Calcio o Big Pharma
non può valere
la legge del più forte

Cosa hanno in comune la Superlega di calcio, l’autonomia differenziata chiesta da alcune regioni del Nord, la richiesta di maggiori risorse per gli atenei di eccellenza e Big Pharma? Forse niente. Ma, per come la vedo io, sono tutte espressioni della degenerazione delle pratiche concorrenziali.

In tutti questi casi la competizione (tra squadre di calcio, tra territori, tra atenei, tra imprese) è stata declinata nella “legge del più forte”. Secondo questa variante, il più forte ha, in quanto tale, diritto ad avere accesso a più risorse, più potere, più autonomia disinteressandosi di quello che accade agli altri partecipanti al gioco competitivo. Forza le regole del gioco, anzi si sente investito dal ruolo demiurgico di superarle per dare vita ad una nuova realtà.

I mercati per funzionare hanno però bisogno di regole. Così come una competizione sportiva è inconcepibile senza un arbitro che le faccia rispettare, anche i mercati si bloccano senza un’autorità che faccia rispettare alcuni principi. Uno storicamente affermato nei sistemi capitalistici avanzati è proprio quello di evitare che aziende troppo grandi diventino un limite all’ingresso di nuovi soggetti. E che cioè il rafforzamento del più forte vada a detrimento del funzionamento stesso del meccanismo concorrenziale.

La prima legge che si è posta il compito di limitare lo strapotere (economico e politico) delle Big Corporation è lo statunitense Sherman Act del 1890. Da allora, sulla necessità di porre un freno alla “legge del più forte”, sono stati fatti passi in avanti ma anche molti indietro. Regole che impediscano al “più forte” di dettare le regole del gioco sono vitali per evitare che una civile coesistenza si trasformi in un Caos o in una autocrazia.

In una recente intervista, il presidente della Juventus Andrea Agnelli alla domanda “Il calcio è un gioco o un business?” ha risposto secco: “Il calcio non è più un gioco ma un comparto industriale”. Sì, certo presidente, è una trasformazione ormai chiara a tutti, però anche quando si vuole fare industria è necessario rispettare delle regole che tengano conto di tutti i partecipanti, e cosa più importante, i più forti non possono nominare gli arbitri.