Cambogia, la sfida eco che trasforma i rifiuti in risorse per i bambini

“E se vinco questa sfida… potete chiamarmi #rubbishman”.
Cambogia, luglio 2022. Nicola Regina scherza, ma sa che sta per avviare un progetto niente affatto semplice: la raccolta differenziata. Si trova esattamente a Phum Thmey, un villaggio cambogiano dove fino a ieri i rifiuti di bruciavano sotto casa, come ovunque; solo nei grossi centri abitati, infatti, una società li raccoglie, ma senza differenziarli.

Su 120 famiglie, già 30 al momento hanno aderito al progetto @sartphumthmey. “Abbiamo consegnato 3 sacchi di differenti colori, ogni settimana andiamo a prendere i rifiuti porta a porta, li sollecitiamo a tenere la loro casa pulita e ogni famiglia versa un contributo mensile alla nostra scuola per ricevere questo servizio – informa Nicola attraverso i social -. Per quanto riguarda sacchetti di plastica leggera e cannucce, laviamo e ricicliamo nel nostro laboratorio come abbiamo fatto negli anni passati (facciamo cuscini, ecobrick, uncinetto e lavoretti di abbellimento per il centro), le bottiglie e le lattine le vendiamo e l’indifferenziata la passiamo all’azienda che prende i rifiuti nelle città pagando una tassa mensile”.

Ma che ci fa Nicola Regina in Cambogia? La sua storia è interessante: viaggi per il mondo, poi l’esperienza come volontario nei campi profughi greci, il sostegno ai rifugiati di guerra, soprattutto ai curdi siriani, la fondazione dell’Associazione Viva la vida family. La onlus opera in Cambogia dal 2017 grazie alla realizzazione della scuola Bright Future for Children, nel villaggio Phum Thmey, a 12 km dalla città di Kampong Cham, e ha come finalità il sostegno a bambini e adolescenti svantaggiati. L’aiuto prezioso dei volontari – 178, provenienti da 21 Paesi diversi – ha fatto sì che questa realtà crescesse, al punto da non perdersi nemmeno con la pandemia. In questa occasione, difatti, sono stati proprio i ragazzi formati in quella scuola a portare avanti con dedizione e amore l’esperienza.

Adesso Viva la vida family ha diversi progetti: un Cultural center, in cui i bambini si raccolgono per giocare, studiare, fare diverse attività educative; il supporto all’orfanotrofio di Kampong Cham; la Little oasys, che offre aiuti concreti alle famiglie in difficoltà, come una casa e beni di prima necessità; Sart Cambodia, che prova a risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti e del massiccio uso della plastica monouso.

Per realizzare quest’ultimo obiettivo, appunto, i ragazzi del villaggio fanno la raccolta porta a porta della plastica, riuscendo quindi ad evitare che sia bruciata per strada e a sensibilizzare nello stesso tempo le famiglie.

Nicola sa che la sfida è grande. A spronarlo a non demordere sono proprio i tanti bambini che sta vedendo crescere con una prospettiva differente. Con loro gioca come se fossero suoi figli, li porta in centro a prendere un gelato e alle giostre, li segue nell’educazione scolastica, offrendo loro un’alternativa a genitori spesso dediti all’alcool o al gioco. Ci sono momenti in cui si lascia travolgere dalle emozioni, ma poi realizza che il loro incontro ha un termine naturale, la crescita dei piccoli cambogiani e una nuova direzione.

“Non è facile gestire certi tipi di emozioni ma ormai posso dire che questo è il mio lavoro e continuerò a farlo senza perdermi nei sentimenti, – afferma Nicola – e sempre con la certezza che nella vita l’importante è fare ogni giorno ciò che il tuo cuore di dice di fare… poi tutto il resto vien da sé”.