Candidature a Rimini:
Pd nel caos
e la destra avanza

Grande la confusione sotto il cielo riminese per la scelta del candidato sindaco del centrosinistra, una situazione di apparente stallo che non ha eguali lungo la via Emilia. Perché se a Bologna il tema della continuità/discontinuità nell’amministrazione cittadina viene lasciata alle primarie tra l’assessore Matteo Lepore e la sfidante Isabella Conti, a Rimini ai due sfidanti Pd Jamil Sadegholvaad, assessore uscente della giunta Gnassi, ed Emma Petitti, presidente del consiglio regionale emiliano romagnolo, è stato chiesto di fare un passo indietro, per lasciare il posto a un terzo nome. Motivo: le primarie sarebbero troppo divisive. Ma non sta andando proprio così.

Petitti e Sadegholvaad fuori dai giochi. O no?

Emma Petitti

I due ufficialmente avrebbero obbedito, ma a guardare le loro pagine social si direbbe esattamente il contrario. E’ vero che la vita amministrativa di Rimini, nella quale Sadegholvaad ha un peso rilevante come assessore alle Attività produttive e alla Polizia Locale, va avanti. Anzi si registra l’apertura della stagione estiva, quest’anno ancora più significativa dopo il lockdown invernale, e la mole di cantieri che investono i 12 chilometri di lungomare cittadino, e che dovrebbe rappresentare una cospicua parte della dote elettorale di questo decennio.

Ma è una dote abbastanza golosa per l’elettorato? E’ indubbio che il carisma del sindaco uscente Andrea Gnassi e la sua opera di revisione della cartolina illustrata della città turistica abbia dato slancio all’orgoglio cittadino e raccolto tangibili consensi ben oltre il campo del centrosinistra. Meno sicuro è che questo carisma possa essere dato in eredità ad un’altra figura, trattandosi di doti peculiari: un po’ come il coraggio di don Abbondio. Però certe doti si possono prestare con altre forme: un po’ come fece Gentilini a Treviso nel 2003: alla scadenza del suo doppio mandato da sindaco prese il ruolo di vicesindaco. Ma qui siamo alla fantapolitica.

Jamil Sadegholvaad

Un sondaggio preoccupante

Ci riporta con i piedi sulla terra riminese un sondaggio effettuato ad aprile dall’agenzia Quorum (ma reso noto solo nei giorni scorsi) che indica il candidato del centrosinistra (qualunque esso sia) 6 punti percentuali in meno rispetto al contendente del centrodestra: il 39,9% contro il 45,8. Con il terzo incomodo dei 5 stelle al 9% e un 40% dell’elettorato tra indecisi e astenuti. Non proprio un segnale di lealtà amministrativa da parte degli elettori riminesi. Dagli ambienti vicini alla candidatura di Sadegholvaad, comunque, il sondaggio è stato bollato come farlocco, anche se a redigerlo è la società di Giovanni Diamanti (figlio del politologo Ilvo) e Davide Policastro. Per la cronaca, a Rimini la coalizione delle liste del centrodestra alle regionali 2020 prese il 47,79%, mentre il centrosinistra il 44,81.

Insomma, non è un segnale incoraggiante. E lo è ancora meno quando il sondaggio tocca il duello tra l’assessore e la presidente del consiglio regionale: ad eventuali primarie riminesi Petitti, una vera e propria collaudata macchina da voti, prenderebbe il 70% contro il 25% di Jamil Sadegholvaad. Al momento non si può nemmeno dire “chi vivrà vedrà”. Le primarie sarebbero state, come detto, accantonate per trovare una terza candidatura che eviterebbe lo scontro fratricida nel Pd e la contendibilità certa della città per il centrodestra, come avvenuto nelle vicine Riccione, Cattolica, Bellaria negli anni scorsi: una lunga storia di sconfitte cucinate da faide interne al Pd.

La difficile quadra

Però… A sfogliare la margherita delle candidature alternative ai nostri due, dopo due settimane non si è approdato a nulla. E sì che in questa operazione si è messo pure il segretario regionale Pd Paolo Calvano, con un piglio decisamente aziendalista. Le sue 72 ore per dirimere la questione si sono dilatate un po’. Quanto è bastato perché il candidato di cui da tempo si favoleggiava, l’avvocato penalista Moreno Maresi, noto professionista del foro, molto meno della politica, dapprima ha trovato la contrarietà di una parte della coalizione, compresi esponenti del Pd, e l’altro giorno, dopo un mese di rumor sui giornali, ha trovato anche la sua contrarietà: si è reso indisponibile.

Ricorso contro l’allargamento della Direzione

Stessa fine nei giorni precedenti per l’ex direttore generale Ausl Marcello Tonini e per l’ex presidente dell’Associazione Albergatori Maurizio Ermeti, mentre venerdì scorso, il tavolo della coalizione Emilia Romagna Coraggiosa ha proposto il nome del vicepresidente di Banca Etica Nazareno Gabrielli, mentre Europa Verde ha posto sul tavolo il nome di Marco Affronte, ex deputato europeo eletto con i 5 stelle poi confluito nei verdi. L’indomani però un comunicato filtrato dalla coalizione ha parlato di un interesse che dall’indisponibile Maresi si è di nuovo focalizzato su Sadegholvaad.

Gira e rigira, insomma, ci si trova sempre con questi due nomi ma con sempre meno variabili in campo e con la candidatura di Petitti apparentemente più debole. La sua candidatura a sindaco aprirebbe una successione “delicata” alla presidenza del consiglio regionale e in seno al gruppo. Le primarie non sono un’opzione – è stato detto – anche perché cadrebbero a luglio, nel mezzo della stagione turistica riminese. E alla direzione comunale Pd verrà, probabilmente demandata la conta tra i due candidati. Una conta che se fino a qualche settimana fa poteva (forse, sulla carta) essere a favore della Petitti, ora, essendo stato l’organismo allargato alla giunta, ai consiglieri comunali e ai segretari di circolo dal livello regionale, ha dei numeri decisamente diversi. C’è’ un ricorso pendente su questo allargamento che ha portato la direzione da 52 a 74 membri, ricorso presentato alle commissioni di garanzia regionale e nazionale dall’ex vicesindaco Maurizio Melucci. Si vedrà se aprirà un nuovo capitolo in questa saga riminese.