata dalle nostre bollette), ma zero visione. Di nuovo uno scontro fra passato e futuro. Fra cambiamento (preteso utopico) e conservazione (realmente impossibile). In questo scontro epocale è richiesto a tutti noi, alla politica, alle organizzazioni della società civile e democratica di essere partigiani.