Ricostruire l’Europa
attraverso l’aumento
del bilancio comune

Per combattere l’epidemia e ricostruire l’economia europea dopo il disastro servono i soldi di un bilancio comunitario molto più ricco di quello attuale. Un bilancio comune che permetta investimenti da esprimere in trilioni, ovvero migliaia di miliardi di euro. A una settimana dalla riunione del Consiglio europeo che dovrà decidere le misure per far fronte alla Grande Emergenza (ma non è detto che i leader dei 27 paesi non si convochino in videoconferenza anche prima, forse già lunedì) la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha presentato al Parlamento europeo quello che ha chiamato il “piano Marshall” per risollevare il continente. Oggi gli eurodeputati lo voteranno ed è prevedibile che lo approveranno con una larga maggioranza, giacché le linee disegnate dalla presidente corrispondono alle ragionevoli raccomandazioni che erano già venute nei giorni scorsi nell’aula (virtuale) di Strasburgo dai gruppi socialista, verde, lberale, della sinistra e da una parte consistente di quello popolare.

Il Recovery Fund

Dopo esitazioni, resistenze, fraintendimenti, dialoghi tra sordi, ritardi e tentennamenti la Commissione e il Parlamento imboccano decisamente la strada che porta verso un impegno diretto, massiccio delle istituzioni di Bruxelles nella battaglia per la difesa e il risanamento dell’Europa. Resta da vedere l’atteggiamento che assumerà la terza istituzione, il Consiglio che rappresenta i governi. Ma a questo punto ci sono buone ragioni per ritenere che, superata la deleteria diatriba tra paesi “rigoristi” e paesi “cicale”, tra un “fronte del nord” e un “fronte mediterraneo”, un’intesa verrà raggiunta tra i capi di stato e di governo sia sul principio di un forte aumento delle disponibilità del bilancio comune sia sugli strumenti con cui si dovranno mettere a disposizione le risorse. Il potenziamento dello strumento finanziario dovrebbe essere realizzato subito, nel bilancio settennale 2021-2027, e l‘aumento dei contributi degli stati dovrebbe essere inquadrato nel Recovery Fund, proposto dai francesi con l’accordo degli italiani e negoziato con successo dal presidente Macron con la cancelliera Merkel. Il Fondo, finanziato in comune e destinato a progetti decisi in comune, dovrebbe essere formalmente varato nella riunione del Consiglio europeo. A nessuno sfugge che si tratterà, nei fatti, di una comunitarizzazione del debito, anche se sulla definizione degli strumenti ci sarà forse da discutere ancora. Ma se nessuno si impiccherà alle formule, l’intesa potrebbe essere davvero dietro l’angolo.

L’intervento di Ursula von der Leyen è stato accolto con comprensibile soddisfazione negli ambienti del governo italiano. Non solo per l’onesta ammissione del fatto che all’Italia si debbono delle scuse per l’isolamento in cui il nostro paese è stato lasciato nelle prime fasi dell’epidemia (“molti erano assenti quando l’Italia ha avuto bisogno di aiuto”), ma anche, e soprattutto, perché la linea tracciata dalla presidente della Commissione sembra rispondere all’esigenza che il governo di Roma ha cercato di sostenere, pur se non senza qualche sbandamento e qualche eccessivo irrigidimento del presidente del Consiglio.

L’assurda contesa sul MES

Lo sviluppo segnato dalle dichiarazioni della presidente della Commissione spazza via l’asperrima, ma fatua, contesa accesa in Italia sul MES. I 410 miliardi di quello che un tempo di chiamava fondo salva-stati (e al quale ora sarebbe utile cambiare il nome onde evitare polemiche strumentali e fuorvianti) sono parte dei tremila miliardi che, forse largheggiando un po’ sulle cifre, Ursula von der Leyen sostiene siano stati già mobilizzati dalle iniziative della Commissione, della Banca Centrale Europea e della Banca per gli Investimenti, sia come erogazioni dirette che come volano di investimenti. Il MES, insomma, non è che una parte, e non proprio rilevante, dei “trilioni” di cui parla UvdL e quando se ne è discusso all’Eurogruppo non c’era niente da “firmare” o sottoscrivere. L’Italia potrà attingervi per la sua quota, che corrisponde a circa 37 miliardi. Si discuterà, si spera in modo più sereno, intelligente e informato sui fatti di quanto si stia facendo ora, se è necessario e conveniente farlo, considerato che il prestito è a tassi inferiori ai valori di mercato e assolutamente privo di condizionalità. Ma per ora sarà bene concentrarsi sui tempi e i modi del potenziamento del bilancio comunitario, perché lì sono i soldi che l’Europa potrà spendere per risollevarsi dalla tragedia.