Cara Gabanelli, davvero ti autocandidi al Cda della Rai?

Cara Milena Gabanelli no, stavolta non mi sei proprio piaciuta. Il lungo articolo sulla situazione Rai, pubblicato sul Corriere della Sera di Urbano Cairo proprio alla vigilia delle nomine per il Consiglio d’amministrazione della tv pubblica, per dirla papale papale, ha suscitato in molti di coloro che seguono le vicende Rai l’impressione di una autocandidatura.

I contenuti? Documentati: purtroppo il tempo si conta a lustri, o forse a decenni, è ancora sempre quello che scrivevamo noi su un’antica “l’Unità”; è cambiato poco o niente. Persino i numeri sono quelli. Cito: “la più grande azienda culturale del Paese è rimasta nel parcheggio, invischiata nelle clientele e nelle inefficienze di sempre”. È così.

Ma l’attacco all’informazione, cui prodest? Quella è la ricchezza della nostra tv pubblica, che va riformata, riordinata, persino potenziata. E quanto lo sai bene, cara Gabanelli, dal momento che non sei riuscita, non sei stata messa nelle condizioni, di sviluppare il grande progetto per il web per il quale avevi lasciato “Report”. È andata a finire che hai sbattuto la porta alle tue spalle, atto di grande dignità visto che avevi un bel ruolo “pesante” per cui correva uno stipendio.

Il sindacato dei giornalisti Rai ha risposto al tuo articolo ricordandoti come le inefficienze di cui parli siano da anni denunciate – dati alla mano – da chi ha a cuore la tv pubblica, e di come questo sia “il «costo della politica»: partiti e governi che non vogliono togliere le mani dalla Rai”. Aggiungo: e le riforme tanto discusse sul sistema informazione (dibattiti, convegni, incontri, trattative) se non sono chiuse in un cassetto sono in un cestino.

È questo il punto, che – ahinoi – tralasci: alla Rai c’è, gravissimo, un problema di clientelismi, ma è il sistema politico che tutto sovrintende che la rendono irriformabile, e a cui alla fine questa grande vischiosità fa solo gioco. E oggi non solo nulla cambia, ma siamo a una svolta ancora più greve: con l’ultima riforma (ne abbiamo parlato su Strisciarossa) si passa dalle mani della politica a quelle del governo. Salvini ha già annunciato che così “sceglierà” (anche chi guida i tg?), e i 5Stelle sono rimasti muti, nessuna altra voce si è alzata dal governo. I 5Stelle che domani votano in Parlamento per il Cda.

Manca poi tutto un capitolo, enorme, nell’articolo del Corriere. Lo ha ricordato l’Usigrai nella sua lettera di risposta: “I programmi di approfondimento e talk nelle reti sono affidati troppo spesso con appalti allo strapotere di agenti e società di produzione esterne. E troppo spesso chi lavora lì ha mortificanti contratti a partita Iva”. Cara Gabanelli, la tua controreplica piccata alla lettera dei giornalisti, non tocca alcun merito delle obiezioni.

Eppure, tutto ciò detto, à la guerre comme à la guerre: la Rai ha un grande debito con Gabanelli per l’incresciosa vicenda della piattaforma web mai nata (il risentimento è consentito), e lei ha molti “titoli” che quanti altri amministratori Rai non hanno mai avuto.

Ma, ma, ma… infine: proprio sul giornale di Cairo nei giorni in cui Cairo rivendica per La7 un pezzo di canone? L’intreccio così si fa velenoso. L’inventrice di “Report” forse avrebbe dovuto pensarci, per non cadere in questa rete.