Cannabis libera, lo strappo della “sardina” Santori a Bologna

Mattia Santori è uno dei ragazzi bolognesi fondatori del cosiddetto Movimento delle “Sardine” che tanta importanza ha avuto per rilanciare l’immagine appannata del centrosinistra nelle elezioni regionali pre covid in Emilia-Romagna. Il nostro Mattia (“nostro” nel senso che appartiene, a buon diritto, al campo politico progressista) ha rilanciato nei giorni scorsi il tema della liberalizzazione della cannabis per consumo individuale. L’ha fatto mescolando autodenuncia e provocazione, forte della sua visibilità mediatica.

Espostosi alle critiche scontate di tutta la destra e a quelle un po’ meno ovvie di molta sinistra “importante”, ha tenuto il punto in Consiglio comunale a Bologna dove ha un seggio conquistato nelle liste del Pd e la delega a turismo, scambi internazionali e grandi eventi sportivi. Si è mostrato nell’aula con tre piantine di cannabis coltivate in balcone, ha detto di autoprodursi gli spinelli per uso ludico-ricreativo, ha sottolineato che la sostanza ha una altissima domanda anche terapeutica che per gran parte viene indirizzata al mercato nero, ha chiesto esplicitamente di essere denunciato.

Disobbedienza civile come forma di lotta politica

Mattia Santori

Ha avuto coraggio e interpretato alla lettera la disobbedienza civile come forma di lotta politica a cui ricorrere quando lo Stato preferisce lasciare le cose come stanno e abdica alla ricerca di soluzioni ragionevoli a problemi reali. Certo, l’ha fatto a modo suo, da “sardina” verrebbe da dire, senza chiedere pareri al gruppo Pd e avvisare il sindaco. Ma son dettagli per una politica che ha dismesso il confronto interno da parecchio tempo e che sicuramente avrebbe tentato di tutto per dissuadere Santori dal suo proposito.

Il tema è tra quelli sensibili nel dibattito italiano. In punta di principio è equiparabile al dibattito quasi mai risolto dal legislatore sui temi etici e dei diritti civili, quasi sempre sbrogliati parzialmente da organi terzi rispetto alla politica: Corte costituzionale, Cassazione, Tribunali, giurisprudenza consolidata. Anche sulla cannabis, peraltro, la stessa Cassazione si è espressa due volte, in tempi recenti, in modo penalmente assolutorio sulla “piccola” coltivazione domestica destinata al consumo individuale, senza però occuparsi degli aspetti amministrativi: con tre piantine non allestisci un mercato e allora in teoria, ma spesso anche in pratica, i coltivatori vanno segnalati al prefetto come assuntori di droga.

Il corto circuito della politica

Resta il fatto che dopo le grandi conquiste degli anni Settanta (divorzio e aborto) e la piccola fiammata degli anni scorsi con le unioni civili, il legislatore eviti come la peste certi temi “divisivi”.

Matteo Lepore, sindaco di Bologna

Santori ha efficacemente denunciato il corto circuito che paralizza la politica. E molta politica se ne è risentita. Allo scontato cartellino rosso della destra e all’altrettanto scontato “bravo” di Emma Bonino, si sono aggiunti alcuni cartellini gialli della sinistra, abbastanza pesanti. In primis quello del sindaco Matteo Lepore che ha avvisato Santori: “Mattia finora ha lavorato bene. Spero che non voglia sprecare tutto. A Bologna stiamo facendo un percorso sui temi delle sostanze e delle dipendenze. C’è una proposta di legge che introduce elementi di novità rispetto alla coltivazione della cannabis in casa. Credo che dobbiamo attenerci a questo percorso, senza strappi”. Sulle regole da rispettare e sugli strappi da evitare si è concentrato anche il presidente della Regione Stefano Bonaccini: “Santori ha sollevato un tema importante ed è inutile girare la testa. Ma se le regole non ti piacciono le provi a cambiare, ma finché ci sono vanno rispettate”. Obiezioni formalmente ineccepibile ma i richiami appaiono pleonastici perché difficilmente il DDL per la depenalizzazione della cannabis del radicale Magi, che ha iniziato da poche settimane il suo percorso alla Camera, diventerà legge.

E allora che altro dovrebbe fare una sardina se non smuovere le acque?